Cari fedeli della Diocesi di Genova, tramite il prof. Francesco Di Comite vi invio, dalla sede principale di Abu Dhabi dove svolgo il mio ministero, un pensiero sull’importanza del dialogo tra le religioni e della ricerca del bene dei popoli, che diventano ancora più necessari nelle situazioni di conflitto che stiamo vivendo con preoccupazione, in particolare per la crisi iraniana che coinvolge tutta l’area del Medio Oriente e i Paesi arabi del Golfo.
Dialogo e fraternità: una via
di pace nei tempi di conflitto
In questi giorni segnati da nuove tensioni e conflitti nel Medio Oriente, sentiamo con forza quanto sia fragile la pace e quanto sia necessario custodirla con responsabilità e perseveranza. Dal Vicariato Apostolico dell’Arabia meridionale, che comprende gli Emirati Arabi Uniti, l’Oman e lo Yemen, guardiamo con preoccupazione a quanto accade nella regione, ma nello stesso tempo desideriamo continuare a testimoniare una speranza che nasce dal Vangelo.
La prima risposta della Chiesa di fronte alla violenza e alla guerra è la preghiera e la carità. In tutte le nostre parrocchie si è intensificata la preghiera per la pace: i fedeli si ritrovano per l’Eucaristia, per l’adorazione e per la recita del Rosario, spesso anche online, uniti come famiglie e come comunità. Pregare per la pace non è un gesto intimistico o evasivo: è un atto profondamente umano e spirituale che apre il cuore alla fiducia in Dio e alla responsabilità verso gli altri.
Una grande preghiera corale per la pace è anche un segno culturale e sociale, perché educa i cuori a rifiutare la logica dell’odio e della vendetta. Questo ci spinge a costruire rapporti solidali, in cui prenderci cura gli uni degli altri, specialmente di coloro che si trovano nella povertà e nel bisogno. Accanto alla preghiera e alla carità, emerge con particolare forza l’importanza del dialogo. In una regione come il Golfo, dove cristiani, musulmani e persone di altre religioni condividono la vita quotidiana nei luoghi di lavoro, nelle scuole e nella società, il dialogo non è un tema teorico ma un’esperienza concreta. Significa conoscersi, rispettarsi, costruire relazioni di fiducia e collaborare per il bene comune.
In tempi di conflitto, il dialogo può sembrare fragile o addirittura impossibile. Eppure, proprio in queste circostanze diventa ancora più necessario. Papa Leone XIV, nel suo recente appello al termine dell’Angelus, ha ricordato che la pace e la stabilità non si costruiscono con minacce reciproche, ma attraverso il paziente lavoro del dialogo e della diplomazia, orientato al bene concreto dei popoli che desiderano vivere insieme nella giustizia e nella sicurezza. Per questo la Chiesa è chiamata a promuovere sempre e in ogni luogo una cultura dell’incontro, rifiutando ogni uso ideologico o violento della religione. In questo cammino resta per noi una guida preziosa il “Documento sulla Fratellanza Umana”, firmato ad Abu Dhabi nel 2019 da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar. Quel testo afferma con chiarezza che la fede non può mai essere usata per giustificare la violenza, ma deve diventare una forza che promuove la fraternità, la giustizia e la pace.
Anche la figura di san Francesco d’Assisi, di cui quest’anno celebriamo l’ottavo centenario della morte, continua a indicarci una strada luminosa. Francesco fu un uomo di pace e di riconciliazione: nel pieno delle crociate seppe incontrare il sultano Malik al-Kamil e dialogare con lui con rispetto e libertà evangelica. In un tempo segnato da contrapposizioni religiose e politiche, egli mostrò che la via dell’incontro è sempre possibile.
Oggi più che mai abbiamo bisogno di uomini e donne capaci di costruire ponti. Il dialogo tra le religioni, vissuto nella vita quotidiana e sostenuto dalla preghiera, può diventare un segno concreto di speranza per i popoli e un contributo reale alla pace.
Per questo invito anche i fedeli della Chiesa di Genova a unirsi a noi nella preghiera per la pace e a promuovere ovunque, nelle relazioni quotidiane, uno spirito di rispetto, di ascolto e di fraternità. Come spesso ricordiamo nelle nostre comunità pregando con le parole attribuite a san Francesco: “Signore, fa’ di me uno strumento della tua pace.” Che questa preghiera diventi un impegno concreto per tutti noi, perché il dialogo e la fraternità possano aprire nuove vie di pace tra i popoli.
+ Paolo Martinelli, OFM Cap.
Vicario Apostolico
dell’Arabia Meridionale