Giovedì 5 febbraio nell’Aula Magna di via Balbi dell’Università di Genova, si è tenuto l’incontro dal titolo “La speranza che costruisce ponti: una giornata di riflessione in Università”. Un appuntamento che ha intrecciato saperi diversi, esperienze concrete e sguardi giovani, mettendo al centro una parola quanto mai necessaria nel nostro tempo: speranza.
Non una speranza astratta o consolatoria, ma una speranza che prende forma, che si traduce in gesti, relazioni, scelte quotidiane. Una speranza capace di costruire ponti: tra discipline, tra popoli, tra generazioni, tra mondi che spesso restano separati.
La giornata, introdotta da Don Gianfranco Calabrese, Vicario episcopale per l’annuncio del Vangelo e la missionarietà, ha visto la partecipazione di diversi relatori, ciascuno dei quali ha offerto uno sguardo originale sul tema, costruendo un “ponte” diverso, frutto della propria esperienza, sensibilità e professionalità.
A guidare e accompagnare i diversi interventi sono stati Eleonora Russo, coordinatrice dell’Ufficio Università della Diocesi di Genova, e don Tommaso Danovaro, assistente spirituale della Pastorale universitaria.
La giornata ha assunto fin da subito una forte dimensione internazionale e interculturale grazie al contributo degli studenti del Patriarcato Latino di Gerusalemme. La loro visita a Genova, avvenuta nell’ottobre 2025, e il VIDEO inviato per l’occasione hanno reso visibile come la speranza possa diventare incontro tra popoli, dialogo tra culture e fedi diverse, desiderio condiviso di pace. In un tempo segnato da conflitti e divisioni, l’università si conferma così luogo privilegiato di dialogo e di costruzione di legami capaci di superare confini geografici e culturali. Come ha sottolineato Don Tommaso nell’introdurre il video, “Faten, Katia e Pauline ci raccontano cosa vuol dire per loro edificare ponti di speranza, e del ponte aperto con la nostra città”.
A partire da questa apertura al mondo, l’attenzione si è concentrata sullo sguardo dei giovani universitari, grazie all’intervento della FUCI con la riflessione di Gabriele Cela sul tema “Che cos’è la speranza oggi in università?”. Per i giovani universitari fucini, la speranza non è evasione dalla realtà, ma presenza concreta, quotidiana, capace di assumere la complessità del mondo senza delegare ad altri la responsabilità del cambiamento.
Riprendendo le parole di don Lorenzo Milani – “A che serve avere le mani pulite se si tengono in tasca?” – è emersa un’idea di speranza che si costruisce attraverso comunità, impegno e formazione di coscienze libere e responsabili.
Una tradizione, quella della FUCI, che affonda le radici nella storia del nostro Paese e che continua a generare giovani capaci di uno sguardo critico, competente e profondamente umano.
La riflessione si è poi allargata al ruolo istituzionale dell’università come spazio di inclusione, attraverso la presentazione del Polo Universitario Penitenziario dell’Università di Genova da parte di Massimo Ruaro.
Il PUP, attivo dal 2016, garantisce il diritto allo studio alle persone detenute, accompagnandole in percorsi formativi che diventano veri e propri ponti verso la comunità esterna. Numeri, progetti e testimonianze raccontano di un’università che sceglie di non escludere, di abitare anche i luoghi della marginalità, riconoscendo nello studio una possibilità concreta di riscatto, responsabilità e reinserimento sociale.
Infine, lo sguardo si è spostato sulla dimensione simbolica e storica del “costruire ponti”, grazie alla riflessione di Sergio Lagomarsino.
Attraverso un viaggio nella storia dell’ingegneria, dai ponti dell’antichità alle grandi opere moderne, è emerso come ogni ponte racconti una scelta di fiducia nel futuro.
Dalla distruzione alla ricostruzione, come nel caso del ponte di Mostar o del ponte ferroviario di Recco, i ponti diventano segni concreti della capacità dell’uomo di resistere, ricominciare e tenere unite le comunità.
A concludere la giornata sono stati gli interventi del Magnifico Rettore dell’Università di Genova, Prof. Federico Delfino, e dell’Arcivescovo di Genova, Mons. Marco Tasca, che hanno raccolto e rilanciato i molteplici spunti emersi nel corso dell’incontro.
Entrambi hanno sottolineato il valore del dialogo tra mondo accademico ed ecclesiale, riconoscendo nell’università un luogo privilegiato di formazione integrale della persona e, al tempo stesso, uno spazio in cui la speranza può tradursi in responsabilità civile, culturale e sociale.
Il successivo scambio di doni tra le due realtà – accademica ed ecclesiale – ha rappresentato un segno concreto di questo cammino condiviso: un gesto semplice ma carico di significato, espressione di una alleanza che non si esaurisce in un singolo evento, ma che guarda al futuro, nella convinzione che solo costruendo ponti tra saperi, istituzioni e comunità sia possibile generare autentici percorsi di speranza.