Siamo pellegrini diversi per provenienza, età, ministero.
Siamo pellegrini con le nostre storie, gioie e dolori, fatiche e speranze.
Siamo pellegrini sulle orme di san Francesco di Assisi, nostro patrono.
Siamo pellegrini come Chiesa, popolo di Dio che è in Genova.
Siamo pellegrini alla sequela di Cristo, nostro Signore e Salvatore.
Queste parole sono risuonate nel piazzale antistante la grande basilica di Santa Maria degli Angeli, all’inizio del primo appuntamento del pellegrinaggio diocesano giunto ad Assisi nel pomeriggio di sabato 7 marzo.
I tanti da Genova erano finalmente riuniti all’ombra della piccola Porziuncola, espressione della minorità scelta e vissuta fino in fondo dal santo di Assisi. Un grande popolo di oltre trecento persone che si è riunito nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, per vivere, con lo sguardo rivolto ai Crocifissi processionali che li precedevano, il luminoso esempio della santità di Francesco.
È sembrato questo il modo più naturale per vivere il nostro pellegrinaggio.
Dopotutto, un evento, per essere realmente “diocesano”, deve essere espressione della comunità ecclesiale che vive in quel determinato territorio intorno al suo Vescovo, chiamata ad incarnare la presenza di Cristo come suo Corpo, anche nelle modalità e con i linguaggi dell’umanità che abita quella realtà.
E le Confraternite da molti secoli sono espressione proprio di questo.
Ecco allora i Crocifissi processionali, con i “cristezzanti”, i membri del priorato diocesano e una rappresentanza di più di 15 confraternite aprire la grande processione che ci ha introdotto alla Celebrazione Eucaristica.
I colori delle cappe e dei tabarri, il suono dei canti dei Cristi si è fuso con quello delle preghiere e dei canti liturgici, dei passi degli uomini e delle donne guidati dal loro Vescovo.
Proprio l’Arcivescovo ha fortemente voluto questo momento comunitario e per le Confraternite era doveroso rispondere al suo invito portando il nostro particolare modo di essere pellegrini.
I grandi crocifissi processionali, giunti dalle confraternite di Morte e Orazione della Costa di Rivarolo e SS. Annunziata di Ruta di Camogli, hanno ben rappresentato una delle peculiarità più radicata e significativa dei nostri sodalizi e sono stati ancora una volta testimonianza del Cristo morto e risorto.
Tante persone infatti si sono lasciate interrogare da queste immagini e hanno presentato le loro domande o espresso la loro ammirazione.
Tanti altri invece si sono semplicemente uniti alla preghiera o ci hanno accompagnato con lo sguardo.
Ancora una volta abbiamo quindi fatto esperienza di Chiesa, del nostro essere confratelli e consorelle, perché innanzitutto figli dello stesso Padre, pellegrini in cammino verso la Vita Eterna, preceduti da tanti uomini e donne che hanno camminato alla luce della presenza di Cristo, come Francesco, esempio vivo ieri, come oggi.
Don Davide Sormirio
