Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati (Efesini 4, 4)
Per quest’anno, le preghiere e le riflessioni che verranno utilizzate in occasione della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani sono state preparate dai fedeli della Chiesa apostolica armena, in collaborazione con i loro fratelli e le loro sorelle delle Chiese armene cattoliche ed evangeliche. Il materiale è stato preparato, redatto e discusso nella sede storica spirituale e amministrativa della Chiesa apostolica armena, la Santa Sede di Etchmiadzin in Armenia, nei giorni, forieri di grande ispirazione, della benedizione del Muron (olio santo) e della riconsacrazione della Cattedrale Madre, avvenuta tra il 28 e il 29 settembre 2024 a seguito di un esteso lavoro di ristrutturazione, durato dieci anni. Questa commemorazione ha offerto al popolo armeno e ai membri del Gruppo ecumenico locale un’opportunità unica per riflettere e celebrare la comune fede cristiana, che rimane sempre vivace e feconda nelle nostre chiese. Il materiale proposto trae ispirazione da tradizioni secolari di preghiera e invocazioni, da sempre utilizzate dal popolo armeno, insieme a inni nati negli antichi monasteri e chiese dell’Armenia, alcuni dei quali risalgono addirittura al IV secolo. La Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026 invita i fedeli ad attingere a questo patrimonio cristiano condiviso e ad approfondire la comunione in Cristo, che unisce i cristiani di tutto il mondo. Più che un semplice ideale, l’unità è un mandato divino, centrale per la nostra identità cristiana. Essa rappresenta l’essenza della chiamata della Chiesa, una chiamata a riflettere l’unità armoniosa della nostra vita in Cristo, pur nella nostra diversità. Questa unità divina è al centro della nostra missione ed è sostenuta dal profondo amore di Gesù Cristo, che ha posto davanti a noi uno scopo comune. Come afferma l’apostolo Paolo nella Lettera agli Efesini, “Uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati” (4, 4). Questo versetto biblico, scelto per quest’anno, racchiude la profondità teologica dell’unità cristiana. Nelle Sacre Scritture, l’appello di Dio all’unità emerge fin dai tempi più remoti. A partire dall’Antico Testamento, la supplica di Abramo a Lot evidenzia il desiderio divino di pace e armonia tra i fedeli: “Noi siamo come fratelli e quindi non ci devono essere liti tra me e te, né tra i miei e i tuoi pastori” (Genesi 13, 8). Nonostante le loro strade infine si separino, l’appello di Abramo all’armonia e al rispetto reciproco sottolinea l’importanza di vivere in pace. Questo comandamento divino si riafferma all’interno del Levitico 19, 18, in cui Dio ammonisce: “Non vendicatevi e non conservate rancore contro i membri del vostro popolo. Ciascuno di voi deve amare il suo prossimo come se stesso. Io sono il Signore”. Questi comandamenti ci ricordano che il perdono e l’amore sono fondamentali per mantenere unità all’interno della comunità di fede. I Salmi celebrano la bellezza dell’unità tra i membri del popolo di Dio, dichiarando: “Guarda come è bello e piacevole che i fratelli vivano insieme” (Salmo 133 (132), 1). Questa immagine sottolinea l’importanza che l’unità riveste nel disegno di Dio per il suo popolo. I Proverbi, d’altra parte, mettono in guardia dalla discordia che si fomenta all’interno del popolo di Dio, affermando che Dio disprezza coloro che seminano zizzania tra fratelli e sorelle (cfr Proverbi 6, 19), insegnando invece che la pazienza e il perdono sono essenziali per mantenere l’armonia (cfr Proverbi 19, 11). Nel Nuovo Testamento, Gesù Cristo eleva il concetto di unità a una dimensione spirituale, rispecchiando qui la profonda relazione tra lui e il Padre. L’unità tra i suoi seguaci non è semplicemente l’assenza di conflitti, bensì un legame spirituale profondo che riflette l’unità della Santa Trinità. La preghiera di Gesù, all’interno del Vangelo di Giovanni, 17, 21, chiede ai credenti di essere uno come lui e il Padre sono uno, dimostrando che la nostra unità è fondata sulla nostra relazione con Cristo e sulla nostra missione collettiva di condividere la Buona Novella. Il comandamento primario di Gesù, cioè di amarsi gli uni gli altri come lui ci ha amati (Giovanni 13, 34-35), sottolinea come questo amore sia l’essenza della nostra unità. Questo amore sacrificale e disinteressato rappresenta sia il legame che tiene unita la nostra comunità sia la testimonianza principale del nostro discepolato. La preghiera di Gesù di manifestare la nostra unità al mondo (Giovanni 17, 23) è testamento perenne radicato nella sua missione divina. Gli apostoli riprendono questo tema nei loro insegnamenti. Le epistole di Paolo sottolineano l’importanza dell’unità all’interno della Chiesa, esortandoci a vivere in modo degno della nostra vocazione, con umiltà, cordialità, pazienza e amorevole sopportazione (Efesini 4, 1-3). La visione dell’unità che Paolo propone nella Lettera ai Romani, 12, 6, mostra la varietà dei doni che costituiscono il corpo di Cristo. Il suo appello a intessere relazioni armoniose, nella seconda Lettera ai Corinzi, 13, 11, e in quella ai Filippesi, 2, 1-2, invita i credenti ad abbracciare una sola mente e un solo spirito nel proprio impegno verso Cristo, riaffermando così il mandato divino all’unità e al contempo riconoscendo la nostra diversità. Nella Lettera agli Efesini, 4, 4, trovano sintesi gli insegnamenti di Paolo sull’unità, quando si viene ancora una volta a sottolineare come i seguaci di Cristo manifestano che “uno solo è il corpo, uno solo è lo Spirito”, uniti in un’unica speranza. Questa metafora indica la Chiesa come un’entità unificata che trascende le barriere di qualunque geografia, nazionalità, etnia e tradizione. Paolo utilizza la metafora della Chiesa come Corpo di Cristo per descrivere la sua unità, data dalla diversità dei suoi membri. Scrive ai Corinzi: “Cristo è come un corpo che ha molte parti. Tutte le parti, anche se sono molte, formano un unico corpo” (1 Corinzi 12, 12). Con i Colossesi, Paolo riflette sul ruolo di Cristo come capo del Corpo, unificato a partire da diverse membra, affermando: “Egli è anche capo di quel corpo che è la chiesa” (Colossesi 1, 18). Pertanto, pur essendo composta da molte parti, la Chiesa opera come un insieme coeso. Ogni suo membro ha un ruolo unico e contribuisce alla vita e alla missione generale della Chiesa. Riconoscere di esser parte di un unico corpo universale in Cristo incoraggia la collaborazione globale nel diffondere il suo Vangelo e nel servire l’umanità, spostando l’attenzione dalle divisioni interne verso una missione comune. Al contrario, limitare il mandato del Signore di andare nel mondo e rendere discepoli tutti i popoli (Matteo 28, 19) a una comunità definita da confini etnici, geografici o socio-economici, la priverebbe di uno dei fondamenti essenziali della Chiesa, così come stabiliti dal Signore: l’unità dei suoi seguaci in tutto il mondo. Il concetto di Efesini 4, 4 che “uno solo è il corpo” evidenzia anche la natura della Chiesa. Il cristianesimo trascende i confini culturali e nazionali, unendo i credenti di tutto il mondo nella fede e nella speranza. Questa comunione, come descritto in Apocalisse 7, 9, dove ogni cultura, tribù, popolo e lingua trova una propria rappresentazione, fornisce forza e incoraggiamento ai credenti, riaffermando il loro legame all’interno del Corpo di Cristo. Nel sottolineare l’importanza dell’unità dei cristiani, Paolo aggiunge che “uno solo è lo Spirito”, riferendosi allo Spirito Santo che sostiene questa comunione e fornisce alla Chiesa il potere di compiere la sua missione. Per i credenti, lo Spirito Santo è fonte di vita e di orientamento spirituale ed è responsabile del garantire che i diversi membri della Chiesa siano uniti nella fede e nel proprio scopo comune. Lo Spirito muove ad una profonda affinità spirituale tra i credenti, trascendendo le differenze e creando un legame che riflette l’unità della Santissima Trinità. Questo legame spirituale condiviso è il fondamento della riconciliazione, guida i credenti e fornisce loro, a livello globale, gli strumenti necessari per portare avanti una testimonianza e un ministero efficaci. Ciò contribuisce ad armonizzare le diverse espressioni di fede con la missione fondamentale della Chiesa.
La dottrina sull’unità della Chiesa viene ulteriormente ampliata dall’apostolo nella Lettera agli Efesini, 4, 4, quando egli afferma che tutti i cristiani sono chiamati all’unica speranza della salvezza e della vita eterna. Affermare che “una sola è la speranza” significa proclamare che tutti i credenti tendono allo stesso obiettivo: la vita eterna in Cristo. Questo è l’obiettivo ultimo e la motivazione della vita cristiana, che fornisce una visione e uno scopo comune a tutti i credenti, unendoli nel cammino di fede e nella vita quotidiana. Questa visione condivisa supera i divari confessionali e culturali, incoraggiando i cristiani a collaborare in ogni modo possibile. Fare della speranza condivisa l’obiettivo della nostra vocazione di cristiani definisce la nostra appartenenza alla Chiesa in termini di comunione mondiale, nella speranza della salvezza e della vita eterna. In un mondo con tradizioni ed espressioni di fede cristiana diverse tra loro e spesso contrastanti, il passaggio 4, 4 della Lettera agli Efesini ci ricorda che tutti i credenti fanno parte dell’unico Corpo di Cristo. Questa unità non ha a che fare con l’uniformità, bensì con un impegno comune a rispettare e condividere le verità fondamentali della fede cristiana. Pertanto, l’unità si pone come una vigorosa testimonianza della potenza trasformativa dello Spirito Santo, nel momento in cui cristiani di diversa provenienza si uniscono con autenticità e sincerità per raggiungere un obiettivo e una visione condivisi. La Chiesa apostolica armena, attraverso le sue pratiche e i suoi insegnamenti, propone una profonda riflessione sull’essenza dell’unità all’interno del Corpo di Cristo, intesa non solo come semplice concetto, ma come realtà viva e pulsante. Recitando il Credo, i fedeli dichiarano di credere in “una Chiesa santa, cattolica e apostolica”, professando così la centralità di questa unità nella loro vita spirituale. Questo impegno all’unità trova la sua massima espressione nelle sinassi eucaristiche della Chiesa, dove le preghiere della comunità non hanno come unici destinatari i cristiani di tutto il mondo e i loro leader spirituali, ma anche l’unità della Chiesa stessa. Ogni domenica, durante la liturgia, i fedeli si abbracciano l’un l’altro e cantano: “La Chiesa è diventata una”, manifestazione tangibile della loro fede collettiva e dello scopo condiviso che li unisce. La lunga storia della Chiesa armena e dei suoi leader, costellata dalla presenza di numerosi martiri, è una chiara testimonianza dell’impegno incrollabile degli Armeni e della loro capacità di preservare la fede cristiana nella terra d’Armenia e nella regione circostante. L’unità all’interno della Chiesa dovrebbe trascendere l’affermazione dottrinale; infatti, si tratta di un’esperienza vissuta che approfondisce l’identità spirituale dei fedeli e rafforza la loro testimonianza collettiva. Abbracciando e vivendo questa unità, la Chiesa apostolica armena non solo onora le sue sacre tradizioni, ma contribuisce anche in modo significativo alla maggiore unità della Chiesa di Cristo. Questa riflessione ci invita a riconoscere e abbracciare il potere trasformativo dell’unità, sia all’interno delle nostre comunità di fede sia nella Chiesa più ampia. La maturità spirituale implica l’accettazione delle nostre differenze e la ricerca dell’unità, da praticarsi con lo stesso vigore che infondiamo nella ricerca dell’accuratezza dottrinale. La nostra forza risiede nella capacità di riflettere Cristo nella nostra unità, mostrando al mondo il suo amore e la sua grazia. Vivendo questa chiamata divina, adempiamo alla nostra missione e onoriamo Cristo, facendo avanzare il suo Regno sulla terra. Accogliamo questa chiamata divina all’unità, non come un ideale astratto ma come un’espressione vitale della nostra fede. In un mondo in cui il Corpo di Cristo è ferito dalle divisioni nelle e tra le varie tradizioni e confessioni, l’appello dell’apostolo all’unità è rivolto a ciascuno di noi, non solo come comunità ecclesiali distinte, ma anche come individui che fanno parte di altrettante comunità. Vivendo in unità, non solo testimoniamo l’amore e il potere di nostro Signore Gesù Cristo, ma incarniamo anche l’essenza dei suoi insegnamenti. Sostenendoci a vicenda e celebrando i nostri doni e talenti così diversi, diveniamo riflesso del cuore di Cristo e promuoviamo la sua opera sulla terra.
Qui il materiale per la Settimana:

