Capuzzi e Carminati al quinto incontro: “Missionari della pace di Gesù in un mondo in guerra” I VIDEO E LE FOTO

Sabato 14 marzo, con il quinto e ultimo incontro, si è conclusa la Formazione Diocesana 2025/2026, un percorso in cinque tappe a partire dal titolo “Gesù: Pace a voi”, proposto per approfondire la conoscenza di Gesù attraverso una maggiore comprensione della pace che egli dona ai discepoli di ogni tempo. Dopo le riflessioni di Mons. Erio Castellucci, Padre Gaetano Piccolo, Suor Roberta Vinerba e Fra Roberto Pasolini, l’ultimo appuntamento ha affrontato il tema “Gesù: lo Spirito del Figlio Risorto ci spinge alla missione”: come essere missionari, come annunciare il Vangelo e la pace di Cristo ad un mondo in guerra, largamente iniquo, spesso dominato da logiche di violenza e sopruso?

Ne hanno dato concreta testimonianza i giornalisti Lucia Capuzzi, inviata della redazione esteri di Avvenire, intervenuta con un video messaggio da Gerusalemme, da dove in questi giorni sta raccontando la nuova offensiva israelo-statunitense contro l’IRAN, e Fabio Carminati, che per 27 anni è stato caporedattore di quella stessa redazione, parlando in presenza nella Cattedrale di San Lorenzo. Due vite coinvolte, spesso esposte a rischi in contesti drammatici per poter raccontare il mondo con lo sguardo del Vangelo, rovesciare il cannocchiale per rendere vicini e visibili le sofferenze nascoste degli ultimi, cercare le fiammelle di pace, la pace di Gesù, in un mondo bruciato dalle guerre. Come evangelizzare in questo contesto?

Evangelizzare come comunità di pace in mezzo alle crociate del mondo

Prendendo spunto dal recente pellegrinaggio diocesano ad Assisi, nella sua riflessione introduttiva p. Marco Tasca, Arcivescovo di Genova, ha richiamato un passaggio della Regola non bollata (1221) in cui San Francesco raccomanda ai “frati che vanno tra gli infedeli’ di “ordinare i rapporti spirituali in mezzo a loro in due modi. Uno è che non facciano liti o dispute ma siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio” e “l’altro modo è che, quando vedranno che piace al Signore, annunzino la parola di Dio”.

“Questo brano - ha commentato p. Marco - ci racconta come S. Francesco intendesse la missione e l’evangelizzazione. Risuona nelle sue indicazioni l’esperienza dell’incontro che nel 1219, come uomo di pace in mezzo alla Crociata, Francesco ebbe con il Sultano d’Egitto. Cosa ci dicono quell’esperienza e questo passaggio della Regola? La prima cosa è che Francesco considera ogni interlocutore come capace di conversione, capace di lasciarsi affascinare e interpellare dalla proposta evangelica: ‘siano soggetti ad ogni creatura umana per amore di Dio’. Bisogna però che noi per primi crediamo che il Vangelo non è merce di poco pregio o poco appetibile: evangelizzare invece significa sapere che il Vangelo corrisponde alle attese di ogni uomo, dà sapore alla vita, apporta salvezza. Ma come evangelizzare? Francesco indica due tempi. In un primo tempo, c’è una presenza senza ‘liti o dispute’ e questo vale per i frati di allora come per le nostre comunità oggi: il mio essere cristiano è testimoniato da un modo fraterno e riconciliato di stare, la prima forma di annuncio è l'esistenza evangelica come comunità. Solo in un secondo momento, ‘quando vedranno che piace al Signore’ e non quando io penso che sia giusto, si potrà parlare di Dio. È il discernimento di cui abbiamo tanto parlato in questi anni.

Capuzzi. Evangelizzare è esserci, farsi fiammella nell’oscurità

Presenza e discernimento. Sono le necessità dell’annuncio di pace secondo il Vangelo che sono risuonate anche nelle parole di Lucia Capuzzi, da Gerusalemme: “Quanto è significativo e profondo leggere la Scrittura qui, a Gerusalemme, la ‘città della pace’ perennemente in guerra. In ogni parola di Gesù e dei profeti si rivede la realtà dell’oggi ed è incredibile come quella Parola continui a parlare agli uomini e alle donne del nostro tempo. Gerusalemme è la metafora di un mondo in guerra, che non riesce a trovare pace, dove l'unica risposta è la guerra nonostante la realtà dimostri che essa non risolve nessuna delle ragioni per cui viene scatenata. E allora come dire che c'è una buona notizia in un mondo in cui la forza è principio guida di ogni azione tra le nazioni e dentro le nazioni?”

Continua Capuzzi: “Come possiamo annunciare la pace di Gesù in questo mondo in guerra? San Francesco diceva ‘se serve, anche con le parole’. E forse la risposta è proprio questo semplice esserci, stare con le vittime, anche quando le crisi acute passano. La risposta è la presenza come una piccola luce accesa. Papa Leone nel Messaggio per la Pace 2026 ci ha invitati a non abituarci all'oscurità, a guardare le piccole luci accese. Credo che questo sia il compito del discepolo di Gesù, che disarmato e disarmante si fa uccidere piuttosto che uccidere. Ci obbliga a prendere parte non come oscurità ma come luci accese, fiammelle che non possono illuminare tutta l’oscurità ma resistono sapendo che ogni notte prima o poi finisce.

Carminati. Evangelizzare è capovolgere il cannocchiale per raccontare la verità

L’intervento di Fabio Carminati è pacato ma teso e diretto come la realtà di dolore e il bisogno di giustizia su cui ha contribuito a fare luce in tanti paesi del mondo, da giornalista di esteri e da giornalista cristiano. “Per 27 anni sono stato caporedattore della redazione esteri di Avvenire e ho sempre spinto i miei giornalisti a chiedersi come e cosa raccontare della gente che soffre nel mondo. Come raccontare? La risposta è andare sui posti, spesso rischiando la vita o la prigione pur di esserci. E cosa raccontare? La verità. In nome della verità nell’ultimo anno sono morte 129 giornalisti, la maggior parte a Gaza, la maggior parte palestinesi. Il loro è un sacrificio laico per la verità. In tanti anni di professione ho imparato che la realtà va guardata dalla parte sbagliata del cannocchiale, capovolgendolo e usandolo come microscopio, per cercare di arrivare il più vicino possibile al vero, distillando i fatti e le parole. Perché questo è il dramma del nostro tempo: confondere la verità, essere guidati verso altre direzioni da messaggi falsi da cui è difficile sfuggire, bombardati come siamo dai social e dalle intelligenze artificiali.”

La pace dei piccoli è dirompente e spaventa i potenti. Prendere in mano il Vangelo

Raccontare la verità, per Carminati, significa fare luce sulle 56 grandi guerre che oggi infiammano il mondo, tra cui Sudan, Myanmar, Repubblica Democratica del Congo. Significa ricordare che nel 2025 le guerre hanno ucciso 130 mila civili, 54 mila solo in Ucraina, e che le cause sono quasi sempre gli interessi economici e le risorse naturali.

“La verità - afferma Carminati - è che stiamo vivendo la profezia di papa Francesco, la terza guerra mondiale a pezzi, mentre si indeboliscono sempre più le Nazioni Unite come luogo di confronto e conciliazione. La verità è che l’Unione Europea, esempio di convivenza, rappresenta ormai una minaccia per le tre grandi potenze, Usa, Russia e Cina. Raccontare la verità è ricordare che Trump, dalla sua elezione, ha bombardato 8 paesi diversi, ha ripristinato la dottrina Monroe sull’America Latina, è uscito da molti trattati internazionali, compresi quelli sul clima. E che intanto 112 milioni di persone hanno lasciato la loro casa e, di questi, il 40% è in Africa, un continente che non fa notizia, sono davvero pochi i media che ne parlano e tra questi c’è sicuramente Avvenire. Da un paio di mesi, su quel quotidiano, curo la rubrica ‘Cose dell’altro mondo’ e racconto le tante storie di sofferenza che nessuno vede. A contatto con la vita degli ultimi, con vicende intime di desolazione, miseria e ingiustizia, ti rendi conto quanto sia dirompente la parola pace. La pace spaventa, la verità terrorizza e questo perché con la pace non si fanno affari. Alcuni Stati e addirittura un certo pensiero cristiano condannano l’empatia, per esempio con i migranti, come fosse un peccato. Invece la pace è prendere in mano il Vangelo che trasuda di empatia e annunciarlo."

la restituzione dei tavoli del quinto incontro