9 ottobre 2026. Al Quadrivium il forum su Genova del quotidiano Avvenire

Venerdì 9 ottobre Genova sarà al centro del racconto del quotidiano Avvenire. Alle 17.30 alla Sala Quadrivium il forum “Genova e l’Avvenire. La città, le sue risorse, la Chiesa fuori dai luoghi comuni” restituirà il lavoro realizzato nelle settimane precedenti dalla redazione del quotidiano, che ha scelto di dedicare alla nostra città un’attenzione particolare, portando sul territorio giornalisti e una troupe per raccontarne storie, esperienze, fragilità e risorse.

Un racconto che vuole andare oltre le immagini già conosciute di Genova e incontrare le persone nei luoghi in cui vivono e operano.

Per capire meglio il senso di questa scelta abbiamo incontrato Marco Girardo, direttore di Avvenire, che spiega perché un quotidiano nazionale abbia deciso di investire sulla prossimità e sull’ascolto del territorio.

Direttore, perché Avvenire ha scelto di dedicare un’attenzione particolare a Genova?

Genova è una città particolarmente adatta a questo tipo di racconto perché è una città di confine e, nello stesso tempo, di apertura, con una forte identità storica. È segnata dalla presenza delle montagne e del mare ed è da sempre una via di comunicazione. Noi, come giornale, vogliamo venire sul posto soprattutto per incontrare le persone e ascoltare le loro storie.

Genova è spesso raccontata attraverso alcuni grandi temi: il porto, l’industria, la crisi demografica. Voi avete scelto di andare “fuori dai luoghi comuni”. Che cosa significa?

Il luogo comune non è necessariamente qualcosa di falso: spesso è proprio là dove sono le cose. È vero che l’industria, il porto e la crisi demografica sono realtà importanti da raccontare. La nostra intenzione, però, è quella di allargare l’inquadratura, andando per le strade e incontrando le persone, per narrare anche le fragilità, le esperienze e i grandi cambiamenti che attraversano la città.

Per questo lavoro Avvenire mette in campo giornalisti e una troupe per i contenuti video e social. Quanto è importante oggi, per un quotidiano nazionale, a fare giornalismo incontrando direttamente le persone?

Avvenire ha l’ambizione di essere anche un quotidiano nazionale di prossimità. Soltanto incontrando le persone, ascoltando le loro storie e andando nelle città, là dove esse vivono, possiamo raccontarle davvero.

Lei negli ultimi anni ha girato molto l’Italia. Che cosa ha imparato da questo viaggio attraverso il Paese?

Ho capito che il tessuto sociale ha una sorta di sismografo che intercetta il cambiamento prima ancora che questo diventi statistica. Per questo è fondamentale incontrare le persone. Ho iniziato la mia esperienza come giornalista nel settimanale della diocesi di Gorizia e, approdando poi alle grandi realtà nazionali, ho capito che una notizia locale non è una notizia piccola. Il locale è il luogo in cui l’universale prende corpo. Penso, per esempio, alla riapertura di una scuola, di una strada o di un presidio: sono fatti apparentemente locali, ma raccontano qualcosa di molto più grande.

Il 9 ottobre questo lavoro verrà restituito alla città. Come avete pensato questo momento?

È giusto dare voce alle istituzioni e all’amministrazione locale, al mondo ecclesiale – che spesso rappresenta un welfare aggiuntivo – e al mondo del Terzo settore. Ma l’obiettivo soprattutto è creare sinergia e mettere insieme le testimonianze. Non vogliamo semplicemente presentare una serie di esperienze, ma provare a metterle in relazione.

Quindi il forum non è soltanto il punto di arrivo del lavoro giornalistico di Avvenire?

No, per noi il 9 ottobre è soprattutto un punto di partenza e di relazione, per creare a Genova possibilità che prima non c’erano. È questo, in fondo, anche il senso del giornalismo: il giornalismo è relazione. Per raccontare una città bisogna entrarci, incontrare le persone, ascoltare le loro storie e mettere in connessione esperienze diverse.

Scarica il manifesto con il programma

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