Venerdì 23 gennaio si è svolta in Cattedrale la veglia ecumenica di preghiera per l’unità dei cristiani nell’ambito delle iniziative per la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani nella nostra città.
“Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” questo il tema e il filo conduttore dei vari interventi.
È stata preparata dall’équipe ecumenica della diocesi in molti incontri, fondamentali e profondamente arricchenti, momenti preziosi per costruire rapporti, offrire e accogliere proposte, vivere la fraternità fra le chiese e ora, entrando in Cattedrale, l’unità costruita è quello che si può portare in dono a chi parteciperà, sfidando la pioggia e la serata insolitamente gelida anche in questa stagione.
A poco a poco le panche si riempiono. Nell’aria si diffondono le note del bellissimo preludio suonato magistralmente dai cori riuniti Associazione Voltrimusica e Coro G.B. Chiossone-Arenzano. C’è pace e attesa.
Il pastore valdese William Jourdan introduce la veglia sottolineando come “l’unità delle chiese cristiane rappresenti una delle sfide più significative e urgenti del nostro tempo. In un mondo sempre più frammentato, dove le forze di divisione sembrano prevalere, la chiamata all’unità è un invito a riconoscere e valorizzare le differenze e a lavorare insieme per il bene comune”.
I testi che ci guidano quest’anno nella preghiera sono stati preparati dai cristiani dell’Armenia.
“Per quasi due millenni,- proferisce solennemente il Pastore- la Chiesa apostolica armena, riconosciuta come una delle più antiche comunità cristiane al mondo, ha avuto un ruolo fondamentale nel guidare l’identità spirituale e storica del popolo armeno. Fondata all’inizio del IV secolo, con radici che risalgono all’epoca apostolica, questa comunità di fede trascende la semplice organizzazione religiosa; infatti, è simbolo di resilienza nazionale, patrimonio culturale e forza spirituale. Oltre a offrire una guida spirituale, la Chiesa ha preservato le tradizioni, la lingua e i valori armeni, soprattutto durante i periodi di maggiore avversità e di dominazione straniera”
E’ la chiave di volta della Veglia. In questi duemila anni di storia, affondano le radici di tutti noi, appartenenti a varie denominazioni, anglicani, ortodossi, battisti, cattolici, luterani, pentecostali…, ma prima di tutto cristiani, chiamati ad essere un solo corpo e a portare la speranza alla quale Dio ci ha chiamati a un mondo lacerato da guerre e divisioni, come ci ricorda Padre Tasca.
Le parole di Gesù, proclamate nel Vangelo, suonano come un monito e una promessa: “Ancora per poco la luce è fra voi. Camminate finché avete la luce, prima che il buio vi sorprenda. Chi cammina al buio non sa dove va. Mentre avete la luce, credete nella luce! Così sarete veramente figli della luce.”
Figli della luce, tutti, finché restiamo uniti a Gesù, fedeli all’unico battesimo che abbiamo ricevuto nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo, come sottolinea con forza Il Canonico Morley nel bellissimo sermone che andrebbe riportato integralmente.
Bach accompagna e sostiene la pausa di riflessione e Padre Herzl ci riporta ancora alla nostra comune storia millenaria presentandoci l’icona del Santo Volto di Gesù, custodito e venerato nella chiesa barnabitica di San Bartolomeo degli Armeni in Genova.
Preghiamo insieme il Credo niceno- costantinopolitano, penso con una consapevolezza diversa.
Si potrebbe chiudere qui: unico il battesimo, unico il Credo, una sola la nostra storia millenaria. Invece Eugenia e Maria, con la loro splendida testimonianza di buio e di luce, di dolore e di amore, di quotidianità sui passi di Gesù, ci richiamano al nostro essere oggi in cammino per testimoniare con la nostra vita il Vangelo e far sì che la storia continui e la Luce ricevuta arrivi ad altri e poi ad altri ancora.
Chissà se qualcuno prendendo e portando a casa il lumino racchiuso in una stella di cartoncino colorato che le suore clarisse cappuccine hanno preparato per tutti noi ci avrà pensato quando si è rituffato nel buio e nel freddo della notte.
Tiziana Brunengo