{"id":896,"date":"2026-01-28T12:51:10","date_gmt":"2026-01-28T11:51:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/?p=896"},"modified":"2026-01-28T12:51:10","modified_gmt":"2026-01-28T11:51:10","slug":"messaggio-per-la-giornata-mondiale-delle-comunicazioni-sociali-2026","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/messaggio-per-la-giornata-mondiale-delle-comunicazioni-sociali-2026\/","title":{"rendered":"Messaggio per la Giornata mondiale delle Comunicazioni Sociali 2026"},"content":{"rendered":"<div class=\"abstract text parbase vaticanrichtext\">\n<p><b><span class=\"title-1-color\"><i>MESSAGGIO DI SUA SANTIT\u00c0 PAPA LEONE XIV<br \/>\nPER LA LX GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI<\/i><\/span><\/b><\/p>\n<p>_______________________<\/p>\n<div class=\"clearfix\"><b><i>Custodire voci e volti umani<\/i><\/b><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"text parbase vaticanrichtext\">\n<p><i>Cari fratelli e sorelle!<\/i><\/p>\n<p>Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identit\u00e0 e sono l\u2019elemento costitutivo di ogni incontro. Gli antichi lo sapevano bene. Cos\u00ec, per definire la persona umana gli antichi greci hanno utilizzato la parola \u201cvolto\u201d (<i>pr\u00f3s\u014dpon<\/i>) che etimologicamente\u00a0indica ci\u00f2 che sta di fronte allo sguardo, il luogo della presenza\u00a0e della\u00a0relazione. Il termine latino persona (da\u00a0<i>per-sonare<\/i>) include invece il suono: non un suono qualsiasi, ma la voce inconfondibile di qualcuno.<\/p>\n<p>Volto e voce sono sacri. Ci sono stati donati da Dio che ci ha creati a sua immagine e somiglianza chiamandoci alla vita con la Parola che Egli stesso ci ha rivolto; Parola prima risuonata attraverso i secoli nelle voci dei profeti, quindi divenuta carne nella pienezza dei tempi. Questa Parola \u2013 questa comunicazione che Dio fa di s\u00e9 stesso \u2013 l\u2019abbiamo anche potuta ascoltare e vedere direttamente (cfr\u00a0<i>1 Gv<\/i>\u00a01,1-3), perch\u00e9 si \u00e8 fatta conoscere nella voce e nel Volto di Ges\u00f9, Figlio di Dio.<\/p>\n<p>Fin dal momento della sua creazione Dio ha voluto l\u2019uomo quale proprio interlocutore e, come dice San Gregorio di Nissa,\u00a0<a class=\" cleaner\" href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/leo-xiv\/it\/messages\/communications\/documents\/20260124-messaggio-comunicazioni-sociali.html#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a>\u00a0ha impresso sul suo volto un riflesso dell\u2019amore divino, affinch\u00e9 possa vivere pienamente la propria umanit\u00e0 mediante l\u2019amore. Custodire volti e voci umane significa perci\u00f2 custodire questo sigillo, questo riflesso indelebile dell\u2019amore di Dio. Non siamo una specie fatta di algoritmi biochimici, definiti in anticipo. Ciascuno di noi ha una vocazione insostituibile e inimitabile che emerge dalla vita e che si manifesta proprio nella comunicazione con gli altri.<\/p>\n<p>La tecnologia digitale, se veniamo meno a questa custodia, rischia invece di modificare radicalmente alcuni dei pilastri fondamentali della civilt\u00e0 umana, che a volte diamo per scontati. Simulando voci e volti umani, sapienza e conoscenza, consapevolezza e responsabilit\u00e0, empatia e amicizia, i sistemi conosciuti come intelligenza artificiale non solo interferiscono negli ecosistemi informativi, ma invadono anche il livello pi\u00f9 profondo della comunicazione, quello del rapporto tra persone umane.<\/p>\n<p>La sfida pertanto non \u00e8 tecnologica, ma antropologica. Custodire i volti e le voci significa in ultima istanza custodire noi stessi.\u00a0\u00a0Accogliere con coraggio, determinazione e discernimento le opportunit\u00e0 offerte dalla tecnologia digitale e dall\u2019intelligenza artificiale non vuol dire nascondere a noi stessi i punti critici, le opacit\u00e0, i rischi.<\/p>\n<p><i>Non rinunciare al proprio pensiero<\/i><\/p>\n<p>Ci sono da tempo molteplici evidenze del fatto che algoritmi progettati per massimizzare il coinvolgimento sui social media \u2013 redditizio per le piattaforme \u2013 premiano emozioni rapide e penalizzano invece espressioni umane pi\u00f9 bisognose di tempo come lo sforzo di comprendere e la riflessione. Chiudendo gruppi di persone in bolle di facile consenso e facile indignazione, questi algoritmi indeboliscono la capacit\u00e0 di ascolto e di pensiero critico e aumentano la polarizzazione sociale.<\/p>\n<p>A questo si \u00e8 aggiunto poi un affidamento ingenuamente acritico all\u2019intelligenza artificiale come \u201camica\u201d onnisciente, dispensatrice di ogni informazione, archivio di ogni memoria, \u201coracolo\u201d di ogni consiglio. Tutto ci\u00f2 pu\u00f2 logorare ulteriormente la nostra capacit\u00e0 di pensare in modo analitico e creativo, di comprendere i significati, di distinguere tra sintassi e semantica.<\/p>\n<p>Sebbene l\u2019IA possa fornire supporto e assistenza nella gestione di compiti comunicativi, sottrarsi allo sforzo del proprio pensiero, accontentandoci di una compilazione statistica artificiale, rischia a lungo andare di erodere le nostre capacit\u00e0 cognitive, emotive e comunicative.<\/p>\n<p>Negli ultimi anni i sistemi di intelligenza artificiale stanno assumendo sempre di pi\u00f9 anche il controllo della produzione di testi, musica e video. Gran parte dell\u2019industria creativa umana rischia cos\u00ec di essere smantellata e sostituita con l\u2019etichetta \u201c<i>Powered by AI<\/i>\u201d, trasformando le persone in meri consumatori passivi di pensieri non pensati, di prodotti anonimi, senza paternit\u00e0, senza amore. Mentre i capolavori del genio umano nel campo di musica, arte e letteratura vengono ridotti a un mero campo di addestramento delle macchine.<\/p>\n<p>La questione che ci sta a cuore, tuttavia, non \u00e8 cosa riesce o riuscir\u00e0 a fare la macchina, ma cosa possiamo e potremo fare noi, crescendo in umanit\u00e0 e conoscenza, con un uso sapiente di strumenti cos\u00ec potenti a nostro servizio. Da sempre l\u2019uomo \u00e8 tentato di appropriarsi del frutto della conoscenza senza la fatica del coinvolgimento, della ricerca e della responsabilit\u00e0 personale. Rinunciare al processo creativo e cedere alle macchine le proprie funzioni mentali e la propria immaginazione significa tuttavia seppellire i talenti che abbiamo ricevuto al fine di crescere come persone in relazione a Dio e agli altri. Significa nascondere il nostro volto, e silenziare la nostra voce.<\/p>\n<p><i>Essere o fingere: simulazione delle relazioni e della realt\u00e0<\/i><\/p>\n<p>Mentre scorriamo i nostri flussi di informazioni (<i>feed<\/i>), diventa cos\u00ec sempre pi\u00f9 difficile capire se stiamo interagendo con altri esseri umani o con dei \u201c<i>bot<\/i>\u201d o dei\u00a0<i>\u201cvirtual influencers\u201d.<\/i>\u00a0\u00a0Gli interventi non trasparenti di questi agenti automatizzati influenzano i dibattiti pubblici e le scelte delle persone. Soprattutto i\u00a0<i>chatbot<\/i>\u00a0basati su grandi modelli linguistici (LLM) si stanno rivelando sorprendentemente efficaci nella persuasione occulta, attraverso una continua ottimizzazione dell\u2019interazione personalizzata. La struttura dialogica e adattiva, mimetica, di questi modelli linguistici \u00e8 capace di imitare i sentimenti umani e simulare cos\u00ec una relazione. Questa antropomorfizzazione, che pu\u00f2 risultare persino divertente, \u00e8 allo stesso tempo ingannevole, soprattutto per le persone pi\u00f9 vulnerabili. Perch\u00e9 i\u00a0<i>chatbot<\/i>\u00a0resi eccessivamente \u201caffettuosi\u201d, oltre che sempre presenti e disponibili, possono diventare architetti nascosti dei nostri stati emotivi e in questo modo invadere e occupare la sfera dell\u2019intimit\u00e0 delle persone.<\/p>\n<p>La tecnologia che sfrutta il nostro bisogno di relazione pu\u00f2 non solo avere conseguenze dolorose sul destino dei singoli, ma pu\u00f2 anche ledere il tessuto sociale, culturale e politico delle societ\u00e0. Ci\u00f2 avviene quando sostituiamo alle relazioni con gli altri quelle con IA addestrate a catalogare i nostri pensieri e quindi a costruirci intorno un mondo di specchi, dove ogni cosa \u00e8 fatta \u201ca nostra immagine e somiglianza\u201d. In questo modo ci lasciamo derubare della possibilit\u00e0 di incontrare l\u2019altro, che \u00e8 sempre diverso da noi, e con il quale possiamo e dobbiamo imparare a confrontarci. Senza l\u2019accoglienza dell\u2019alterit\u00e0 non pu\u00f2 esserci n\u00e9 relazione n\u00e9 amicizia.<\/p>\n<p>Un\u2019altra grande sfida che questi sistemi emergenti pongono \u00e8 quella della distorsione (in inglese\u00a0<i>bias<\/i>), che porta ad acquisire e a trasmettere una percezione alterata della realt\u00e0. I modelli di IA sono plasmati dalla visione del mondo di chi li costruisce e possono a loro volta imporre modi di pensare replicando gli stereotipi e i pregiudizi presenti nei dati a cui attingono. La mancanza di trasparenza nella progettazione degli algoritmi, insieme alla non adeguata rappresentanza sociale dei dati, tendono a farci rimanere intrappolati in reti che manipolano i nostri pensieri e perpetuano e approfondiscono le disuguaglianze e le ingiustizie sociali esistenti.<\/p>\n<p>Il rischio \u00e8 grande. Il potere della simulazione \u00e8 tale che l\u2019IA pu\u00f2 anche illuderci con la fabbricazione di \u201crealt\u00e0\u201d parallele, appropriandosi dei nostri volti e delle nostre voci. Siamo immersi in una multidimensionalit\u00e0, dove sta diventando sempre pi\u00f9 difficile distinguere la realt\u00e0 dalla finzione.<\/p>\n<p>A ci\u00f2 si aggiunge il problema della mancata accuratezza. Sistemi che spacciano una probabilit\u00e0 statistica per conoscenza stanno in realt\u00e0 offrendoci al massimo delle approssimazioni alla verit\u00e0, che a volte sono vere e proprie \u201callucinazioni\u201d. Una mancata verifica delle fonti, insieme alla crisi del giornalismo sul campo che comporta un continuo lavoro di raccolta e verifica di informazioni svolte nei luoghi dove gli eventi accadono, pu\u00f2 favorire un terreno ancora pi\u00f9 fertile per la disinformazione, provocando un crescente senso di sfiducia, smarrimento e insicurezza.<\/p>\n<p><i>Una possibile alleanza<\/i><\/p>\n<p>Dietro questa enorme forza invisibile che ci coinvolge tutti, c\u2019\u00e8 solo una manciata di aziende, quelle i cui fondatori sono stati recentemente presentati come creatori della \u201cpersona dell\u2019anno 2025\u201d, ovvero gli architetti dell\u2019intelligenza artificiale. Ci\u00f2 determina una preoccupazione importante riguardo al controllo oligopolistico dei sistemi algoritmici e di intelligenza artificiale in grado di orientare sottilmente i comportamenti, e persino riscrivere la storia umana \u2013 compresa la storia della Chiesa \u2013 spesso senza che ce ne si possa rendere realmente conto.<\/p>\n<p>La sfida che ci aspetta non sta nel fermare l\u2019innovazione digitale, ma nel guidarla, nell\u2019essere consapevoli del suo carattere ambivalente. Sta a ognuno di noi alzare la voce in difesa delle persone umane, affinch\u00e9 questi strumenti possano veramente essere da noi integrati come alleati.<\/p>\n<p>Questa alleanza \u00e8 possibile, ma ha bisogno di fondarsi su tre pilastri:\u00a0<i>responsabilit\u00e0<\/i>,\u00a0<i>cooperazione<\/i>\u00a0e\u00a0<i>educazione<\/i>.<\/p>\n<p>Innanzitutto la\u00a0<i>responsabilit\u00e0<\/i>. Essa pu\u00f2 essere declinata, a seconda dei ruoli, come onest\u00e0, trasparenza, coraggio, capacit\u00e0 di visione, dovere di condividere la conoscenza, diritto a essere informati. \u00a0Ma in generale nessuno pu\u00f2 sottrarsi alla propria responsabilit\u00e0 di fronte al futuro che stiamo costruendo.<\/p>\n<p>Per chi \u00e8 al vertice delle piattaforme online ci\u00f2 significa assicurarsi che le proprie strategie aziendali non siano guidate dall\u2019unico criterio della massimizzazione del profitto, ma anche da una visione lungimirante che tenga conto del bene comune, allo stesso modo in cui ognuno di essi ha a cuore il bene dei propri figli.<\/p>\n<p>Ai creatori e agli sviluppatori di modelli di IA \u00e8 chiesta trasparenza e responsabilit\u00e0 sociale riguardo ai principi di progettazione e ai sistemi di moderazione alla base dei loro algoritmi e dei modelli sviluppati, in modo da favorire un consenso informato da parte degli utenti.<\/p>\n<p>La stessa responsabilit\u00e0 \u00e8 chiesta anche ai legislatori nazionali e ai regolatori sovranazionali, ai quali compete di vigilare sul rispetto della dignit\u00e0 umana. Una regolamentazione adeguata pu\u00f2 tutelare le persone da un legame emotivo con i\u00a0<i>chatbot<\/i>\u00a0e contenere la diffusione di contenuti falsi, manipolativi o fuorvianti, preservando l\u2019integrit\u00e0 dell\u2019informazione rispetto a una sua simulazione ingannevole.<\/p>\n<p>Le imprese dei\u00a0<i>media<\/i>\u00a0e della comunicazione non possono a loro volta permettere che algoritmi orientati a vincere a ogni costo la battaglia per qualche secondo di attenzione in pi\u00f9 prevalgano sulla fedelt\u00e0 ai loro valori professionali, volti alla ricerca della verit\u00e0. La fiducia del pubblico si conquista con l\u2019accuratezza, con la trasparenza, non con la rincorsa a un coinvolgimento qualsiasi. I contenuti generati o manipolati dall\u2019IA vanno segnalati e distinti in modo chiaro dai contenuti creati dalle persone. Va tutelata la paternit\u00e0 e la propriet\u00e0 sovrana dell\u2019operato dei giornalisti e degli altri creatori di contenuto. L\u2019informazione \u00e8 un bene pubblico. Un servizio pubblico costruttivo e significativo non si basa sull\u2019opacit\u00e0, ma sulla trasparenza delle fonti, sull\u2019inclusione dei soggetti coinvolti e su uno standard elevato di qualit\u00e0.<\/p>\n<p>Tutti siamo chiamati a\u00a0<i>cooperare<\/i>. Nessun settore pu\u00f2 affrontare da solo la sfida di guidare l\u2019innovazione digitale e la\u00a0<i>governance<\/i>\u00a0dell\u2019IA. \u00c8 necessario perci\u00f2 creare meccanismi di salvaguardia. Tutte le parti interessate \u2013 dall\u2019industria tecnologica ai legislatori, dalle aziende creative al mondo accademico, dagli artisti ai giornalisti, agli educatori \u2013 devono essere coinvolte nel costruire e rendere effettiva una cittadinanza digitale consapevole e responsabile.<\/p>\n<p>A questo mira l\u2019<i>educazione<\/i>: ad aumentare le nostre capacit\u00e0 personali di riflettere criticamente, a valutare l\u2019attendibilit\u00e0 delle fonti e i possibili interessi che stanno dietro alla selezione delle informazioni che ci raggiungono, a comprendere i meccanismi psicologici che attivano, a permettere alle nostre famiglie, comunit\u00e0 e associazioni di elaborare criteri pratici per una pi\u00f9 sana e responsabile cultura della comunicazione.<\/p>\n<p>Proprio per questo \u00e8 sempre pi\u00f9 urgente introdurre nei sistemi educativi di ogni livello anche l\u2019alfabetizzazione ai\u00a0<i>media<\/i>, all\u2019informazione e all\u2019IA, che alcune istituzioni civili stanno gi\u00e0 promuovendo. Come cattolici possiamo e dobbiamo dare il nostro contributo, affinch\u00e9 le persone \u2013 soprattutto i giovani \u2013 acquisiscano la capacit\u00e0 di pensiero critico e crescano nella libert\u00e0 dello spirito. Questa alfabetizzazione dovrebbe inoltre essere integrata in iniziative pi\u00f9 ampie di educazione permanente, raggiungendo anche gli anziani e i membri emarginati della societ\u00e0, che spesso si sentono esclusi e impotenti di fronte ai rapidi cambiamenti tecnologici.<\/p>\n<p>L\u2019alfabetizzazione ai\u00a0<i>media<\/i>, all\u2019informazione e all\u2019IA aiuter\u00e0 tutti a non adeguarsi alla deriva antropomorfizzante di questi sistemi, ma a trattarli come strumenti, a utilizzare sempre una validazione esterna delle fonti \u2013 che potrebbero essere imprecise o errate \u2013 fornite dai sistemi di IA, a proteggere la propria privacy e i propri dati conoscendo i parametri di sicurezza e le opzioni di contestazione. \u00c8 importante educare ed educarsi a usare l\u2019IA in modo intenzionale, e in questo contesto proteggere la propria immagine (foto e audio), il proprio volto e la propria voce, per evitare che vengano utilizzati nella creazione di contenuti e comportamenti dannosi come frodi digitali, cyberbullismo,\u00a0<i>deepfake<\/i>\u00a0che violano la\u00a0<i>privacy<\/i>\u00a0e l\u2019intimit\u00e0 delle persone senza il loro consenso. Come la rivoluzione industriale richiedeva l\u2019alfabetizzazione di base per permettere alle persone di reagire alla novit\u00e0, cos\u00ec anche la rivoluzione digitale richiede un\u2019alfabetizzazione digitale (insieme a una formazione umanistica e culturale) per comprendere come gli algoritmi modellano la nostra percezione della realt\u00e0, come funzionano i pregiudizi dell\u2019IA, quali sono i meccanismi che stabiliscono la comparsa di determinati contenuti nei nostri flussi di informazioni (<i>feed<\/i>), quali sono e come possono cambiare presupposti e modelli economici dell\u2019economia della IA.<\/p>\n<p>Abbiamo bisogno che il volto e la voce tornino a dire la persona. Abbiamo bisogno di custodire il dono della comunicazione come la pi\u00f9 profonda verit\u00e0 dell\u2019uomo, alla quale orientare anche ogni innovazione tecnologica.<\/p>\n<p>Nel proporre queste riflessioni, ringrazio quanti stanno operando per le finalit\u00e0 qui prospettate e benedico di cuore tutti coloro che lavorano per il bene comune con i mezzi di comunicazione.<\/p>\n<p><i>Dal Vaticano, 24 gennaio 2026, memoria di San Francesco di Sales.<\/i><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>LEONE PP. XIV<\/strong><\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MESSAGGIO DI SUA SANTIT\u00c0 PAPA LEONE XIV PER LA LX GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI _______________________ Custodire voci e volti umani Cari fratelli e sorelle! Il volto e la voce sono tratti unici, distintivi, di ogni persona; manifestano la propria irripetibile identit\u00e0 e sono l\u2019elemento costitutivo di ogni incontro. Gli antichi lo sapevano bene. Cos\u00ec, [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-896","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-documenti"],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/896","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=896"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/896\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":897,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/896\/revisions\/897"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=896"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=896"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=896"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}