{"id":31,"date":"2018-04-19T17:50:00","date_gmt":"2018-04-19T15:50:00","guid":{"rendered":"http:\/\/comunicazionisociali.chiesadigenova.it\/messaggio-per-la-giornata-delle-comunicazioni-sociali-2018\/"},"modified":"2019-11-06T16:14:54","modified_gmt":"2019-11-06T15:14:54","slug":"messaggio-per-la-giornata-delle-comunicazioni-sociali-2018","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/comunicazionisociali\/messaggio-per-la-giornata-delle-comunicazioni-sociali-2018\/","title":{"rendered":"Messaggio per la Giornata delle Comunicazioni Sociali 2018"},"content":{"rendered":"<div><strong>MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO<\/strong><\/div>\n<div><strong>PER LA 52ma GIORNATA MONDIALE<\/strong><\/div>\n<div><strong>DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>\u00ab La verit\u00e0 vi far\u00e0 liberi (Gv 8,32).<\/div>\n<div>Fake news e giornalismo di pace\u00bb<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Cari fratelli e sorelle,<\/div>\n<div><\/div>\n<div>nel progetto di Dio, la comunicazione umana \u00e8 una modalit\u00e0 essenziale per vivere la comunione. L&#8217;essere umano, immagine e somiglianza del Creatore, \u00e8 capace di esprimere e condividere il vero, il buono, il bello. \u00c8 capace di raccontare la propria esperienza e il mondo, e di costruire cos\u00ec la memoria e la comprensione degli eventi. Ma l&#8217;uomo, se segue il proprio orgoglioso egoismo, pu\u00f2 fare un uso distorto anche della facolt\u00e0 di comunicare, come mostrano fin dall&#8217;inizio gli episodi biblici di Caino e Abele e della Torre di Babele (cfr Gen 4,1-16; 11,1-9). L&#8217;alterazione della verit\u00e0 \u00e8 il sintomo tipico di tale distorsione, sia sul piano individuale che su quello collettivo. Al contrario, nella fedelt\u00e0 alla logica di Dio la comunicazione diventa luogo per esprimere la propria responsabilit\u00e0 nella ricerca della verit\u00e0 e nella costruzione del bene. Oggi, in un contesto di comunicazione sempre pi\u00f9 veloce e all&#8217;interno di un sistema digitale, assistiamo al fenomeno delle &#8216;notizie false&#8217;, le cosiddette fake news: esso ci invita a riflettere e mi ha suggerito di dedicare questo messaggio al tema della verit\u00e0, come gi\u00e0 hanno fatto pi\u00f9 volte i miei predecessori a partire da Paolo VI (cfr. Messaggio 1972: Le comunicazioni sociali al servizio della verit\u00e0). Vorrei cos\u00ec offrire un contributo al comune impegno per prevenire la diffusione delle notizie false e per riscoprire il valore della professione giornalistica e la responsabilit\u00e0 personale di ciascuno nella comunicazione della verit\u00e0.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>1. Che cosa c&#8217;\u00e8 di falso nelle&#8217;notizie false&#8217;?<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Fake news \u00e8 un termine discusso e oggetto di dibattito. Generalmente riguarda la disinformazione diffusa online o nei media tradizionali. Con questa espressione ci si riferisce dunque a informazioni infondate, basate su dati inesistenti o distorti e mirate a ingannare e persino a manipolare il lettore. La loro diffusione pu\u00f2 rispondere a obiettivi voluti, influenzare le scelte politiche e favorire ricavi economici.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>L&#8217;efficacia delle fake news \u00e8 dovuta in primo luogo alla loro natura mimetica, cio\u00e8 alla capacit\u00e0 di apparire plausibili. In secondo luogo, queste notizie, false ma verosimili, sono capziose, nel senso che sono abili a catturare l&#8217;attenzione dei destinatari, facendo leva su stereotipi e pregiudizi diffusi all&#8217;interno di un tessuto sociale, sfruttando emozioni facili e immediate da suscitare, quali l&#8217;ansia, il disprezzo, la rabbia e la frustrazione. La loro diffusione pu\u00f2 contare su un uso manipolatorio dei social network e delle logiche che ne garantiscono il funzionamento: in questo modo i contenuti, pur privi di fondamento, guadagnano una tale visibilit\u00e0 che persino le smentite autorevoli difficilmente riescono ad arginarne i danni.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>La difficolt\u00e0 a svelare e a sradicare le fake news \u00e8 dovuta anche al fatto che le persone interagiscono spesso all&#8217;interno di ambienti digitali omogenei e impermeabili a prospettive e opinioni divergenti. L&#8217;esito di questa logica della disinformazione \u00e8 che, anzich\u00e9 avere un sano confronto con altre fonti di informazione, la qual cosa potrebbe mettere positivamente in discussione i pregiudizi e aprire a un dialogo costruttivo, si rischia di diventare involontari attori nel diffondere opinioni faziose e infondate. Il dramma della disinformazione \u00e8 lo screditamento dell&#8217;altro, la sua rappresentazione come nemico, fino a una demonizzazione che pu\u00f2 fomentare conflitti. Le notizie false rivelano cos\u00ec la presenza di atteggiamenti al tempo stesso intolleranti e ipersensibili, con il solo esito che l&#8217;arroganza e l&#8217;odio rischiano di dilagare. A ci\u00f2 conduce, in ultima analisi, la falsit\u00e0.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>2. Come possiamo riconoscerle?<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Nessuno di noi pu\u00f2 esonerarsi dalla responsabilit\u00e0 di contrastare queste falsit\u00e0. Non \u00e8 impresa facile, perch\u00e9 la disinformazione si basa spesso su discorsi variegati, volutamente evasivi e sottilmente ingannevoli, e si avvale talvolta di meccanismi raffinati. Sono perci\u00f2 lodevoli le iniziative educative che permettono di apprendere come leggere e valutare il contesto comunicativo, insegnando a non essere divulgatori inconsapevoli di disinformazione, ma attori del suo svelamento. Sono altrettanto lodevoli le iniziative istituzionali e giuridiche impegnate nel definire normative volte ad arginare il fenomeno, come anche quelle, intraprese dalle tech e media company, atte a definire nuovi criteri per la verifica delle identit\u00e0 personali che si nascondono dietro ai milioni di profili digitali.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Ma la prevenzione e l&#8217;identificazione dei meccanismi della disinformazione richiedono anche un profondo e attento discernimento. Da smascherare c\u0092\u00e8 infatti quella che si potrebbe definire come &#8216;logica del serpente&#8217;, capace ovunque di camuffarsi e di mordere. Si tratta della strategia utilizzata dal \u00abserpente astuto\u00bb, di cui parla il Libro della Genesi, il quale, ai primordi dell&#8217;umanit\u00e0, si rese artefice della prima &#8216;fake news&#8217; (cfr Gen 3,1-15), che port\u00f2 alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatesi poi nel primo fratricidio (cfr Gen 4) e in altre innumerevoli forme di male contro Dio, il prossimo, la societ\u00e0 e il creato. La strategia di questo abile \u00abpadre della menzogna\u00bb (Gv 8,44) \u00e8 proprio la mimesi, una strisciante e pericolosa seduzione che si fa strada nel cuore dell\u0092uomo con argomentazioni false e allettanti. Nel racconto del peccato originale il tentatore, infatti, si avvicina alla donna facendo finta di esserle amico, di interessarsi al suo bene, e inizia il discorso con un\u0092affermazione vera ma solo in parte: \u00ab\u00c8 vero che Dio ha detto: &#8216;Non dovete mangiare di alcun albero del giardino?&#8217;\u00bb (Gen 3,1). Ci\u00f2 che Dio aveva detto ad Adamo non era in realt\u00e0 di non mangiare di alcun albero, ma solo di un albero: \u00abDell\u0092albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare\u00bb (Gen 2,17). La donna, rispondendo, lo spiega al serpente, ma si fa attrarre dalla sua provocazione: \u00abDel frutto dell&#8217;albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto: &#8216;Non dovete mangiarne e non lo dovete toccare, altrimenti morirete&#8217;\u00bb (Gen 3,2). Questa risposta sa di legalistico e di pessimistico: avendo dato credibilit\u00e0 al falsario, lasciandosi attirare dalla sua impostazione dei fatti, la donna si fa sviare. Cos\u00ec, dapprima presta attenzione alla sua rassicurazione: \u00abNon morirete affatto\u00bb (v. 4). Poi la decostruzione del tentatore assume una parvenza credibile : \u00abDio sa che il giorno in cui voi ne mangiaste si aprirebbero i vostri occhi e sareste come Dio, conoscendo il bene e il male\u00bb (v. 5). Infine, si giunge a screditare la raccomandazione paterna di Dio, che era volta al bene, per seguire l&#8217;allettamento seducente del nemico: \u00abLa donna vide che l&#8217;albero era buono da mangiare, gradevole agli occhi e desiderabile\u00bb (v. 6). Questo episodio biblico rivela dunque un fatto essenziale per il nostro discorso: nessuna disinformazione \u00e8 innocua; anzi, fidarsi di ci\u00f2 che \u00e8 falso, produce conseguenze nefaste. Anche una distorsione della verit\u00e0 in apparenza lieve pu\u00f2 avere effetti pericolosi.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>In gioco, infatti, c\u0092\u00e8 la nostra bramosia. Le fake news diventano spesso virali, ovvero si diffondono in modo veloce e difficilmente arginabile, non a causa della logica di condivisione che caratterizza i social media, quanto piuttosto per la loro presa sulla bramosia insaziabile che facilmente si accende nell&#8217;essere umano. Le stesse motivazioni economiche e opportunistiche della disinformazione hanno la loro radice nella sete di potere, avere e godere, che in ultima analisi ci rende vittime di un imbroglio molto pi\u00f9 tragico di ogni sua singola manifestazione: quello del male, che si muove di falsit\u00e0 in falsit\u00e0 per rubarci la libert\u00e0 del cuore. Ecco perch\u00e9 educare alla verit\u00e0 significa educare a discernere, a valutare e ponderare i desideri e le inclinazioni che si muovono dentro di noi, per non trovarci privi di bene \u0093abboccando\u0094 ad ogni tentazione.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>3. \u00abLa verit\u00e0 vi far\u00e0 liberi\u00bb (Gv 8,32)<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>La continua contaminazione con un linguaggio ingannevole finisce infatti per offuscare l&#8217;interiorit\u00e0 della persona. Dostoevskij scrisse qualcosa di notevole in tal senso: \u00abChi mente a s\u00e9 stesso e ascolta le proprie menzogne arriva al punto di non poter pi\u00f9 distinguere la verit\u00e0, n\u00e9 dentro di s\u00e9, n\u00e9 intorno a s\u00e9, e cos\u00ec comincia a non avere pi\u00f9 stima n\u00e9 di s\u00e9 stesso, n\u00e9 degli altri. Poi, siccome non ha pi\u00f9 stima di nessuno, cessa anche di amare, e allora, in mancanza di amore, per sentirsi occupato e per distrarsi si abbandona alle passioni e ai piaceri volgari, e per colpa dei suoi vizi diventa come una bestia; e tutto questo deriva dal continuo mentire, agli altri e a s\u00e9 stesso\u00bb (I fratelli Karamazov, II, 2).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Come dunque difenderci? Il pi\u00f9 radicale antidoto al virus della falsit\u00e0 \u00e8 lasciarsi purificare dalla verit\u00e0. Nella visione cristiana la verit\u00e0 non \u00e8 solo una realt\u00e0 concettuale, che riguarda il giudizio sulle cose, definendole vere o false. La verit\u00e0 non \u00e8 soltanto il portare alla luce cose oscure, &#8216;svelare la realt\u00e0&#8217;, come l&#8217;antico termine greco che la designa, aletheia (da a-leth\u00e8s, &#8216;non nascosto&#8217;), porta a pensare. La verit\u00e0 ha a che fare con la vita intera. Nella Bibbia, porta con s\u00e9 i significati di sostegno, solidit\u00e0, fiducia, come d\u00e0 a intendere la radice &#8216;aman, dalla quale proviene anche l&#8217;Amen liturgico. La verit\u00e0 \u00e8 ci\u00f2 su cui ci si pu\u00f2 appoggiare per non cadere. In questo senso relazionale, l&#8217;unico veramente affidabile e degno di fiducia, sul quale si pu\u00f2 contare, ossia &#8216;vero&#8217;, \u00e8 il Dio vivente. Ecco l&#8217;affermazione di Ges\u00f9: \u00abIo sono la verit\u00e0\u00bb (Gv 14,6). L&#8217;uomo, allora, scopre e riscopre la verit\u00e0 quando la sperimenta in s\u00e9 stesso come fedelt\u00e0 e affidabilit\u00e0 di chi lo ama. Solo questo libera l&#8217;uomo: \u00abLa verit\u00e0 vi far\u00e0 liberi\u00bb (Gv 8,32).<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Liberazione dalla falsit\u00e0 e ricerca della relazione: ecco i due ingredienti che non possono mancare perch\u00e9 le nostre parole e i nostri gesti siano veri, autentici, affidabili. Per discernere la verit\u00e0 occorre vagliare ci\u00f2 che asseconda la comunione e promuove il bene e ci\u00f2 che, al contrario, tende a isolare, dividere e contrapporre. La verit\u00e0, dunque, non si guadagna veramente quando \u00e8 imposta come qualcosa di estrinseco e impersonale; sgorga invece da relazioni libere tra le persone, nell&#8217;ascolto reciproco. Inoltre, non si smette mai di ricercare la verit\u00e0, perch\u00e9 qualcosa di falso pu\u00f2 sempre insinuarsi, anche nel dire cose vere. Un&#8217;argomentazione impeccabile pu\u00f2 infatti poggiare su fatti innegabili, ma se \u00e8 utilizzata per ferire l&#8217;altro e per screditarlo agli occhi degli altri, per quanto giusta appaia, non \u00e8 abitata dalla verit\u00e0. Dai frutti possiamo distinguere la verit\u00e0 degli enunciati: se suscitano polemica, fomentano divisioni, infondono rassegnazione o se, invece, conducono ad una riflessione consapevole e matura, al dialogo costruttivo, a un&#8217;operosit\u00e0 proficua.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>4. La pace \u00e8 la vera notizia<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n<div>Il miglior antidoto contro le falsit\u00e0 non sono le strategie, ma le persone: persone che, libere dalla bramosia, sono pronte all&#8217;ascolto e attraverso la fatica di un dialogo sincero lasciano emergere la verit\u00e0; persone che, attratte dal bene, si responsabilizzano nell&#8217;uso del linguaggio. Se la via d&#8217;uscita dal dilagare della disinformazione \u00e8 la responsabilit\u00e0, particolarmente coinvolto \u00e8 chi per ufficio \u00e8 tenuto ad essere responsabile nell&#8217;informare, ovvero il giornalista, custode delle notizie. Egli, nel mondo contemporaneo, non svolge solo un mestiere, ma una vera e propria missione. Ha il compito, nella frenesia delle notizie e nel vortice degli scoop, di ricordare che al centro della notizia non ci sono la velocit\u00e0 nel darla e l&#8217;impatto sull&#8217;audience, ma le persone. Informare \u00e8 formare, \u00e8 avere a che fare con la vita delle persone. Per questo l&#8217;accuratezza delle fonti e la custodia della comunicazione sono veri e propri processi di sviluppo del bene, che generano fiducia e aprono vie di comunione e di pace.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Desidero perci\u00f2 rivolgere un invito a promuovere un giornalismo di pace, non intendendo con questa espressione un giornalismo &#8216;buonista&#8217;, che neghi l&#8217;esistenza di problemi gravi e assuma toni sdolcinati. Intendo, al contrario, un giornalismo senza infingimenti, ostile alle falsit\u00e0, a slogan ad effetto e a dichiarazioni roboanti; un giornalismo fatto da persone per le persone, e che si comprende come servizio a tutte le persone, specialmente a quelle &#8216; sono al mondo la maggioranza &#8216; che non hanno voce; un giornalismo che non bruci le notizie, ma che si impegni nella ricerca delle cause reali dei conflitti, per favorirne la comprensione dalle radici e il superamento attraverso l&#8217;avviamento di processi virtuosi; un giornalismo impegnato a indicare soluzioni alternative alle escalation del clamore e della violenza verbale.<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Per questo, ispirandoci a una preghiera francescana, potremmo cos\u00ec rivolgerci alla Verit\u00e0 in persona:<\/div>\n<div><\/div>\n<div>Signore, fa&#8217; di noi strumenti della tua pace.<\/div>\n<div>Facci riconoscere il male che si insinua in una comunicazione che non crea comunione.<\/div>\n<div>Rendici capaci di togliere il veleno dai nostri giudizi.<\/div>\n<div>Aiutaci a parlare degli altri come di fratelli e sorelle.<\/div>\n<div>Tu sei fedele e degno di fiducia; fa&#8217; che le nostre parole siano semi di bene per il mondo:<\/div>\n<div>dove c&#8217;\u00e8 rumore, fa&#8217; che pratichiamo l&#8217;ascolto;<\/div>\n<div>dove c&#8217;\u00e8 confusione, fa&#8217; che ispiriamo armonia;<\/div>\n<div>dove c&#8217;\u00e8 ambiguit\u00e0, fa&#8217; che portiamo chiarezza;<\/div>\n<div>dove c&#8217;\u00e8 esclusione, fa&#8217; che portiamo condivisione;<\/div>\n<div>dove c&#8217;\u00e8 sensazionalismo, fa&#8217; che usiamo sobriet\u00e0;<\/div>\n<div>dove c&#8217;\u00e8 superficialit\u00e0, fa&#8217; che poniamo interrogativi veri;<\/div>\n<div>dove c&#8217;\u00e8 pregiudizio, fa&#8217; che suscitiamo fiducia;<\/div>\n<div>dove c&#8217;\u00e8 aggressivit\u00e0, fa&#8217; che portiamo rispetto;<\/div>\n<div>dove c&#8217;\u00e8 falsit\u00e0, fa&#8217; che portiamo verit\u00e0.<\/div>\n<div>Amen.<\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><\/div>\n<div><strong>Francesco<\/strong><\/div>\n<div><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER LA 52ma GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI SOCIALI \u00ab La verit\u00e0 vi far\u00e0 liberi (Gv 8,32). 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