Sabato 22 novembre in Cattedrale il Giubileo delle Corali della Diocesi

La nostra Diocesi vivrà un momento forte sabato 22 novembre per il Giubileo delle corali. L’appuntamento è alle ore 16.30 in Cattedrale con la relazione di don Andrea Buffoli (Ufficio liturgico Diocesi di Chiavari) sul tema “Cantiamo la Parola: il Salmo responsoriale”. Alle ore 18 S. Messa celebrata dall’Arcivescovo.
Il tema “Pellegrini di Speranza” ci vuole aiutare a vivere il nostro servizio liturgico come un dono che tende nella speranza alla lode a Dio. Nel corso della giornata approfondiremo il tema “Cantiamo la Parola: il salmo responsoriale”… vogliamo comprendere sempre di più il binomio canto e Parola di Dio di cui la liturgia è impregnata, perché lo stesso canto prende spunto dalla Parola di Dio. Ecco un momento forte, aperto a tutti, di formazione liturgica e musicale. Il canto liturgico, così come la vita cristiana, richiede perseveranza e fedeltà. Non sempre, infatti, il servizio che rendiamo sarà accompagnato da applausi o gratitudine immediata. Spesso ci troviamo di fronte a fatiche da affrontare e sacrifici da sostenere: le prove dopo una lunga giornata di lavoro o di studio, la difficoltà di imparare nuovi brani, gli impegni familiari spesso difficili da conciliare con quelli del coro. Eppure, proprio la fedeltà al Signore conferisce senso e valore al nostro servizio e siamo sostenuti dalla Parola di Dio che in vita alla preghiera nel canto.
Il canto nasce dal cuore che riconosce il dono e rende lode a Dio. Solo allora ogni nota che cantiamo, ogni armonia che eseguiamo, non sarà sterile esecuzione, ma restituzione al Signore del dono ricevuto. Un cuore riconoscente rende il canto vivo, profondo, evangelico.
È il canto di chi sa che tutto ciò che ha ricevuto viene da Dio e desidera restituirlo con la lode.
Il canto sacro non nasce principalmente dalla nostra abilità o dal gusto musicale. Possiamo curare l’intonazione e la tecnica vocale, ma se non ci lasciamo “immergere” nella fede, nel silenzio e nella preghiera, il nostro canto rischia di restare un semplice ornamento, privo di vita interiore e di profondità spirituale.
È un invito a guardare alla nostra vita spirituale. La vera bellezza del canto liturgico, infatti, non dipende solo dalla qualità musicale o dalla preparazione dei cantori, ma dalla misura della fede che abita i nostri cuori. Bellissimo, a questo proposito, il commento di sant’Agostino al terzo versetto del Salmo 32: «Spogliatevi di ciò che è vecchio; ormai avete conosciuto il nuovo canto. Il nuovo canto non si addice agli uomini vecchi: non lo imparano se non gli uomini nuovi, rinnovati per mezzo della grazia» (Disc. 1, 7-8; CCL 38, 253-254). È come dire che il canto liturgico raggiunge la sua piena autenticità quando chi canta tende alla misura alta della vita cristiana, che è la santità. Solo allora il canto diventa veramente un “cantare nella fede”, un’offerta viva e gradita al Signore. In questo Giubileo delle corali, la nostra cattedrale diventerà un luogo di purificazione: le nostre voci, unite nel desiderio di lodare Dio, chiederanno di essere immerse nella sua grazia. Che il Signore purifichi le nostre intenzioni, perché il nostro canto diventi espressione autentica della nostra fede, riflesso della nostra comunione e segno luminoso del cammino verso la santità.
Quando il canto sacro nasce dalla fedeltà, dalla gratitudine e dal desiderio di purificazione, esso diventa sempre sorgente di armonia, di comunione e di gioia. Proprio questi i tre aspetti Papa Francesco ha evidenziato nell’Incontro Internazionale delle Corali, l’8 giugno 2024, in Vaticano: «ha detto il Papa –siete depositari di un tesoro secolare di arte, di bellezza e di spiritualità. Non permettete che la mentalità del mondo lo contamini con l’interesse, la gelosia, le divisioni. Tutte realtà che, come ben sapete, possono insinuarsi nella vita di un coro o di una comunità, trasformandoli da luoghi di gioia in spazi tristi e pesanti, fino a disgregarli». Per questo è fondamentale custodire alto il “tenore spirituale” della propria vita, alimentandolo con la preghiera, i sacramenti e un sincero senso di servizio. Quando il canto nasce dalla gioia spirituale, non è mai un semplice dovere: diventa contagioso, capace di attrarre, unire e santificare. Ed è allora che, come dice sant’Agostino, «chi canta prega due volte»: perché nel canto che sale a Dio si realizza la comunione delle voci, dei cuori e delle anime.
In questo Giubileo delle corali, desideriamo rinnovare la nostra vocazione: non come semplici “cantori”, ma come strumenti vivi della lode ecclesiale, membra di un’unica voce che è la Chiesa. Come Naaman ci lasciamo immergere e purificare nella grazia di Dio; come San Paolo rimaniamo fedeli anche nella fatica del servizio; come il lebbroso guarito impariamo a tornare al Signore con gratitudine, riconoscendo che tutto è dono suo.

Mons. Gianluigi Ganabano
Coordinatore Ufficio Liturgico

 

 

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