Il cammino di riforma diventa operativo. Ne parliamo con Fabrizio Carletti

Il cammino di riforma della Curia e dei servizi diocesani di Genova è iniziato poco più di un anno fa. In questo percorso siamo accompagnati da Fabrizio Carletti del Centro Studi Missione Emmaus. È stato un anno di lavoro svolto in maniera differente rispetto a ciò a cui siamo abituati, ma la voglia di partecipare a questo progetto ha fatto sì che si arrivasse fin qui, nonostante le resistenze e i dubbi iniziali.
Soprattutto, abbiamo imparato a conoscerci di più e a capire l’importanza di lavorare insieme, andando oltre i settorialismi dei singoli uffici e servizi, in una visione più corale e collaborativa.
Siamo ora arrivati alla definizione di uno scenario nuovo per la nostra organizzazione, che ci vedrà impegnati a partire dal prossimo anno pastorale.
Fabrizio Carletti ci ha sempre accompagnato in questo primo tratto di strada, e sarà con noi anche nell’attuazione del cambiamento.

In una intervista su Il Cittadino N. 20 Fabrizio fa il bilancio di questo primo anno, e delinea il cammino che ci aspetta.

Abbiamo cominciato un anno fa questo processo di riforma della Curia dando fiducia al progetto anche se, soprattutto all’inizio, abbiamo camminato “al buio”. Che idea ti sei fatto della nostra Diocesi quando ci hai conosciuto?
Ho incontrato un insieme di persone che operavano con dedizione, ma indossando ognuno la propria casacca. Era come vedere tanti giocatori della stessa squadra con maglie diverse. In questi primi cinque incontri è avvenuto qualcosa di importante: pian piano le maglie hanno assunto lo stesso colore e lo stesso stemma. La riforma non coincide soltanto con il futuro assetto organizzativo della Curia, ma è già iniziata attraverso un cambiamento di mentalità e di relazioni. Quello che ho visto crescere è un tema molto caro all’Arcivescovo: la fraternità. Prima ognuno giocava la propria partita; oggi si sta imparando a scendere in campo insieme per una missione comune.

Più volte, in questi primi 5 incontri, ci hai ribadito che è più facile cambiare una mentalità che una struttura. Come si potrà delineare, alla luce di questo primo anno di lavoro, il cammino della Diocesi di Genova nel prossimo anno, che sarà sperimentale ma darà un’impronta sostanziale al lavoro di tutta la Diocesi?
La riforma ha bisogno di almeno tre anni per completarsi. La sfida principale è quella della corresponsabilità: imparare a lavorare in équipe, condividere obiettivi e decisioni, superando logiche individuali o settoriali. Accanto a questo, emerge con forza anche la necessità di una conversione missionaria. Siamo abituati a una Curia che invia documenti o organizza eventi. Dobbiamo uscire sul territorio, metterci in ascolto e accompagnare le comunità facendo un tratto di strada insieme. Il prossimo anno sarà quindi una fase sperimentale ma decisiva. L’obiettivo è dare vita a una “Curia estroversa”, capace di operare sul territorio “con la stessa maglia”, superando appartenenze di ufficio o associazione. Verranno creati gruppi di lavoro composti da persone provenienti da diversi ambiti pastorali, chiamati a confrontarsi su temi specifici e poi a portare questo lavoro nelle comunità locali, in uno stile di ascolto e accompagnamento.

Possiamo dire con sincerità che oggi i territori fanno un po’ fatica. In tante parrocchie non c’è più il parroco residente, spesso i fedeli sono pochi, gli organismi a volte ci sono e a volte no. Pensi che a livello locale questa riforma della curia possa essere recepita?
Questa è una domanda che ci siamo posti spesso in questi primi 5 incontri assembleari. La risposta che ci siamo dati è no, non necessariamente i territori saranno pronti. Ed è giusto così, partendo dal presupposto che ogni territorio ha le sue necessità e le sue esigenze. Possiamo fare un paragone con il cammino sinodale: la Chiesa italiana non era pronta, ma lo è diventata camminando insieme. Il Papa ha dato un’indicazione chiedendo che si iniziasse a vivere il sinodo e non solo a parlarne. Così il territorio: attraverso il dialogo con la Curia e gli Uffici entrerà in un cammino che aiuterà ad acquisire una maggiore consapevolezza.

Come si agirà materialmente?
La Curia costituirà dei team di lavoro su precisi focus tematici, istanze emerse in questi primi incontri di ascolto e discernimento. I team si avvicineranno al territorio per agire delle azioni, aiutandolo a divenire consapevole dell’importanza di quelle azioni, per decidere che cosa fare e per poter poi operare in modo autonomo. È un cammino da fare insieme, non per il territorio ma con il territorio, in una dinamica di reciprocità. La fraternità significa proprio questo: camminare insieme in modo sinodale.

Francesca Di Palma