Sono circa 60 i sacerdoti stranieri provenienti da diverse diocesi del mondo e appartenenti a vari istituti di vita consacrata che oggi prestano servizio nella Diocesi di Genova. Una presenza significativa e ormai consolidata, che racconta anche attraverso il ministero sacerdotale la dimensione universale della Chiesa.
Le loro provenienze sono diverse. Molti arrivano dall’Asia, in particolare dall’India; numerosi sono i sacerdoti di origine europea, mentre altri provengono, tra gli altri Paesi, dalle Filippine, dall’America Latina e dall’Africa.
Giovedì 17 settembre in Seminario Padre Marco Tasca, Arcivescovo di Genova, ha incontrato i sacerdoti stranieri impegnati in diocesi, accompagnato dal Vicario Episcopale per il Clero, Mons. Piero Pigollo. Un momento di incontro e di conoscenza, ma anche l’occasione per condividere l’esperienza del loro servizio pastorale nella Chiesa genovese.
La maggior parte di questi sacerdoti è impegnata nelle parrocchie, dove collabora con i parroci e le comunità locali nella celebrazione dell’Eucaristia, nella predicazione, nell’accompagnamento pastorale e nelle diverse attività della vita comunitaria.
Altri svolgono il loro ministero come cappellani a servizio delle comunità etniche presenti sul territorio genovese, accompagnando i fedeli delle diverse nazionalità. Altri sono impegnati nella pastorale ospedaliera, accanto ai malati e alle loro famiglie.
A questa presenza stabile si aggiunge poi un’esperienza particolare che si ripete soprattutto durante i mesi estivi. In questo periodo arrivano a Genova, per un servizio temporaneo, alcuni sacerdoti che sono studenti presso le facoltà pontificie. Si tratta di sacerdoti già ordinati, impegnati negli studi a Roma o in altri centri di formazione, che durante l’estate mettono a disposizione delle comunità genovesi il proprio ministero.
«Il mio desiderio – ha detto Padre Marco Tasca – è che tutti ci sentiamo parte di un unico presbiterio e che le diverse provenienze servano ad arricchire la Diocesi di Genova, che siamo chiamati a servire». L’Arcivescovo ha anche invitato i sacerdoti a entrare nella vita della Chiesa locale, conoscendone la storia, le persone e le esigenze, e mettendo a disposizione ciò che si è ricevuto nella propria esperienza ecclesiale.
Don Piero Pigollo ha condiviso con i confratelli stranieri la sua esperienza missionaria a Cuba, dal 2016 al 2021: «Ho potuto comprendere più profondamente cosa significhi vivere e svolgere il proprio ministero in una Chiesa diversa da quella di origine: un sacerdote arrivato da un altro Paese, chiamato a inserirsi in una realtà ecclesiale e culturale differente, a imparare una nuova lingua e a condividere la vita con altri sacerdoti provenienti dall’Italia».
Un’esperienza che gli ha permesso di vivere in prima persona la condizione di chi arriva da un’altra Chiesa e deve imparare a conoscere una realtà nuova. Anche per questo, nel suo attuale servizio accanto al clero, don Piero ha sottolineato l’importanza di una fraternità concreta, fatta di vicinanza e di conoscenza reciproca.
Don Artur Wozniak, sacerdote di origine polacca attualmente amministratore parrocchiale di San Pietro alla Foce, ha raccontato così la sua esperienza “in missione” a Genova: «Sto già sperimentando quello che probabilmente sarà il futuro delle parrocchie, perché abito nella parrocchia di Santa Teresa con altri tre confratelli, due dei quali sono a loro volta responsabili di altrettante parrocchie, tutte territorialmente vicine. Questa vita comunitaria ci permette non solo di vivere insieme ma anche di lavorare nella nostra parrocchia e nelle altre limitrofe, in maniera comunitaria».
Il tema della fraternità ha attraversato l’intero incontro: fraternità tra sacerdoti, tra comunità e tra Chiese diverse. Una dimensione che non cancella le differenze di provenienza e di esperienza, ma le mette in relazione e contribuisce ad ampliare lo sguardo e la modalità di vivere oggi la pastorale sul territorio.