Papa Leone XIV ha indetto uno speciale Anno giubilare, invitando l’intera Chiesa e tutte le persone di buona volontà a riscoprire la forza profetica del messaggio del “Poverello di Assisi”. Si tratta di un tempo di grazia in cui i credenti e le comunità sono chiamati a tornare all’essenziale del Vangelo, lasciandosi ispirare dallo stile di vita di Francesco: una vita semplice, sobria, libera dalla brama di possesso, aperta alla pace, alla fraternità universale e al rispetto del creato, sempre radicata nel primato di Dio.
Nel ricordare gli 800 anni dalla morte di “Giovanni di Pietro di Bernardone”, desideriamo offrire un piccolo e umile contributo di riflessione sulla straordinaria attualità del suo messaggio.
Attualità di San Francesco
Francesco non appartiene solo al passato: la sua testimonianza continua a parlare con forza al cuore degli uomini e delle donne del nostro tempo, attraversato da conflitti, disuguaglianze e crisi ambientali. La sua vita ci provoca a ripensare il nostro modo di stare al mondo: ci invita a riscoprire relazioni più autentiche con Dio, fondate sull’abbandono fiducioso e sull’ascolto; relazioni più fraterne con gli altri, segnate dalla cura reciproca e dall’accoglienza; e una relazione più rispettosa con il creato, riconosciuto come dono e non come oggetto di sfruttamento. In questo senso, san Francesco mette in crisi ogni “teologia del potere” che giustifica dominio, violenza o indifferenza, proponendo invece una teologia della minorità, del servizio e della misericordia.
Il suo cammino ci ricorda che la vera grandezza non sta nel possedere o comandare, ma nel donarsi, nel prendersi cura e nel vivere in armonia con tutte le creature.
La missione di San Francesco
Per accompagnarvi nell’approfondimento di questa eredità spirituale, vi proponiamo un percorso articolato in tre contributi fondamentali, che saranno condivisi settimanalmente.
Il primo riguarda la missione di San Francesco che genera fraternità, per comprendere come la sua scelta evangelica abbia dato origine a relazioni nuove, fondate sulla fraternità universale e sull’incontro con ogni creatura come dono di Dio.
Il secondo approfondisce San Francesco, l’ambiente e l’ecologia, mettendo in luce la sua visione armoniosa del creato, sorprendentemente vicina alle attuali sensibilità ecologiche e al rispetto della casa comune.
Infine, il terzo contributo è dedicato a San Francesco, la pace e la povertà, per riflettere sulla sua testimonianza di pace non violenta e sulla sua libera scelta della povertà come via di libertà interiore e di solidarietà con i più piccoli. Attraverso questi tre temi, intendiamo riscoprire la ricchezza del messaggio francescano e lasciarci provocare dalla sua radicalità evangelica, affinché l’eredità di san Francesco continui a generare speranza, responsabilità e rinnovamento nella nostra vita personale e comunitaria.
Innanzitutto, per san Francesco la missione genera fraternità: deve creare comunione e solidarietà, in analogia con quel Dio che si è fatto carne in un bambino nella semplicità e nella povertà. Per questo la missione non consisteva soprattutto nel predicare con le parole, ma nel testimoniare con la vita. Egli annunciava il Vangelo attraverso la semplicità, la gioia e l’amore per tutti, costruendo relazioni di fraternità con ogni persona che incontrava: poveri, ricchi, malati, emarginati e persino persone di altre religioni.
Tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle
L’idea centrale del Santo di Assisi era che tutti gli esseri umani sono fratelli e sorelle, perché figli dello stesso Dio.
Per questo rifiutava la violenza, il giudizio e ogni atteggiamento di superiorità, scegliendo invece il dialogo, l’umiltà e il servizio.
Un esempio significativo è l’incontro con il sultano d’Egitto al-Malik al-Kamil (1219) durante le Crociate: invece di combattere, Francesco cercò il dialogo e la pace. Non vi andò con le armi, ma con il Vangelo; non per imporre, ma per dialogare; non per convertire con la forza, ma per testimoniare con la vita la «buona notizia».
Nello stesso periodo anche sant’Antonio di Padova partì missionario per il Marocco (1220), animato da un ardore che non temeva il rischio del martirio. Questa tensione missionaria è inscritta nella Regola non bollata (1221), dove Francesco dedica un intero capitolo “ai frati che vanno tra i Saraceni e altri infedeli”. Egli indica due modalità possibili di presenza: vivere “sottomessi a ogni creatura per amore di Dio”, dando testimonianza silenziosa con una vita umile e pacifica; annunciare apertamente il Vangelo “quando vedranno che piace al Signore” (Rnb 16).
Qui si coglie una straordinaria intuizione: la missione nasce dall’obbedienza allo Spirito, non dall’attivismo umano. Non si tratta di occupare spazi, ma di abitare relazioni. Il fondamento evangelico di questa visione è chiaro. Francesco prende “alla lettera” l’invio dei discepoli evocato da Luca: “Non portate borsa, né bisaccia, né sandali… In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa” (Lc 10,4-5).
La missione è povertà, pace e prossimità, non potere o prestigio. Nei secoli, questa ispirazione ha generato una presenza ininterrotta dei francescani in Terra Santa e nel Vicino Oriente. Molti frati, religiosi, religiose e laici hanno “offerto se stessi e affidato i loro corpi al Signore Gesù Cristo”, pagando talvolta con persecuzioni, esilio o martirio. Eppure, questa presenza non si è mai spenta: segno che il carisma di Francesco non è solo memoria del passato, ma forza viva del presente.
Oggi, in contesti a maggioranza musulmana, la Chiesa testimonia uno stile missionario profondamente francescano: senza suscitare liti o controversie, anche quando vivono in Paesi segnati da tensioni politiche e religiose. Sottomessi per amore di Dio a ogni creatura, accettando di essere minoranza senza rivendicazioni aggressive. Confessando di essere cristiani con libertà interiore e senza proselitismo. Annunciando il Vangelo con discernimento, rispetto e pazienza, perché lo spirito missionario agisce non tanto attraverso discorsi forbiti, ma attraverso una vita radicale e autentica: la povertà, la fraternità, la disponibilità al servizio, la gioia sobria. Ciò che ai loro occhi appare “inconcepibile” diventa paradossalmente una porta di dialogo e di ricerca spirituale. Qui si manifesta una verità decisiva: la missione autentica non produce nemici, ma domande; non crea barriere, ma ponti. Lo spirito francescano non va per “salvare anime” in senso individualista, ma per rendere visibile un modo evangelico di stare al mondo, il sogno di Dio di amare il creato, l’umanità ogni individuo.
San Francesco oggi
In questo senso, il pontificato di Papa Francesco rappresenta una potente risonanza contemporanea del carisma del santo di Assisi. Nell’enciclica Fratelli tutti (2020) il Papa invita a “una fraternità aperta, che permette di riconoscere, apprezzare e amare ogni persona al di là della vicinanza fisica” (FT 1). È esattamente lo stesso spirito che animava Francesco davanti al Sultano: “fratelli prima ancora che avversari“.
Il “vento dello Spirito”, dunque, soffia oggi attraverso incontri, dialoghi, gesti quotidiani di amicizia con l’umanità intera e diventa il paradigma sempre nuovo per l’evangelizzazione.
Francesco d’Assisi ha molto da offrire — la tradizione evangelica, la spiritualità della pace, l’esperienza del perdono — ma anche molto da creare: il senso dell’ospitalità, la profondità della preghiera, la coscienza della trascendenza, il primato di Dio. L’esempio di San Francesco, uomo di povertà, umiltà e riconciliazione, ci sprona a vivere una carità concreta, non attraverso un movimento di espansione, ma di “incarnazione“; non è conquista, ma fraternità; non è dominio, ma servizio. È una minoranza che non si difende, ma si dona; non si chiude, ma si apre; non teme l’alterità, perché vede in ogni volto — anche in quello del “nemico” — il riflesso del Dio che si è fatto povero in Gesù Cristo.
Come scrive lo stesso Francesco: “E nulla di voi trattenete per voi stessi, affinché vi accolga interamente Colui che tutto si dona a voi” (Rnb 22,19). Ed è proprio questo dono totale che continua a rendere la missione francescana una luce discreta, ma potentissima, nel cuore del mondo.
Don Francesco Di Comite