Missione Guaricano, feconda presenza delle Suore Brignoline

Il mese di dicembre è stato segnato dalla gioia dell’incontro tra due esperienze missionarie legate alla Chiesa di Genova, un incontro che ha reso visibile la bellezza di una Chiesa viva, in cammino e capace di comunione. Maddalena Boschetti, missionaria impegnata ad Haiti, si è recata a Guaricano, nella missione genovese in Repubblica Dominicana, dove suor Cristina e le suore consorelle Brignoline portano avanti con dedizione e entusiasmo una missione di evangelizzazione e di promozione umana.

Questo incontro non è stato soltanto un momento di scambio fraterno, ma una vera esperienza spirituale, capace di rinnovare in entrambe le realtà la scelta missionaria come stile di vita e come testimonianza autentica della gioia cristiana. In un tempo in cui spesso la comunicazione rischia di ridursi a parole ben costruite ma svuotate di vita, l’incontro tra Maddalena e le suore Brignoline ha mostrato come la bellezza di una Chiesa missionaria e cooperante nasca dallo scambio reale, dalla fraternità vissuta e da parole incarnate. Non parole pronunciate per “fare bella figura”, ma parole che nascono dal cuore e dalla verità della vita condivisa, orientate non all’apparenza ma alla santità quotidiana.

Troppo spesso, anche negli ambienti ecclesiali, si rischia di utilizzare un vocabolario elegante e rassicurante, ma poco aderente alla realtà concreta delle persone e delle loro ferite. In questa esperienza, invece, la comunione è stata autentica ed esemplare: una comunione che ha fatto emergere la vera gioia di Gesù, quella che il Vangelo annuncia e dona. È la gioia che nasce dall’incontro, dalla condivisione e dal riconoscersi fratelli e sorelle nel medesimo cammino di fede.
Attraversare il confine tra Haiti e la Repubblica Dominicana non è stato semplice. Nonostante tutti i permessi necessari, il passaggio è stato segnato da difficoltà, attese e prudenza. Tuttavia, questo attraversamento, anche fisico e simbolico, si è rivelato profondamente significativo.

È stata un’esperienza feconda, perché ha permesso di sperimentare una condivisione autentica e profonda, fatta di relazioni vere e di incontri significativi. In quel cammino si sono incrociati volti di pace, persone diverse ma unite da una stessa fede, capace di andare oltre le differenze e di creare comunione. Questa esperienza ha mostrato come la fede, quando è vissuta e condivisa, diventi spazio di ascolto, di accoglienza e di speranza, trasformando l’incontro umano in un’occasione di crescita reciproca e di autentica fraternità . In tali momenti, il riferimento alla passione di Gesù, all’agonia del Getsemani e al mistero della croce, ha illuminato il cammino.

Come Cristo, che nella sua obbedienza filiale si affida totalmente al Padre, anche questa esperienza missionaria è stata sostenuta dalla fede in Gesù che consegna tutto a Dio, confidando nel suo progetto salvifico per l’umanità. Un progetto che non è di condanna, ma di pace e di speranza per il futuro, come ricorda il profeta Geremia: «Io conosco i progetti che ho fatto a vostro riguardo… progetti di pace e non di sventura, per concedervi un futuro pieno di speranza» (Ger 29,11).
Attraverso i suoi discepoli, inviati a tutti i popoli e accompagnati misticamente dalla sua presenza, il Signore Gesù continua ancora oggi il suo ministero di speranza per l’umanità. Egli si china su ogni persona povera, afflitta, disperata e oppressa dal male, per versare «sulle sue ferite l’olio della consolazione e il vino della speranza». È in questo orizzonte che si comprende la vera identità del discepolo missionario: colui che non rimane fermo, ma si mette in cammino, animato dallo spirito dell’ospitalità e dalla disponibilità a “aprire i propri scrigni” per donarli agli altri.
L’assenza di ospitalità e di dono rende impossibile essere autentici messaggeri di speranza. Quando la missione perde il suo carattere di gratuità e di condivisione, rischia di trasformarsi in un mestiere religioso che genera confusione e disordine, vivendo più del “fumo del mondo” che della forza del Vangelo. Al contrario, l’incontro tra queste due “Chiese sorelle” ha segnato un percorso vero di sequela di Cristo Signore, fondato sulla concretezza della vita e sulla fedeltà al Vangelo.

La gioia dei credenti, chiamati a trasmettere la Buona Notizia, nasce proprio dalla capacità di condividere le condizioni reali di vita delle persone incontrate, facendosi compagni di strada e costruttori di speranza. In questa prospettiva, la missione non è un’attività aggiuntiva, ma il modo stesso di essere Chiesa: una Chiesa che si lascia toccare dalle gioie e dalle sofferenze dell’umanità.


Don Francesco di Comite