Il 2026 si sta sviluppando come un “annus felix” per la confraternita di San Giovanni Battista de’ Genovesi!
A gennaio 2025 è stato nominato il nuovo rettore della nostra chiesa in Trastevere: don Paolo Costa, presbitero dell’Arcidiocesi di Genova e docente di Nuovo Testamento presso il Pontificio Istituto Biblico a Roma, oltre che di Diritto Romano presso l’Università di Genova.
Don Paolo Costa ricopre l’incarico che fu già di don Giovanni Cereti e prima di lui di numerosi sacerdoti liguri, tra i quali primeggia Monsignor Giacomo Della Chiesa (assunto al soglio pontificio con il nome di Benedetto XV) che fu Governatore Ecclesiastico della Confraternita dal 1893 al 1908, quando venne eletto arcivescovo di Bologna.
L’inizio del ministero di don Paolo è stato accompagnato a gennaio dall’ingresso di dieci nuovi confratelli, liguri che abitano a Roma, tra i quali – oltre a stimati professionisti e accademici – alcuni sacerdoti genovesi che studiano presso le università pontificie dell’Urbe: don Francesco Quell’Oller e don Giovanni Vaccaro.
Tra in nuovi ascritti di ascendenze liguri anche P. Marc Rastoin S.I., docente presso il Pontificio Istituto Biblico.
A marzo, in occasione della festa della Beata Vergine della Misericordia, sono state ascritte sette nuove consorelle alla congregazione femminile di Nostra Signora della Misericordia di Savona, associata alla confraternita.
Un’iniezione di forze nuove (e anche giovani) che permetteranno alla confraternita di rinnovare e rinsaldare la sua attiva presenza nella vita pastorale della città di Roma, restando al contempo fedele anche a uno degli aspetti peculiari di promozione, testimonianza e diffusione della “cultura” genovese e ligure, cercando di rendere onore alla propria storia plurisecolare.
Meliaduce Cicala, nobile genovese, prelato della Curia romana, lasciò alla propria morte nel 1481, un’importante eredità destinata alla costruzione e gestione di un ospedale destinato alla cura dei marinai genovesi, le cui navi approdavano nel porto di Ripa.
La sede della struttura fu quasi subito stabilita a Trastevere, alle spalle della Chiesa di Santa Cecilia, comoda rispetto al porto e in una zona ove i genovesi avevano molti fondaci e magazzini.
Da allora la sede è sempre stata in quell’area del rione ove probabilmente Baccio Pontelli realizzò il chiostro.
I beni lasciati in eredità da Meliaduce Cicala vennero maldestramente amministrati dalla Camera apostolica e già nel 1550 l’ospizio dovette essere chiuso per estinzione delle rendite.
Provvidenzialmente Giovanni Battista Cicala, nipote di Meliaduce, rinnovò la dotazione finanziaria della fondazione e Giulio III con bolla del 9 luglio 1553, istituì la Confraternita di San Giovanni Battista de’ Genovesi, alla quale fu attribuito un autonomo patrimonio e la gestione perpetua dell’Ospitale.
Nel tempo il prestigio e le responsabilità della Confraternita crebbero: essa assunse anche funzioni consolari e para diplomatiche per la Repubblica di Genova e ricevette la facoltà di ottenere la liberazione un condannato a morte il giorno di san Giovanni Battista.
Beni e rendite si incrementarono grazie a lasciti di nobili genovesi: infatti, fra i confratelli furono ascritti numerosi membri delle famiglie patrizie genovesi e liguri presenti nell’Urbe.
L’Ospedale accolse marinai non solo liguri ma parimenti di altre nazionalità: siciliani, pisani, veneziani e provenzali e fu caratterizzato dalla presenza di medici di grande prestigio e competenza, fra i quali diversi archiatri pontifici.
L’attività dell’ente proseguì ininterrottamente fino al 1704, quando l’ospedale fu chiuso per mancanza di rendite adeguate, mentre l’attività ospedaliera e assistenziale continuò mediante la locazione di posti letto presso l’Ospedale Fatebenefratelli.
Con l’estinzione della Repubblica Ligure, la Confraternita sperimentò un periodo di decadenza dal quale si riscattò ben presto, reinterpretando il proprio ruolo spirituale e assistenziale. Si svilupparono, in particolare, l’assistenza spirituale e le opere di misericordia e cura dei malati, dei moribondi e defunti di origine genovese in Roma. Al contempo si indirizzò l’assistenza istituendo sussidi specifici per fornire la dote a ragazze bisognose.
Pur con alterne fortune, tra momenti di decadenza e rinnovato impegno, la Confraternita ha attraversato i cinquecento anni della sua storia, mantenendosi fedele al carisma originario che unisce al profondo legame fra i genovesi e liguri presenti in Roma con la madrepatria l’intensa attività assistenziale spirituale e caritatevole sul territorio dell’Urbe.
Caso raro è il mantenimento costante della propria sede in Trastevere, in quel piccolo paradiso che è il chiostro detto dei melangoli e degli edifici annessi. Ciò ha permesso di preservare il patrimonio storico-artistico della chiesa e dell’oratorio e di conservare quasi intatto l’importante archivio storico ricco di una copiosa documentazione, anche di tipo medico e farmacologico che meriterebbe ulteriori ed approfonditi studi.
Inoltre, la rettoria gode dell’onore di essere per consuetudine chiesa nazionale del Principato di Monaco.
Fu proprio con Mons. Giacomo Della Chiesa, che la Confraternita conobbe un profondo rinnovamento con un riordino dell’assetto patrimoniale, istitutivo ed amministrativo, che portò all’approvazione definitiva nel 1909 del vigente Statuto, che proprio in questi anni è oggetto di una profonda revisione per aggiornarlo alla luce del nuovo Codice di Diritto Canonico e alle esigenze dei nostri tempi.
Lo Statuto rinnovato confermerà la natura “nazionale” della Confraternita: di essa possono far parte esclusivamente i genovesi o i discendenti da genovesi fino alla terza generazione abitanti in Roma (come era stato confermato da ultimo con un Breve del beato Pio IX del 5 maggio 1849).
La confraternita, come nei secoli passati, vuole restare un angolo di Genova e della Liguria nella città dei Papi e – anche in forza di importanti iniziative spirituali, pastorali e culturali in programmazione – diventare sempre più un punto di riferimento per i pellegrini e i liguri anche solo di passaggio a Roma.
Lorenzo Bernini
