{"id":823,"date":"2025-12-16T12:48:40","date_gmt":"2025-12-16T11:48:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/ecumenismo\/?p=823"},"modified":"2025-12-16T12:48:40","modified_gmt":"2025-12-16T11:48:40","slug":"pacem-in-terris-il-dialogo-e-una-responsabilita-condivisa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/ecumenismo\/pacem-in-terris-il-dialogo-e-una-responsabilita-condivisa\/","title":{"rendered":"Pacem in terris: il dialogo \u00e8 una responsabilit\u00e0 condivisa"},"content":{"rendered":"<p>Ci sono momenti in cui il dialogo smette di essere una parola ripetuta e diventa un\u2019esperienza concreta, capace di interrogare le coscienze. La Giornata internazionale di studi \u201cPacem in Terris. Il dialogo ecumenico e interreligioso ieri, oggi, domani\u201d, svoltasi il 10 dicembre all\u2019Universit\u00e0 di Genova, presso l\u2019Aula 16 dell\u2019Albergo dei Poveri, sede del Dipartimento di Scienze Politiche e Internazionali, \u00e8 stata uno di questi momenti. Non solo per la significativa ricchezza dei contributi, quanto per il clima che ha attraversato l\u2019intera giornata: un ascolto reciproco che ha restituito al dialogo il suo significato pi\u00f9 autentico. Si \u00e8 trattato di un\u2019esperienza di ascolto e di confronto che ha mostrato come il dialogo tra Chiese e religioni non sia un tema accessorio, ma una responsabilit\u00e0 storica e spirituale, particolarmente urgente nel contesto attuale segnato da guerre, crisi umanitarie e fratture sociali. Per questo, richiamare oggi l\u2019enciclica <em>Pacem in Terris<\/em> di san Giovanni XXIII non significa evocare un documento del passato, ma lasciarsi provocare da una visione profetica della pace. Il riferimento all\u2019enciclica, filo rosso dell\u2019intera giornata, non deve rappresentare un mero richiamo nostalgico, ma pu\u00f2 essere criterio interpretativo capace di orientare il presente. Dai diversi contributi \u00e8 emersa con chiarezza la convinzione che la pace non possa essere ridotta a un equilibrio di poteri o all\u2019assenza di conflitti, ma debba essere intesa come costruzione paziente di relazioni giuste, fondate sulla dignit\u00e0 della persona, sul riconoscimento dell\u2019altro e sulla ricerca del bene comune. La pace non come obiettivo da raggiungere una volta per tutte, ma come processo che coinvolge le persone, le comunit\u00e0 e le istituzioni. Un cammino fragile, che esige conversione dello sguardo e disponibilit\u00e0 a riconoscere nell\u2019altro non una minaccia, ma un interlocutore. In un tempo segnato da conflitti armati, da linguaggi di odio e da nuove forme di esclusione, la presenza attorno allo stesso tavolo di rappresentanti di diverse tradizioni religiose ha assunto un valore simbolico e insieme profondamente concreto. Il dialogo interreligioso, come \u00e8 emerso con chiarezza, non \u00e8 un lusso per tempi di pace, ma una necessit\u00e0 proprio nei tempi di crisi. \u00c8 un atto di responsabilit\u00e0 verso l\u2019umanit\u00e0 ferita, prima ancora che una scelta strategica.<\/p>\n<p>La presentazione del volume <em>Pacem in Terris. Le religioni a servizio della pace<\/em> (Collana \u201cScienze per la Pace\u201d del Centro interdisciplinare di Ateneo \u201cScienze per la Pace\u201d dell\u2019Universit\u00e0 di Pisa, Pisa University Press, 2025), ha permesso di mettere a fuoco il ruolo delle religioni nello spazio pubblico contemporaneo, evidenziando come le tradizioni religiose, pur nella loro diversit\u00e0, condividano un patrimonio etico e simbolico che pu\u00f2 diventare risorsa per la convivenza, a condizione di essere liberato da strumentalizzazioni ideologiche e da chiusure identitarie. In questa prospettiva, il dialogo non \u00e8 apparso come una rinuncia alla propria identit\u00e0, ma come un suo approfondimento.<\/p>\n<p>Particolarmente significativa \u00e8 stata la tavola rotonda interreligiosa, che ha dato voce a rappresentanti di diverse fedi. Il confronto ha mostrato come la pace non sia un tema astratto, ma una pratica concreta che interpella le comunit\u00e0 religiose nei loro contesti quotidiani: nell\u2019educazione, nella formazione delle coscienze, nella testimonianza pubblica. \u00c8 emersa una visione condivisa della pace come cammino, spesso fragile e incompiuto, che richiede perseveranza, fiducia e capacit\u00e0 di abitare le differenze senza annullarle. Eloquente \u00e8 stato il richiamo alle grandi svolte della storia della Chiesa: dal Concilio di Nicea al Concilio Vaticano II. Eventi lontani nel tempo, ma ancora capaci di parlare al presente. I lavori, in tal senso, hanno offerto due ulteriori chiavi di lettura. Da un lato, il richiamo al Concilio di Nicea, a 1700 anni dalla sua celebrazione, ha permesso di rileggere le radici dell\u2019ecumenismo cristiano, mostrando come le questioni dell\u2019unit\u00e0, del primato e della sinodalit\u00e0 non appartengano solo al passato, ma continuino a interrogare le Chiese nel presente, ricordando che l\u2019unit\u00e0 non nasce dall\u2019uniformit\u00e0. Dall\u2019altro lato, il riferimento al Concilio Vaticano II e alla dichiarazione <em>Nostra Aetate<\/em>, bussola per orientarsi in un mondo plurale nel quale la pace passa inevitabilmente attraverso l\u2019incontro, ha evidenziato il lungo cammino compiuto dalla Chiesa cattolica nel riconoscere il valore del dialogo interreligioso come dimensione costitutiva della propria missione nel mondo.<\/p>\n<p>Le riflessioni emerse hanno mostrato come le religioni possano essere, se vissute nella loro autenticit\u00e0, luoghi di riconciliazione e non di contrapposizione. Non perch\u00e9 cancellino le differenze, ma perch\u00e9 insegnano ad abitarle senza trasformarle in muri. In questo senso, il dialogo non impoverisce l\u2019identit\u00e0, ma la purifica, liberandola dalla tentazione della chiusura e dell\u2019autoreferenzialit\u00e0. Nel loro insieme, i lavori del convegno hanno restituito l\u2019immagine di una pace esigente, che non si costruisce senza conflitti, ma attraverso il confronto onesto e il riconoscimento reciproco. Una pace che chiama in causa non solo le istituzioni politiche, ma anche le comunit\u00e0 religiose, il mondo accademico e la societ\u00e0 civile. Da Genova \u00e8 giunto un messaggio che va oltre i confini dell\u2019aula universitaria. La pace, come hanno suggerito i lavori del convegno, non \u00e8 il risultato di accordi astratti, ma il frutto di relazioni coltivate nel tempo, di parole custodite con responsabilit\u00e0, di scelte quotidiane che rifiutano la logica dello scontro. In un mondo che sembra abituarsi alla guerra, il dialogo appare allora come una forma esigente di resistenza morale e spirituale. In questo senso, il convegno genovese ha rappresentato un segno concreto di speranza: la testimonianza che, anche in tempi segnati dalla violenza e dalla paura, \u00e8 possibile creare spazi di parola e di ascolto in cui la fede diventa linguaggio di pace e il dialogo una forma alta di responsabilit\u00e0 verso l\u2019umanit\u00e0 intera. <em>Pacem in Terris<\/em> si \u00e8 rivelata, in questa giornata, non solo un titolo evocativo, ma una chiamata rivolta a tutti: alle comunit\u00e0 religiose, perch\u00e9 sappiano essere segni credibili di riconciliazione; alle istituzioni culturali, perch\u00e9 continuino a creare spazi di pensiero e di ascolto; ai credenti e ai cittadini, perch\u00e9 assumano la pace come responsabilit\u00e0 personale e collettiva. Non una pace facile o immediata, ma una pace possibile, da costruire insieme, giorno dopo giorno, con la pazienza del dialogo responsabilmente condiviso e il coraggio della speranza.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Daniela Tarantino<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci sono momenti in cui il dialogo smette di essere una parola ripetuta e diventa un\u2019esperienza concreta, capace di interrogare le coscienze. La Giornata internazionale di studi \u201cPacem in Terris. 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