Sinodo: per essere testimoni di una Chiesa capace di verità e di annuncio – I tre anni di cammino

“Cosa siamo andati a vedere”, sabato scorso, 8 giugno, alla Sala Grecale in Porto Antico? Mi viene da prendere in prestito, adattandolo, questo passaggio del Vangelo di Matteo ripensando a quanto abbiamo condiviso, con l’evento di chiusura del terzo anno di Cammino sinodale della Chiesa e della città di Genova. Siamo andati a vedere uno spettacolo? Spero di no, anche se abbiamo potuto godere della bravura di artisti di prima grandezza, Laura Sicignano, Mirna Kassis, Gian Piero Alloisio, che ci hanno aiutato a riflettere il nostro percorso di chiesa nello specchio esistenziale del teatro e della musica.
Siamo andati a vedere una “Chiesa” sbattuta dal vento, che deve per forza aprirsi all’ultima alterità, alla prossima modernità di cui bisogna stare al passo?
È il timore di chi nutre dubbi e contrarietà a proposito del Cammino ma non è questo il rischio, anche se fr. MichaelDavide Semeraro, monaco benedettino che, dall’Abbazia di Novalesa, ci ha raggiunti per mettere il nostro cammino locale in quello universale, è venuto a parlarci di una “Chiesa che morirà”, dal titolo provocatorio del suo ultimo libro, e di come sia necessario, dopo aver compreso bene il concetto di “una chiesa di tutti tutti tutti”, muoverci di conseguenza verso una più radicale chiesa che accoglie “tutto di tutti” e questo perché solo una chiesa che rinuncia sarà ancora capace di testimoniare il Vangelo. Infatti “la chiesa – ci ha ricordato Semeraro – è l’invenzione della compassione di Cristo per l’umanità” e “l’esperienza spirituale dice chiaramente che quando si è disposti realmente a perdere tutto, normalmente non si perde niente”.
Siamo andati a raccontarci “tra di noi” se e quanto siamo stati bravi nel camminare insieme? Credo di no, anche se l’Equipe sinodale ha fatto un gran lavoro in questi tre anni e, nella mattinata, alcuni video e diverse presenze sul palco ci hanno portato la testimonianza ampia e corale – più di 40 persone dai vicariati e dagli incontri diocesani – della bellezza della strada fatta, di molte relazioni ritrovate, del rilancio degli organismi di partecipazione, di una speranza riaccesa, senza nascondere la fatica, le cose che non funzionano, i consigli per migliorarci.
Infine, siamo andati a sentir parlare il vescovo p. Marco Tasca della Lettera Pastorale “Evangelizzazione, sinodalità e fraternità di parrocchie”? Sì, ma come punto di partenza e non di arrivo. In altre parole, non mettiamola nel cassetto (“fatta la festa, gabbato lo santo”) ma – come ci ha chiesto p. Marco – “parliamone, mi raccomando, parliamone” per crescere come chiesa di Genova che evangelizza, testimoniando un modo di vivere sinodale e fraterno.
Ecco, questo siamo andati a fare, sabato mattina alla Sala Grecale: testimoniare una chiesa capace di verità senza rigidità e di annuncio senza esclusione. “Quanto resta della notte?” è stato il titolo tratto da una canzone di Guccini ispirata al profeta Isaia. Siamo andati a vedere l’alba, tutti insieme. Ed è stato bello.

Don Gianni Grondona
Vicario episcopale
per la comunione ecclesiale
e la sinodalità

 

Tre anni di Cammino, un riassunto in immagini per raccontare le emozioni, le ragioni e i sentimenti di un percorso che ha cercato di ascoltare tutti e ha trovato il coinvolgimento di molti, laiche e laici, consacrate e consacrati e preti, nei vicariati, nelle parrocchie, nelle associazioni e nei movimenti ecclesiali, nelle diverse espressioni della città.

Il video è stato realizzato da ExTRA ed è stato proiettato come apertura di “Quanto resta della notte?” (8 giugno 2024 – Sala Grecale, Porto Antico di Genova).

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