PER UNA TEOLOGIA KERIGMATICA

Mi sembra utile richiamare la questione dei cosiddetti ricomincianti. Si tratta di persone che, per varie ragioni, hanno abbandonato la fede e la pratica religiosa diversi anni fa, magari da ragazzi, e oggi in qualche modo ritornano, si riaffacciano sulle soglie del credere attraverso percorsi personali o comunitari diversificati, e molti di loro chiedono di essere battezzati. Il fenomeno, che sembrava all’inizio relegato al contesto francese, sta già emergendo in diverse zone d’Europa così come negli Stati Uniti; e se in Francia nella Veglia pasquale di quest’anno sono stato circa 21 mila i nuovi battezzati (di cui 13 mila adulti), anche la diocesi di Milano registra un trend positivo dal 2023.

La questione merita un discernimento attento sia dal punto di vista teologico-spirituale che sul versante ecclesiale-pastorale; occorre sempre guardare con attenzione e in profondità ai percorsi di conversione, leggerli a partire dai contesti di vita e da quelli ecclesiali di riferimento in cui accadono, valutarne le ambivalenze e i rischi. In generale, non bisogna trarne conclusioni affrettate, ingenuamente troppo ottimiste, e crearsi un ulteriore alibi per non interrogarsi sulla crisi del cristianesimo.

Tuttavia, il ricominciare a credere di molti, che sta interrogando le Chiese direttamente coinvolte e interpella tutti noi circa i percorsi di accompagnamento di tali processi, rappresenta certamente una breccia. Il postulato del secolarismo sulla fine delle religioni così come la sicurezza di alcune analisi sulla scomparsa di Dio hanno quantomeno bisogno di essere riviste e rilette, forse guardate sotto una luce diversa.

Spesso, alcuni nostri contemporanei si sono allontanati dalla fede per rappresentazioni distorte di Dio o per esperienze ecclesiali negative, altri ancora per ragioni personali rispetto. Eppure, molte di queste persone non sono semplicemente diventate atee: come afferma Tomáš Halík alcuni tra quelli che si sono allontanati hanno preso le distanze dalle vie tradizionali del credere e dalle sue forme istituzionali, ma spesso sono rimasti in ricerca spirituale. Perciò, egli afferma, «la risposta alla domanda chi è «credente» e chi è «non credente» è molto più complessa di quanto possa sembrare a prima vista…Esplorare questo paesaggio e ambientarsi in esso sarà il compito della Chiesa»[7].

(da settimana news)

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