Nelle fratture nuovi germogli
Un documento coraggioso della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla propone di trasformare i limiti del Covid in opportunità di rinnovamento pastorale
Nell’agosto 2020, mentre le parrocchie italiane si interrogavano su come riprendere le attività catechistiche dopo il lockdown, l’Ufficio Catechistico della Diocesi di Reggio Emilia-Guastalla pubblicava un documento dal titolo evocativo: “Nelle fratture nuovi germogli”. Non un semplice protocollo sanitario, ma una proposta coraggiosa per ripensare profondamente il modo di accompagnare bambini e famiglie nell’iniziazione cristiana.
Dalla necessità all’opportunità
La pandemia aveva costretto a interrompere gli incontri settimanali di catechismo, aveva reso impossibili le tradizionali celebrazioni affollate di Prime Comunioni e Cresime, aveva obbligato molte famiglie a diventare protagoniste della trasmissione della fede ai propri figli. Invece di limitarsi a gestire l’emergenza con soluzioni tampone, il documento diocesano invita a cogliere questo momento come un’occasione provvidenziale per superare alcune rigidità e abitudini che da tempo appesantivano i cammini di iniziazione cristiana.
“Dentro le necessità contingenti del futuro prossimo”, scrive don Stefano Borghi nell’introduzione, “vogliamo accogliere occasioni di maturazione della proposta parrocchiale che possa aiutare a riflettere anche oltre il momento presente”.
Quattro criteri per orientarsi
Il gruppo di lavoro diocesano individua quattro criteri pastorali fondamentali che devono guidare le scelte delle comunità:
Annunciare nella ferialità. È tempo di riscoprire una forma di annuncio meno sistematica e dottrinale, più caratterizzata dalla testimonianza personale, dal racconto semplice del proprio incontro con Cristo. Come ricorda Papa Francesco in Evangelii Gaudium, “non c’è nulla di più solido, di più profondo, di più sicuro del kerygma” – l’annuncio gioioso che Gesù ci ama, è morto per noi ed è risorto.
Semplificare. Togliere il superfluo, liberarsi dall’ansia di “dire tutto”, concentrarsi sull’essenziale. Non si tratta di fare di meno per necessità, ma di fare meglio, andando al cuore del messaggio evangelico.
Ridare senso ai segni. I limiti imposti dalla pandemia non devono portare solo a soluzioni funzionali ed efficienti, ma a scelte che aggiungano valore, che facciano emergere “il Bello, il Bene, il Vero dell’esperienza di annuncio”.
Accogliere orizzonti larghi. Come Abramo chiamato a uscire dalla tenda per contare le stelle, le comunità sono invitate a non limitarsi a “risolvere un problema”, ma a lasciarsi guidare da una visione più ampia, suscitata dallo Spirito.
Sei cantieri aperti
Il cuore del documento si articola in sei schede di lavoro, pensate per essere utilizzate nei Consigli pastorali e nelle équipe catechistiche. Ogni scheda segue un metodo di discernimento in tre passi: riconoscere la situazione, interpretarla con domande stimolanti, scegliere azioni concrete.
1. Ripensare tempi e luoghi
Basta con l’anno pastorale scandito rigidamente sul calendario scolastico. Si può pensare a incontri più frequenti in certi periodi e pause in altri, valorizzare l’estate per esperienze più distese, alternare momenti di catechesi con celebrazioni e attività. Gli spazi non sono solo le aule parrocchiali: le case delle famiglie, i luoghi del territorio, gli spazi aperti dove contemplare il creato diventano luoghi dell’annuncio.
2. La strategia dei piccoli gruppi
La necessità di limitare i numeri per il distanziamento diventa l’occasione per riscoprire la ricchezza educativa del piccolo gruppo. Otto-dieci bambini con un accompagnatore permettono relazioni più calde e personalizzate, maggiore agilità organizzativa, più facile coinvolgimento di genitori e altre figure. Il piccolo gruppo non è una semplice suddivisione, ma “una piccola comunità che permette di esprimere un adeguato spazio relazionale e simbolico per realizzare un annuncio kerygmatico e narrativo”.
3. Lo stile dell’annuncio
La fede non è un contenuto da comprendere, ma un’esperienza di incontro con Gesù. Il metodo più efficace non è spiegare cose, ma vivere insieme esperienze che parlino alla vita. Il documento propone di costruire piccoli itinerari che intreccino esperienze significative, narrazioni bibliche, momenti di preghiera, testimonianze, sfide concrete. Si suggerisce anche di strutturare il cammino “a blocchi tematici”, come le serie TV, con stagioni della durata di un mese seguite da pause.
4. La famiglia al centro
Durante il lockdown molte famiglie hanno sperimentato un coinvolgimento inedito nella vita di fede dei figli. Non disperdere questa esperienza significa passare dal considerare le famiglie come semplici destinatarie a riconoscerle come soggetti dell’annuncio. Proposte concrete: liturgie domestiche semplici da celebrare in casa, coinvolgimento dei genitori nell’organizzazione e preparazione delle attività, richiesta di competenze e passioni che ciascuno può mettere a disposizione.
5. Il primato della comunità
È tutta la comunità che genera alla fede, non solo i catechisti specializzati. Il cammino di un bambino deve essere accompagnato da una pluralità di figure: chi narra la propria esperienza di fede, chi testimonia il servizio ai poveri, chi guida la preghiera, chi insegna un canto. Il catechista diventa “accompagnatore” che introduce il gruppo all’incontro con la comunità vivente. Questo aiuta tutti a riscoprire la vocazione missionaria battesimale.
6. Celebrare i sacramenti
Le grandi celebrazioni affollate lasciano il posto a riti in piccoli gruppi, più curati, più partecipati. Si semplifica togliendo il superfluo (vestine elaborate, coreografie eccessive), si valorizzano i gesti essenziali, si coinvolgono le famiglie nella preparazione. L’obiettivo è mantenere la dimensione di festa ma restituire al sacramento il suo senso evangelico, evitando sia la banalizzazione che l’evento mondano.
Un metodo, non una ricetta
Il documento non pretende di offrire soluzioni preconfezionate valide per tutte le realtà. Al contrario, fornisce strumenti per un discernimento che ogni comunità deve fare secondo le proprie caratteristiche e possibilità. “Ci auguriamo che ciascuna possa trovare, con fiducia e gradualità, la possibilità concreta di muovere un piccolo passo di cambiamento”, si legge nell’introduzione.
Le schede possono essere utilizzate singolarmente o in successione, con Consigli pastorali, équipe catechistiche o gruppi di lavoro appositamente costituiti. L’importante è non limitarsi a leggerle, ma metterle effettivamente in dialogo con la vita concreta della parrocchia, rispondendo alle domande proposte e facendo scelte operative.
Oltre l’emergenza
A distanza di anni, “Nelle fratture nuovi germogli” rimane un documento profetico. Molte delle intuizioni maturate nell’urgenza della pandemia hanno mostrato di essere vie percorribili per un rinnovamento più profondo della catechesi. La logica dei piccoli gruppi, il coinvolgimento delle famiglie come soggetti attivi, l’annuncio kerygmatico centrato sull’incontro con Cristo più che sulla trasmissione nozionistica, la valorizzazione di tutta la comunità come generatrice di fede: sono prospettive che rispondono a sfide strutturali della pastorale contemporanea, ben oltre l’emergenza sanitaria.
Il titolo stesso del documento contiene un messaggio di speranza teologicamente fondato. Le fratture – quelle della pandemia come quelle più profonde della crisi di trasmissione della fede – non sono solo ferite da medicare, ma spazi dove lo Spirito può far germogliare vita nuova. Come scrive il Salmo: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; ma se muore, produce molto frutto”.
L’invito è a non avere paura di lasciare morire ciò che non serve più, per accogliere con fiducia i germogli che lo Spirito sta già facendo crescere nelle fratture del nostro tempo.
https://www.labottegadinazareth.it/percorsi/nelle-fratture-nuovi-germogli-appunti-per-riavviare-la-catechesi/