L’Annunciazione di Domenico Piola: tela restaurata ed esposta al Museo Diocesano

Giovedì 9 aprile è stato presentato al Museo Diocesano il restauro dell’Annunciazione di Domenico Piola, opera proveniente dal Monastero delle Romite Battistine di Genova Sturla.
La genesi e lo sviluppo di questo importante recupero è stato raccontato, oltre che dalla scrivente come Conservatore del Museo, da Rossana Vitiello Direttrice dei lavori – Soprintendenza ABAP per la Liguria, e da Antonio Silvestri che, insieme ai suoi collaboratori, si è occupato del restauro.
La brillantezza delle cromie, la qualità della composizione e la resa pittorica sono testimonianza della maestria dell’artista genovese che, insieme a Valerio Castello e Gregorio De Ferrari – con i quali l’opera condivide la collocazione nella sala museale – è stato uno dei protagonisti della stagione barocca genovese.
Nonostante il grande valore del dipinto, questo risultato non è stato facile da ottenere, sia per quanto riguarda il recupero delle risorse economiche che per l’intervento conservativo che è stato realizzato.

La sua scoperta, quasi accidentale, risale a circa una decina d’anni or sono, durante un sopralluogo nel monastero di Sturla: qui la pala era conservata nella sacrestia, probabilmente a partire già dagli anni Venti del secolo scorso quando le monache Battistine avevano dovuto abbandonare la loro sede originaria situata nella salita omonima, nella zona di Portello. In questa chiesa – ora adibita a palestra scolastica – la segnala infatti Federico Alizeri nel 1846, all’interno della sua Guida artistica per la città di Genova.
Le condizioni conservative erano molto delicate: l’opera aveva subito diverse manomissioni, segno della sua ulteriore provenienza da un altro sito monastico che Daniele Sanguineti, autore di una recente e completa monografia su Piola, individua nel Convento di San Benigno di Capodifaro.
I diversi passaggi, gli adattamenti e una conservazione non adeguata sembravano però non aver provocato danni significativi alle parti pittoriche, così che il suo recupero si presentava come un’operazione concretamente realizzabile.
Sono però trascorsi diversi anni dal momento in cui Antonio Silvestri, incaricato del restauro, ha potuto visionare per la prima volta l’Annunciazione, all’individuazione di uno sponsor che potesse renderlo attuabile.

Grazie ad un lavoro di collaborazione tra Grazia Di Natale, Coordinatrice dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi di Genova, Rossana Vitiello funzionaria della Soprintendenza incaricata del territorio che ha nel frattempo sostituito il compianto Massimo Bartoletti, il Museo Diocesano e il restauratore, e con il fondamentale supporto di un bando della Compagnia di San Paolo dedicato a interventi di restauro su beni artistici in situazione di emergenza, si è ottenuto il contributo necessario.
Nell’incontro, il restauratore Antonio Silvestri ha ricordato diverse fasi del suo intervento, tra cui la difficoltà di far uscire l’opera dalla sacrestia e la necessità di avvolgere la grande tela su un rullo, proteggendone il colore, fino alle scelte tecniche più delicate tra cui l’operazione di eliminare le parti aggiunte riportandolo alla sua dimensione originaria. In tutti questi passaggi c’è stato un lavoro di ascolto e collaborazione continua tra i diversi enti.
All’interno della produzione di Domenico Piola, così come ha indicato Rossana Vitiello, l’opera si colloca negli anni Ottanta del Seicento, a seguire peraltro la meravigliosa pala di identico soggetto conservata nella Chiesa dell’Annunziata del Vastato, rispetto alla quale l’artista lavora conferendo un maggior equilibrio compositivo e una volumetria più compatta delle figure.
In attesa della redazione di un testo di approfondimento che racconti questo importante risultato, l’opera è visitabile al Museo, in una sala che, con quest’ultimo arrivo, racconta in modo cromaticamente palese la straordinaria verve pittorica dei grandi maestri del barocco genovese.

 

Paola Martini
Conservatrice Museo Diocesano