Martiri d’Algeria ricordati in occasione del Festival Biblico

Il tema del “potere del limite” e dell’originalità del cristianesimo trova un’espressione particolarmente significativa proprio nella vicenda dei martiri d’Algeria, riproposta in occasione del Festival Biblico 2026 con l’inaugurazione della mostra “Chiamati due volte”. A trent’anni dall’uccisione dei monaci di Tibhirine e del vescovo di Orano, Pierre Claverie, la memoria dei diciannove religiosi e religiose assassinati tra il 1994 e il 1996 continua a interrogare profondamente la coscienza ecclesiale e umana.

In quel contesto, segnato dal terrorismo di matrice fondamentalista islamica, non furono colpiti soltanto i cristiani: migliaia di musulmani, tra cui numerosi imam, caddero vittime della medesima spirale di violenza. Non si trattò, dunque, semplicemente di una persecuzione contro la Chiesa, ma di una tragedia condivisa, alimentata da derive ideologiche e politiche che hanno strumentalizzato l’identità religiosa. I martiri cristiani si collocano dentro questa storia come presenza minoritaria, ma profondamente solidale, capace di testimoniare una fraternità che non si arresta neppure davanti al conflitto e alla morte. Erano pochi, senza potere, stranieri, inseriti in un contesto segnato da tensioni religiose e politiche. Avrebbero potuto partire, mettersi in salvo, sottrarsi al pericolo. Ma hanno scelto di restare. Non per un eroismo astratto, ma per fedeltà a Dio, alla propria vocazione e al popolo che avevano imparato ad amare.

Questa iniziativa, promossa dalla Libreria San Paolo insieme alla Comunità di Sant’Egidio e a Comunione e Liberazione, ha evidenziato con chiarezza come la testimonianza dei martiri algerini non appartenga soltanto al passato, ma conservi una straordinaria attualità. Essi rimasero fedeli al Vangelo e al popolo algerino, incarnando una forma concreta e radicale di dialogo, tradotta in una solidarietà reale con una popolazione profondamente ferita dalla violenza del cosiddetto “decennio nero”.