RADICATI E COSTRUITI IN CRISTO
Linee di orientamento della CEI per il quinquennio 2026–2031
Conferenza Episcopale Italiana · 31 maggio 2026
Che cos’è questo documento
L’82ª Assemblea Generale della CEI (maggio 2026) ha approvato “Radicati e costruiti in Cristo”, linee di orientamento per attuare il Documento di sintesi del Cammino sinodale delle Chiese in Italia (2021–2025). Il documento indica quattro priorità per il quinquennio 2026–2031, senza sostituire né scavalcare il discernimento delle Chiese locali.
Il titolo è tratto da Col 2,6-7: «Come avete accolto Cristo Gesù il Signore, in lui camminate, radicati e costruiti su di lui, saldi nella fede». L’immagine guida: solo un radicamento profondo in Cristo permette alla Chiesa di essere viva, missionaria e capace di trasmettere la fede.
La diagnosi di fondo: la fede non si può più dare per scontata
Questo è il cuore di tutto il documento — e la consapevolezza che ogni catechista ed evangelizzatore deve assumere come punto di partenza.
«La trasmissione della fede cristiana oggi non è più un processo normale, che si possa dare per assodato. Si continua a dare per scontata la fede, che dovrebbe permeare il tutto della vita umana. Non è più così!»
Non si tratta soltanto di una crisi di valori o di pratiche religiose. Il Cammino sinodale ha fatto emergere qualcosa di più strutturale:
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La fede e il Vangelo non permeano più la vita quotidiana delle persone, neppure di chi frequenta ancora le nostre comunità.
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La trasmissione della fede «non può più essere affidata a dinamismi spontanei»: la famiglia, la scuola, la cultura non trasmettono più automaticamente la fede cristiana.
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Molti giovani e adulti si allontanano dalla vita comunitaria; le risorse umane delle parrocchie si assottigliano.
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Alcune forme di catechesi e iniziazione «non sono più adeguate, soprattutto con i giovani e con gli adulti».
Il documento chiede una presa d’atto lucida e coraggiosa: non si può continuare a fare come se nulla fosse cambiato. «Mantenere una parvenza di comunità cristiane che, per più motivi, non sono più autentiche e non operare dei coraggiosi cambiamenti è disattendere l’urgenza di vivere, celebrare e trasmettere la fede.»
Le quattro linee di orientamento
Il documento articola la risposta a questa diagnosi in quattro priorità interconnesse. Vengono presentate qui con l’attenzione specifica alla trasmissione della fede.
1ª Linea — Riportare al centro il dono della fede
È la linea più direttamente legata al lavoro di catechisti ed evangelizzatori. Riguarda la fede vissuta, trasmessa e celebrata — e la formazione permanente di tutto il popolo di Dio.
Il punto centrale
La fede in Cristo «non può più essere data per scontata: si realizza ogni volta grazie all’incontro vivo con il Signore Risorto, mediato dalla Chiesa attraverso ciò che essa è, dice e fa, nel suo annuncio, nella testimonianza della carità, nella celebrazione del Mistero».
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Tre implicazioni operative:
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L’annuncio di Gesù Risorto deve tornare al centro di tutto — non come prima tappa superabile, ma come «il primo in senso qualitativo», quello a cui «si deve sempre tornare». La catechesi non può essere solo trasmissione di contenuti: deve provocare o risvegliare l’incontro con Cristo. Il primato del kerygma:
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Non è più rimandabile «l’avvio di percorsi per e con gli adulti che sappiano intercettare la vita quotidiana e raccordarla con il Vangelo». La catechesi dei soli bambini non basta più. Servono percorsi di primo e secondo annuncio per chi incontra la parrocchia in età adulta. Percorsi per adulti:
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L’iniziazione cristiana non può restare «appannaggio dei soli catechisti»: deve coinvolgere realmente l’intera comunità. Catechisti e genitori, liturgia e carità, devono formare un insieme coerente e non processi paralleli. Iniziazione come processo comunitario:
La fede e la carità sono inseparabili. Il documento sottolinea che per molti giovani e adulti «la possibilità di un impegno in favore del prossimo diviene occasione per far sorgere domande di senso e possibilità di percorsi di fede». L’impegno caritativo può essere porta di evangelizzazione — a patto che le attività sociali siano «espressione di comunità in cui si vive realmente la fede e la si celebra convintamente».
Per i catechisti
Chiedersi: il mio percorso di catechesi provoca davvero l’incontro con il Risorto, o trasmette solo contenuti? C’è spazio per un annuncio diretto di Cristo? I genitori sono coinvolti come soggetti di fede, non solo come accompagnatori?
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2ª Linea — Puntare sulla vita comunitaria
La fede non è mai un fatto individuale. Il documento ricorda che «non si può vivere la fede e custodirla, se non dall’interno di un’autentica esperienza di vita fraterna»; e che «non ci può essere trasmissione della fede, se non da parte di cristiani che sono membra vive di una comunità».
«Non è il singolo che evangelizza, ma è il cristiano in quanto membro del corpo di Cristo.»
In un contesto segnato da solitudine, individualismo e sfilacciamento dei legami sociali, le comunità cristiane possono essere «profezia di relazioni diverse» — ma solo a patto di rinnovarsi in profondità.
Il documento chiede una riconfigurazione coraggiosa della presenza ecclesiale sul territorio: parrocchie e unità pastorali che diventino luoghi di «autentica esperienza ecclesiale», dove si incontra il Risorto, si celebra degnamente, si vive la fraternità, si evangelizza davvero.
Per i catechisti
Il gruppo di catechesi è già esperienza di comunità? I catechizzandi appartengono a una comunità viva o seguono un percorso parallelo alla vita parrocchiale? Le celebrazioni liturgiche sono «significative, attrattive e accessibili»?
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3ª Linea — Dare impulso alla corresponsabilità differenziata
La responsabilità della trasmissione della fede «non è compito che investe solo alcuni soggetti ecclesiali». Il documento chiede di superare definitivamente la logica clericale — che non minaccia solo i preti, ma anche i laici che aspettano tutto dal parroco.
La radice è battesimale: «è l’unico Spirito di Cristo a suscitare all’interno della Chiesa una varietà di carismi e ministeri». Battesimo, Cresima, Eucaristia sono la sorgente della corresponsabilità missionaria di ogni cristiano.
Tre direzioni concrete:
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La presenza cristiana nelle realtà della vita (famiglia, scuola, lavoro, cultura, politica, volontariato) è il campo missionario per eccellenza dei laici. Il catechista non è solo qualcuno che insegna in parrocchia: è un cristiano che testimonia Cristo in tutto il suo ambiente di vita. I laici nel mondo:
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I Consigli pastorali, le assemblee parrocchiali, i gruppi di discernimento devono diventare realmente operativi — luoghi di corresponsabilità effettiva, non di consultazione formale. Organismi di partecipazione:
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Occorre attivare forme di ministero riconosciuto — anche per donne — che permettano alla comunità di funzionare e di essere missionaria, senza aspettare solo dal sacerdote. L’animatore della catechesi, il coordinatore della carità, l’accompagnatore dei catecumeni sono già ministeri di fatto: possono diventare ministeri riconosciuti. Ministeri battesimali:
Per i catechisti
Il catechista è chiamato a capire se stesso non come «dipendente» del parroco, ma come corresponsabile della missione. La sua vocazione nasce dal Battesimo. Il percorso di catechesi è pensato in sinergia con gli altri ambiti della vita parrocchiale?
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4ª Linea — Verificare l’adeguatezza delle strutture
Alcune strutture ecclesiali sono state pensate in un contesto di fede diffusa e partecipazione massiccia. Oggi rischiano di essere un peso anziché un supporto alla missione. Il documento invita a domandarsi con coraggio se le strutture esistenti servono davvero la trasmissione della fede o la ostacolano.
Non si tratta di cancellare il passato, ma di «creare le condizioni idonee per coniugare la trasmissione della fede e l’annuncio del Vangelo con le attese degli uomini e delle donne di oggi».
Cosa significa tutto questo per la catechesi e l’evangelizzazione
Questo documento non è un manuale operativo: è una bussola. Per catechisti ed evangelizzatori, i punti di ricaduta più significativi sono i seguenti.
Il Kerygma al centro
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Ogni percorso di catechesi deve poter rispondere: «Dove e come qui si annuncia Gesù Risorto?». Non come premessa, ma come cuore pulsante — anche nella catechesi dei bambini.
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Adulti e famiglie
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Progettare percorsi di primo o secondo annuncio per adulti non è facoltativo: è urgente. Anche l’iniziazione dei bambini va ripensata coinvolgendo le famiglie come soggetti di fede, non solo come accompagnatori.
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Comunità, non corso
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La trasmissione della fede avviene nell’appartenenza a una comunità viva, non in un corso parallelo alla vita della parrocchia. Il catechista deve essere ponte tra il percorso di iniziazione e la vita della comunità liturgica e caritativa.
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Corresponsabilità
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Il catechista non è un tecnico delegato dal parroco, ma un battezzato corresponsabile della missione. Questo implica anche la disponibilità a lavorare in équipe, a condividere il discernimento, a valutare i percorsi.
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Formazione permanente
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Non si può trasmettere ciò che non si vive. Il documento chiede percorsi formativi «permanenti e rivolti a tutti i soggetti ecclesiali». Il catechista ha bisogno lui stesso di essere formato — nella fede, non solo nelle tecniche didattiche.
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Una parola finale: avviare processi, non cercare soluzioni immediate
«Avviare processi significa accettare che il rinnovamento ecclesiale richiede tempo, pazienza, discernimento, conversione e perseveranza; significa non cedere alla tentazione di cercare soluzioni immediate o assetti soltanto funzionali; significa generare dinamismi, capaci di incidere realmente nella vita delle comunità, di formare coscienze credenti.»
Il documento della CEI non offre ricette. Offre un orientamento e chiede a ciascuna chiesa locale, a ciascuna comunità — e a ciascun catechista ed evangelizzatore — di tradurlo in scelte concrete, verificabili, pazienti.
La domanda che resta aperta, e che il documento consegna a noi: le nostre comunità, i nostri percorsi di catechesi, le nostre iniziative evangelizzative, aiutano davvero le persone a incontrare il Signore Risorto e a diventare parte di una comunità viva? Oppure perpetuano forme che non corrispondono più alla realtà?
«Radicati e costruiti in Cristo, saldi nella fede, uniti nell’amore» (Col 2,2.7)
Scheda elaborata per la formazione dei catechisti — parrocchia S. Maria della Cella e San Martino, Sampierdarena