RISIGNIFICARE I MODELLI
Se non troviamo più i catechisti è perché questo modello in atto non è più conforme alla realtà, non corrisponde più ai bisogni profondi delle persone e non sa intercettarli. Non è sbagliato è semplicemente non più opportuno. La mancanza di catechisti non rappresenta quindi un problema ma la sintomatologia di una crisi ben più profonda.
L’impianto catechistico settimanale, per classi, con sussidi dalla struttura sistematica, con un metodo descrittivo esplicativo animativo e non iniziatico simbolico, ricco di attività ma scevro di esperienze, dove a volte si ‘usano’ i bambini per recuperare i genitori, non è più opportuno.
Parliamo di comunità, di famiglia ma basta leggere alcune locandine parrocchiali per vedere che si tratta più di un ufficio anagrafe:
- Iscrizioni in oratorio dal … al… dalle ore… alle ore… Per iscriversi occorre riempire il modulo d’iscrizione, firmare il patto educativo e versale la quota di 10 euro. Gli orari saranno: lunedì 1 elementare dalle… alle; martedì…
- Festa della catechesi per tutti i ragazzi e i bambini del catechismo: è un momento importante dell’anno catechistico per cui invitiamo alla partecipazione [della serie, se non vieni sei un menefreghista e un superficiale]; ore… ritrovo in oratorio; ore… incontro con i genitori [è una festa? O un processo alle intenzioni? Guardiamoci negli occhi: inferno o sacramenti?] i bambini saranno intrattenuti dagli animatori [del resto loro che colpa ne hanno???]; ore … S. Messa bambini e genitori [meglio specificare… chissà se qualche genitore… ma io non ho detto nulla!!!] Aspettiamo tutti [ma proprio tutti, sia chiaro!!!]
Ci sono esperienze diverse? Sì, ci sono. Oggi solo a livello sperimentale, ma ci sono esperienze diverse che andrebbero raccolte, fatte dialogare, messe in comunicazione. Non bastano Osservatori nazionali per sapere cosa viene fatto (logica del controllo e dell’uniformazione): più utili incontri tra esploratori, per riconoscere interpretare scegliere il nuovo che sta già germinando.
Personalmente seguo alcune di queste sperimentazioni in alcune diocesi italiane e pur nella fatica, nella gradualità, è bello cogliere i frutti che ci sono. È bello vedere catechisti e comunità che ritrovano speranza non in qualcosa da fare per gli altri ma per una nuova consapevolezza acquisita.
Per approfondire queste esperienze si può consultare il testo ‘Convertire la catechesi’ LDC e la relativa sussidiazione ‘Domande sulla Via’ (LDC). Non è la risposta o la soluzione. È un modo di ripensare senza lamentarsi o giudicare riconoscendo che il cambiamento non inizia dagli altri.
Fabrizio Carletti
Puoi leggere l’intero articolo a questo link di Missione Emmaus:

