La fecondità di una tomba

In Genesi 23 viene riportato il racconto della morte di Sarah e dell’acquisto della caverna di Makhpelah da parte di Abramo. L’episodio non è secondario, e non solo perché si tratta della prima proprietà del futuro Israele nella Terra della promessa. Quest’acquisizione, infatti, possiede significati ancora più profondi che riguardano il silenzio della morte, la tomba e la loro “fecondità”.
La vicenda è in sé molto semplice: Sarah muore, Abramo la piange e vuole un luogo per la sua sepoltura. Gli “Ittiti”, a loro ci si riferisce come abitanti del territorio in cui si trova Kiriat-Arba’, ovvero Hebron, in Cana’an (cfr. Gen 23,2), sono disposti a concedere quanto richiesto dal patriarca senza problemi, ma Abramo vuole acquistare da Efron il terreno dove si trova la caverna di Makhpelah. Acquistare non ricevere in dono, e tanto fa finché non riesce nel suo intento.
La caverna e la tomba, dunque, sono proprietà di Abramo, la prima, lo abbiamo detto, in Cana’an. Perché proprio una tomba?
Il motivo risiede nella sepoltura in sé, e in chi viene sepolto. Da quella tomba, infatti, possiamo dire che nascerà un popolo. La tomba è il seme su cui crescerà Israele, perché in quella tomba verranno sepolti anche Abramo, Isacco e Rebecca, Giacobbe e Leah. Una tomba silenziosa è, dunque, la culla di un intero popolo, poiché lì troveranno riposo i padri di Israele. E colei che è sepolta in quel luogo per prima, Sarah, è la capostipite di tutti i patriarchi, delle loro compagne, di tutti coloro che moriranno ma, come anche Gesù avrà modo di affermare, sono ancora vivi in Dio, il Dio dei vivi e non dei morti. Una tradizione ebraica contenuta nello Zohar, riferisce addirittura che anche Adamo ed Eva sono sepolti a Makhpelah, per cui Sarah è paradossalmente anche madre dei suoi e nostri progenitori.
Il padre di popoli, Abramo, seppellisce così la sua principessa, Sarah (questo vuol dire il suo nome), nella caverna. Significativamente gli Ittiti chiamano lui “principe di Dio” (cfr. Gen 23,6), mentre in realtà è Sarah la principessa di tutti, di Abramo, del popolo, di Dio. Da Sarah deriva, dunque, anche la “regalità” di Abramo.
Sarah è la madre, e la sua tomba è un grembo.
Un grembo come l’arca, come la cesta che salva Mosè, come le acque su cui lo Spirito “cova” la creazione, e come sarà la caverna di Elia e la creazione intera per San Paolo, nel suo “gemere e soffrire” nelle doglie del parto. Un grembo che fu sterile, come quello di Sarah stessa, e quello di Rebecca, e poi di Elisabetta, o verginale come in Maria. E ancora, il grembo stesso di Dio, il cui amore è anche espresso con il termine rachamim, da rechem, grembo appunto, amore umano, viscerale, femminile.
La rechem è una sorta di filo rosso che attraversa la Scrittura e va dalla nascita alla morte, da un silenzio a un altro silenzio, come per la creazione.
La caverna poi sarà anche il luogo dell’incontro con Dio. Grembo che riporta all’appartenenza originaria dell’uomo a Dio. Sarà così per il già citato Elia, e non a caso Dio si farà incontrare nel silenzio.
La caverna è anche uno spazio che separa dal mondo, a maggior ragione se è una tomba.
La separazione è però generativa, è il fulcro di un grande percorso, che arriva fino a noi e ci supera. È il viaggio della muta parola di chi ci ha preceduto, sulla terra e presso Dio, e forma quella che chiamiamo la comunione dei santi.
Lo ribadiamo: la prima proprietà in Cana’an, acquistata dal “forestiero” Abramo è una tomba.
Quasi ad affermare che il luogo in cui tutti ci fermeremo e prenderemo dimora è la caverna, la tomba stessa. Dalla tomba però nasce un popolo, e la tomba si popola di “patriarchi” e “matriarche”, attorno alla prima di esse. È presso Dio la nostra vera dimora, in un luogo in cui la parola diventa inutile, perché ciò che domina è la luce di Dio, il silenzio senza fine. Sii forestiero, tutto appartiene a Dio. La tomba è tua proprietà, poiché da lì “passerai” oltre, avverrà la tua pesach, la tua Pasqua.
Fa riflettere il rapporto tra le parole servite per comperare il campo da parte di Abramo e il silenzio a cui l’acquisto era destinato. Parole che segnano le complesse relazioni tra gli uomini, che vengono spese solamente in vista del silenzio, come se tutto il “detto” fosse in qualche modo superfluo, mentre l’essenziale, il senso, si ritrova solo “oltre” le parole, in uno stato che è vita che supera la vita limitata dell’essere creato.
La tomba di Sara proietta la parola nel silenzio da dove era nata, e allo stesso tempo la sua vita passata nel futuro, rendendola feconda. Il futuro è quello del suo popolo e il suo stesso futuro presso Dio, dove il tempo cambia definitivamente sostanza. La donna è il “seme”, il fondamento, il punto di partenza della discendenza. Anche nel suo silenzio di morte, “genera” discendenza e diventa popolo.

Roberto Bisio
Presidente
Centro Culturale San Paolo