A Bari, il 23 gennaio 2026, durante il “1° Simposio delle Chiese Cristiane che sono in Italia” è stato firmato un documento che segna una tappa importante nel cammino ecumenico italiano: il Patto tra Chiese Cristiane in Italia.
Il documento rappresenta il primo accordo nazionale tra diverse confessioni cristiane e si propone come una vera e propria “via italiana del dialogo”. Nel testo introduttivo si sottolinea che il Patto non nasce da un gesto formale, ma da “un lungo e proficuo cammino vissuto insieme”, fatto di incontro e dialogo. Il testo insiste sulla necessità di una fraternità concreta e responsabile, capace di rispettare le diverse identità teologiche senza rinunciare alla ricerca della comunione. La prospettiva non è quella dell’uniformità, ma di una collaborazione stabile tra comunità differenti.
Tra i punti centrali del testo emerge anzitutto il riconoscimento dell’unità cristiana come dono spirituale. L’Articolo 1 afferma che la comunione trova la sua sorgente in Cristo e che le divisioni tra le Chiese costituiscono “una ferita al Corpo di Cristo”. Mentre l’Articolo 2 impegna le Chiese a evitare “ogni forma di competizione, proselitismo o prevaricazione” e a mantenere il dialogo anche nei momenti di divergenza. Particolarmente significativa è la scelta di coniugare identità confessionale e apertura reciproca: ogni comunità è chiamata a custodire la propria tradizione “nella verità e nell’amore”, accogliendo l’altra come “sorella nella fede”.
Ampio spazio viene dato anche alla responsabilità sociale delle chiese, riconoscendo apertamente le difficoltà del percorso ecumenico. Tra le principali sfide vengono indicate: la fedeltà al dialogo nel tempo, il superamento delle diffidenze storiche, l’equilibrio tra identità confessionale e comunione, la capacità di offrire una testimonianza pubblica comune.
Gli estensori del Patto sottolineano il rischio che l’accordo rimanga confinato ai vertici ecclesiastici senza incidere realmente nelle comunità locali. Per questo viene ribadita l’importanza della formazione ecumenica e della creazione di uno “stile ecumenico” diffuso nei territori. Di conseguenza, il Patto di Bari non è semplicemente un punto d’arrivo, ma un processo permanente. Infatti sono previsti incontri periodici, programmi annuali di collaborazione e iniziative comuni tra le comunità cristiane.
Le Chiese affidano il percorso alla “misericordia di Dio”, invocando una piena comunione futura “perché tutti siano una cosa sola”. In un’Italia sempre più pluralista e secolarizzata, il Patto di Bari si propone dunque come un tentativo concreto di costruire unità nella diversità, offrendo una testimonianza comune del cristianesimo nella società contemporanea.
don Gabriele Bernagozzi
Delegato Diocesi di Genova per l’Ecumenismo e il Dialogo Interreligioso