{"id":163,"date":"2020-12-15T16:26:36","date_gmt":"2020-12-15T15:26:36","guid":{"rendered":"http:\/\/www.chiesadigenova.it\/liturgico\/?p=163"},"modified":"2024-11-20T16:20:48","modified_gmt":"2024-11-20T15:20:48","slug":"nuovo-messale-romano-il-padre-nostro-e-il-dono-della-pace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/liturgico\/nuovo-messale-romano-il-padre-nostro-e-il-dono-della-pace\/","title":{"rendered":"Nuovo Messale Romano: il Padre Nostro e il dono della pace"},"content":{"rendered":"<p>La nuova traduzione del Padre Nostro ci invita a sostare per un momento su questo testo che riguarda non solo la preghiera liturgica della Chiesa, ma anche quella personale, familiare e comunitaria.<\/p>\n<p>La scelta della nuova traduzione del Padre Nostro viene operata a partire dalla Bibbia della Cei del 2008, che riportava due cambiamenti. Il primo \u00e8 quello che aggiungeva un \u201canche\u201d alla preghiera per la remissione dei debiti: \u201crimetti a noi nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori\u201d. Il secondo, pi\u00f9 noto, \u00e8 quello che modifica la supplica \u201cnon ci indurre in tentazione\u201d in \u201cnon abbandonare alla tentazione\u201d.<\/p>\n<p>I criteri utilizzati per operare questi piccoli cambiamenti sono diversi: nel primo caso, si tratta di garantire una maggiore fedelt\u00e0 al testo originale greco e alla sua traduzione Latina, che riportava un \u201canche\u201d (sicut \u201cet\u201d nos dimittimus\u2026); Nel secondo caso, il criterio utilizzato \u00e8 stato di tipo pi\u00f9 pastorale dal momento che si \u00e8 ritenuto che la traduzione precedente, pur corretta dal punto di vista lessicale (\u201cnon ci indurre\u201d), corresse il rischio di trasformare Dio Padre nel tentatore.<\/p>\n<p>Non sono mancate, infatti, altre proposte, come ad esempio: \u201cfa\u2019 che non cadiamo nella tentazione\u201d (come nella versione spagnola e Francese), oppure: \u201cNon abbandonarci nella tentazione\u201d, o ancora: \u201cnella tentazione, non abbandonarci\u201d. Addirittura c&#8217;era chi riteneva che l&#8217;antico \u201cNon ci indurre in tentazione\u201d fosse ancora la traduzione migliore, pi\u00f9 fedele all&#8217;originale greco, anche se indubbiamente esposto a fraintendimenti. Nella supplica \u201cNon abbandonarci\u201d, noi chiediamo semplicemente che ci stia a fianco sempre, quando siamo nella tentazione e quando stiamo per entrarvi.<\/p>\n<p>Certamente pu\u00f2 essere una traduzione soddisfacente: difficile \u00e8 il compito di chi \u00e8 chiamato a tradurre il senso di un testo dalla cultura di partenza a quella di arrivo, rimanendo fedele all\u2019originale.<\/p>\n<p>Ora che \u00e8 giunto il momento di cambiare, tutti possiamo cogliere di quanto ogni traduzione abbia comunque bisogno di un\u2019interpretazione e come anche le altre espressioni del Padre nostro (da \u201csia santificato il tuo Nome\u201d a \u201cSia fatta la tua volont\u00e0\u201d), devono essere decifrate per essere pienamente comprese e apprezzate nel loro senso pi\u00f9 profondo.<\/p>\n<p>Un altro piccolo cambiamento lo troviamo nella monizione affidata al diacono, prima dello scambio di pace, da \u201cil segno\u201d a \u201cil dono della pace\u201d. Il linguaggio del dono che racchiude il senso profondo del Mistero eucaristico: fa la sua comparsa nei riti di comunione della Messa e sottolinea il fatto che, prima di essere un compito e un impegno, la pace del Signore, come la fede, la speranza e la carit\u00e0, \u00e8 un dono che da Lui proviene.<\/p>\n<p>La presenza del dono della pace all\u2019interno dei riti di comunione \u00e8 una caratteristica singolare del rito romano: tutti gli altri riti cristiani (quello ambrosiano e quello bizantino, ad esempio) prevedono il gesto dello scambio della pace prima di entrare nella liturgia eucaristica. Il motivo di questo anticipo \u00e8 custodito nel vangelo, che riporta il detto di Ges\u00f9: \u201cSe dunque presenti la tua offerta sull\u2019altare e l\u00ec ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia l\u00ec il tuo dono davanti all\u2019altare e va\u2019 a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono\u201d (Mt 5,26-27). Da qui il gesto di pace prima della presentazione dei doni.<\/p>\n<p>Ricordiamo che Benedetto XVI ha invitato a moderare il gesto della pace, evitando di assumere posizioni eccessive. Di qui l\u2019invito alla sobriet\u00e0 di un gesto che si limita a scambiare la pace con chi sta pi\u00f9 vicino.<\/p>\n<p>Altro elemento \u00e8 l\u2019uso del canto per il segno della pace: la Congregazione per il Culto Divino 2004, vieta il canto della pace e al contempo chiede ai ministri di non uscire dal presbiterio per compiere il segno della pace. Appartiene infatti alla logica del simbolo la capacit\u00e0 di mostrare il livello pi\u00f9 profondo del senso di un gesto attraverso, anche e soprattutto, la sobriet\u00e0.<\/p>\n<p>Lo scambio della pace rivolto a pochi \u00e8 simbolo di un dono che ci scambiamo come proveniente da Signore, destinato a tutti. In ogni caso, l\u2019invito a far risuonare il linguaggio del dono corrisponde all\u2019importanza di cogliere il sentimento della pace come dono del Padre offerto in tutta la celebrazione eucaristica: ai riti di inizio (\u201cla grazia e la pace di Dio\u2026 siano con tutti voi\u201d; \u201cGloria a Dio nell\u2019alto dei cieli e pace in terra\u2026\u201d), alla comunione (\u201cdona a noi la pace\u201d); al congedo (\u201cla Messa \u00e8 finita, andate in pace\u201d).<\/p>\n<p>Nella liturgia eucaristica, al momento della frazione del pane, sono concentrati gesti e parole che hanno come scopo non solo quello di invitare ad accedere alla comunione, ma anche a riconoscere nel pane spezzato l\u2019Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo e a prepararsi a ricevere personalmente e in modo comunitario il Dono eucaristico. La novit\u00e0 consiste in un semplice spostamento delle parole che accompagnano il gesto di mostrare l\u2019ostia sollevata sulla patena o sul calice. Anzich\u00e9 la successione: \u201cBeati gli inviatati alla cena del Signore\u2026\u201d, troviamo la successione: \u201cEcco l\u2019Agnello di Dio, ecco colui che toglie i peccati del mondo. Beati gli invitati alla cena dell\u2019Agnello\u201d. Il motivo di questo spostamento non \u00e8 altro che quello della fedelt\u00e0 al modello dell\u2019edizione latina, che prevede la formula: \u201cEcce Agnus Dei, ecce qui tollit peccata mundi. Beati qui ad cenam Agni vocati sunt\u201d. Questo piccolo cambiamento \u00e8 come un invito a riscoprire la forza e il valore dell\u2019ostensione eucaristica del pane spezzato.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Mons. Gianluigi Ganabano<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Direttore Ufficio liturgico<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La nuova traduzione del Padre Nostro ci invita a sostare per un momento su questo testo che riguarda non solo la preghiera liturgica della Chiesa, ma anche quella personale, familiare e comunitaria. La scelta della nuova traduzione del Padre Nostro viene operata a partire dalla Bibbia della Cei del 2008, che riportava due cambiamenti. 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