
A distanza di molti anni dall’ultimo grande appuntamento nazionale, gli insegnanti di religione cattolica sono tornati a Roma per il III Meeting Nazionale IRC, promosso dal Servizio Nazionale per l’Insegnamento della Religione Cattolica della CEI. L’incontro, in programma dal 23 al 25 aprile 2026, si è collocato nel solco dei precedenti Meeting del 2005 e del 2009: il primo dedicato al tema dell’IRC come “contributo culturale alla scuola della persona”, nel cammino verso il Convegno ecclesiale di Verona; il secondo culminato nell’udienza con Benedetto XVI, nel contesto dell’Anno Paolino.
Il tema scelto per questa terza edizione, “Il cuore parla al cuore. L’IRC laboratorio di cultura e dialogo”, richiama la celebre espressione di san John Henry Newman, Cor ad cor loquitur, e invita a rileggere la presenza dell’insegnante di religione nella scuola come un servizio educativo, culturale e profondamente umano, capace di accompagnare bambini, ragazzi e giovani nelle domande più autentiche della vita.
Dopo aver superato i controlli in Vaticano, siamo entrati nella Sala Paolo VI, dove ci ha accolto una sorpresa: su ogni seduta era stata predisposta una sacca contenente la preghiera di Newman che invoca la guida di Dio, la Nota pastorale della CEI L’insegnamento della religione cattolica: laboratorio di cultura e dialogo dell’11 dicembre 2025, alcuni materiali informativi e il testo per la preghiera introduttiva dell’incontro.
L’ingresso di Papa Leone XIV è stato preceduto da un momento di riflessione scandito da interviste e testimonianze, condotto da Gabriella Facondo, conduttrice di Siamo noi su TV2000. Mons. Giuseppe Baturi, arcivescovo metropolita di Cagliari e segretario generale della CEI, ha aperto l’incontro con un breve momento di preghiera comunitaria.
Mons. Baturi e don Alberto Gastaldi, direttore dell’Ufficio Nazionale per l’Educazione, la Scuola e l’Università e responsabile del Servizio Nazionale per l’Insegnamento della Religione Cattolica della CEI, hanno idealmente consegnato a tutti i presenti la Nota pastorale della CEI. Nelle loro parole è risuonata una profonda gratitudine per il servizio degli insegnanti di religione, chiamati a essere, nella scuola, presenze capaci di lasciare un segno: insegnanti che accompagnano, che aprono cammini, che generano incontri significativi e speranza.
In-segnare religione significa, infatti, costruire un laboratorio di cultura e dialogo. La vita di un ragazzo viene segnata quando è aperta al confronto, all’ascolto, alla scoperta di valori che superano la semplice logica della prestazione o della sopravvivenza. Nell’ora di religione si crea, ma soprattutto si scopre: si aprono domande, si intravedono significati, si fa esperienza di una verità che non si impone, ma che può trasformare la vita e riempirla di gioia.
Particolarmente significativa è stata la domanda posta da don Gastaldi: «Lunedì, entrando nelle nostre scuole, saremo diversi dopo questo Meeting?». Ci auguriamo che la risposta che ciascuno di noi ha sentito risuonare dentro di sé sia stata sì. Che possiamo guardare i nostri studenti con uno sguardo più amorevole e consapevole, ricordando che il nostro insegnamento è un’opportunità preziosa per andare al cuore delle questioni, là dove si incontrano le grandi domande sul senso della vita, sul bene, sulla libertà, su Dio.
Dopo un canto del coro I Tralci, è stato proiettato in anteprima nazionale il cortometraggio L’ora libera, per la regia di Alessandro Celli. Attraverso la messa in scena di uno scontro-incontro tra uno studente e un docente di religione, il cortometraggio affronta il tema della scelta e del libero arbitrio. In diciotto minuti riesce a trasformare un’idea in emozione, offrendo il ritratto di un insegnante di religione contemporaneo, che cerca di farsi conoscere in modo autentico dai propri alunni. Sul palco è intervenuta anche l’attrice Giusy Buscemi, protagonista del film di Pif “…che Dio perdona a tutti”, che ha portato la propria testimonianza di professionista, madre e cristiana, ricordando come la fede sia un seme che cresce grazie ai tanti incontri significativi della vita.
Molto intenso è stato anche l’intervento di Andrea Monda, direttore de L’Osservatore Romano e autore di Buongiorno Professore su TV2000. Alla domanda della conduttrice: «Come si fa ad appassionare?», Monda ha risposto citando Cormac McCarthy: «Trasmettendo il fuoco». Il fuoco della passione degli insegnanti di religione passa agli alunni, che lo percepiscono anche quando il docente appare “strano”, diverso dagli altri. I pregiudizi sull’IRC, ha sottolineato Monda, possono essere superati attraverso una pedagogia della domanda: il professore non offre risposte preconfezionate, ma aiuta a far emergere interrogativi autentici. Come accade nella Bibbia e nei grandi testi della letteratura, le storie scavano nell’umano, interpellano la libertà e aprono ciascuno alla ricerca della risposta.
È stata poi invitata sul palco Maria Raspatelli, insegnante di religione premiata nel 2022 e nel 2025 con i prestigiosi riconoscimenti internazionali del Global Teacher Award e del Global Educational Awards di Dubai. La professoressa Raspatelli ha ribadito l’importanza di trasformare le aule in luoghi di pensiero critico. L’ora di religione, ha ricordato, è l’ora in cui il mondo entra a scuola: uno spazio in cui ascolto, empatia e dialogo diventano strumenti per educare alla consapevolezza di sé e dell’altro.
Alle 11.40, tra gli applausi, Papa Leone XIV è entrato nella Sala Paolo VI.
Il Santo Padre ha ringraziato gli insegnanti di religione per il loro servizio silenzioso e spesso poco appariscente, ma prezioso per la vita della scuola e della Chiesa. Richiamando la Nota pastorale della CEI, ha ricordato che la dimensione religiosa «è un elemento costitutivo dell’esperienza umana e non può essere marginalizzata nel processo formativo delle nuove generazioni».
Citando le Confessioni di sant’Agostino, il Papa ha richiamato quella ricerca interiore alla quale sono da sempre legate le grandi domande dell’esistenza e il rapporto con Dio, con il creato, con gli altri. La sete di infinito, inscritta nel cuore di ogni persona, può diventare energia capace di promuovere pace e rinnovare la società.
Papa Leone XIV ha riconosciuto nell’IRC un’espressione della cura della Chiesa per le nuove generazioni, paragonandolo a un “trampolino di lancio” da cui ragazzi e giovani possono imparare a tuffarsi nell’affascinante avventura del dialogo interiore. Rivolgendosi agli insegnanti, ha sottolineato che essi rendono accessibile alle nuove generazioni, nel pieno rispetto della libertà di ciascuno, ciò che altrimenti potrebbe restare incomprensibile o vago, mostrando come la vera laicità non escluda la dimensione religiosa.
A partire dal titolo del Meeting, tratto dal pensiero di Newman, il Papa ha indicato l’insegnamento come «un cammino in cui la verità è la meta e la relazione personale la via per raggiungerla». L’insegnamento diventa così una via per aiutare i ragazzi a riconoscere, senza seppellirla nel frastuono degli stimoli odierni, quella voce interiore con cui entrare in dialogo per scoprire significati autentici, capaci di riempire la vita.
«Fare scuola», ha ricordato il Papa, «significa formare le persone all’ascolto del cuore, e con ciò alla libertà interiore e alla capacità di pensiero critico». Educare richiede la pazienza di seminare senza pretendere risultati immediati, rispettando i tempi di crescita di ciascuno. E soprattutto, come insegna Newman, richiede amore.
La verità passa attraverso le persone, e per gli studenti tali persone sono anche gli insegnanti di religione, chiamati a essere maestri credibili perché innamorati di Dio e dei loro alunni; chiamati a trasmettere valori senza protagonismi né moralismi, offrendo sguardi che risollevano. Gli studenti, ha detto ancora il Papa, ricorderanno gli occhi e le parole di chi ha saputo riconoscere in loro un dono unico.
Accanto alla dimensione umana e spirituale, il Santo Padre ha richiamato anche l’importanza di una solida competenza professionale, animata da passione per lo studio, rigore culturale e preparazione didattica. L’insegnamento della religione cattolica richiede aggiornamento, progettualità e capacità di utilizzare linguaggi adeguati ai ragazzi di oggi.
Infine, Papa Leone XIV ci ha assicurato la vicinanza della Chiesa, che cammina con noi e ci invia nella scuola come «servitori del mondo educativo, coreografi della speranza, ricercatori infaticabili della sapienza, artefici credibili di espressioni di bellezza».
Da queste parole portiamo a casa un forte incoraggiamento a perseverare. Nel lavoro quotidiano, talvolta, sperimentiamo solitudine e fatica, e possiamo sentirci come salmoni che nuotano controcorrente. Questo Meeting ci ha ricordato che non siamo soli: la Chiesa è al nostro fianco e tanti colleghi, provenienti da tutta Italia, condividono le stesse fatiche, le stesse domande, la stessa passione educativa.
La Sala Paolo VI, gremita di quasi settemila persone, è stata per noi il segno visibile di una comunità viva, che ci ha scaldato il cuore. Condividere questa esperienza con colleghi e colleghe della nostra città e della nostra regione ci sprona a cercare sempre più occasioni di sostegno reciproco e di crescita comune. Torniamo nelle nostre scuole custodendo quanto abbiamo vissuto e lasciando che, davvero, il cuore continui a parlare al cuore.
Lucia Apicella e Chiara Montano, IdR