{"id":7186,"date":"2026-10-14T17:15:34","date_gmt":"2026-10-14T15:15:34","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/?p=7186"},"modified":"2026-10-14T17:15:34","modified_gmt":"2026-10-14T15:15:34","slug":"leggiamo-sacrosanctum-concilium","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/leggiamo-sacrosanctum-concilium\/","title":{"rendered":"LEGGIAMO SACROSANCTUM CONCILIUM"},"content":{"rendered":"<p>Papa Giovanni XXIII apre il Concilio Vaticano II. I Padri conciliari, riuniti a Roma, celebrano la Messa del rito allora vigente \u2014 quella del Concilio di Trento \u2014, poich\u00e9 la riforma non \u00e8 ancora avvenuta; e non possono neppure concelebrare, dato che la concelebrazione non era ancora prevista. Assistono, dunque, in silenzio alla Messa presieduta dal Papa e vivono quella liturgia. E tuttavia \u2014 dato di grande peso \u2014 tutti avvertono nel cuore che tra la Messa celebrata nel 1960 e una Messa del Cinquecento vi era qualcosa che chiedeva di essere ripensato: le acquisizioni del Movimento Liturgico, ormai largamente diffuse, erano condivise dalla maggior parte dei Padri.<\/p>\n<h2>11. Sacrosanctum Concilium:<\/h2>\n<p>Dopo la morte di Giovanni XXIII, Paolo VI porta a termine il Concilio; e il primo documento promulgato \u00e8 precisamente quello sulla liturgia: la costituzione Sacrosanctum Concilium. Se ne raccomanda vivamente la lettura integrale: la costituzione \u00e8, per cos\u00ec dire, l&#8217;ultima tappa dell&#8217;excursus storico che si \u00e8 delineato, e in essa \u2014 se ancora non si fosse raggiunta un&#8217;idea chiara di cosa sia la liturgia \u2014 la si trover\u00e0.<\/p>\n<h3>11.1. Il proemio e la duplice intenzione<\/h3>\n<p>Il documento si apre con un proemio, il cui primo dato significativo \u00e8 che il Concilio scelga di iniziare proprio con la liturgia. Non \u00e8 casuale: se un concilio pastorale intende rinnovare la vita della Chiesa \u2014 non rinnovare le verit\u00e0 di fede, ma consentire ai fedeli di vivere la vita cristiana nel tempo moderno \u2014, la prima cosa \u00e8 la liturgia, ed \u00e8 prima in tutti i sensi.<\/p>\n<p>Al n. 3, il proemio dichiara:<\/p>\n<p>\u00abIl Sacro Concilio ritiene perci\u00f2 opportuno richiamare i seguenti principi riguardanti la promozione e la riforma della liturgia\u00bb.<\/p>\n<p>Il documento intende dunque offrire principi elevati per la liturgia, e non soltanto per la sua riforma: dice, testualmente, per la promozione, termine che nel linguaggio odierno pu\u00f2 rendersi con formazione. Occorre sottolinearlo, perch\u00e9 \u00e8 punto spesso frainteso: il Concilio non ha soltanto cambiato la Messa, non ha semplicemente autorizzato la lingua italiana. Il documento poggia su due pilastri \u2014 la formazione e la riforma dei riti \u2014 che, come gi\u00e0 ricordava Guardini, non possono darsi l&#8217;uno senza l&#8217;altro. Se si consegna un Messale nuovo, in italiano, a un popolo che continua a celebrare come nell&#8217;Ottocento \u2014 con i fedeli che stanno l\u00ec, il presbitero che celebra, i fedeli che sentono e poi tornano a casa \u2014, la sostanza non muta. La formazione dei fedeli e la riforma dei riti devono procedere insieme.<\/p>\n<h3>11.2. Natura della sacra liturgia (nn. 5-8)<\/h3>\n<p>Il capitolo I si apre con la domanda fondamentale: che cos&#8217;\u00e8 la liturgia? Al n. 5, coerentemente, il documento inizia da Dio, \u00abil quale vuole che tutti gli uomini si salvino e arrivino alla conoscenza della verit\u00e0\u00bb: \u00e8 il tema della rivelazione, sostenuto da una fitta trama di citazioni bibliche e patristiche. Dio nutre questo progetto di salvezza sul mondo, parla ai profeti, invia il Figlio: \u00abper questo motivo, in Cristo avvenne la nostra perfetta riconciliazione con Dio e ci fu data la pienezza del culto divino\u00bb. In Cristo che si offre al Padre, il culto divino trova la sua pienezza. Quest&#8217;opera di redenzione, precisa il testo, \u00ab\u00e8 stata compiuta principalmente per mezzo del mistero pasquale\u00bb: nell&#8217;offerta pasquale di Ges\u00f9 risiede l&#8217;opera della redenzione e della santificazione.<\/p>\n<p>Al medesimo numero, il documento prosegue: \u00abcome Cristo fu inviato dal Padre per quest&#8217;opera di santificazione, cos\u00ec anche egli invi\u00f2 gli Apostoli\u00bb. Perch\u00e9 li ha inviati? Il testo conciliare precisa il senso di questa missione con particolare accuratezza: gli Apostoli non dovevano limitarsi ad annunciare che il Figlio di Dio, con la sua morte e risurrezione, ci ha liberati dal potere di Satana e della morte; dovevano anche attuare l&#8217;opera di salvezza che annunciavano. Il binomio annunciare-attuare \u00e8 cruciale: si annuncia attraverso la predicazione; si attua attraverso la liturgia. La liturgia \u00e8 dunque attuazione della salvezza, attuazione della Pasqua, mediante il sacrificio e i sacramenti \u2014 battesimo, cresima, e via dicendo. L&#8217;annuncio \u00e8 importante, ma la liturgia \u00e8 la realt\u00e0.<\/p>\n<p>Il n. 7 introduce, nel tempo della Chiesa, un terzo momento: Cristo non abbandona la Chiesa dopo l&#8217;invio degli Apostoli \u2014 non \u00e8, si potrebbe dire, il maestro che se ne va lasciando i discepoli a proseguire da soli l&#8217;opera. Al contrario: egli \u00ab\u00e8 sempre presente nella sua Chiesa\u00bb, e \u00abin modo speciale nelle azioni liturgiche\u00bb. \u00c8 presente nel sacrificio della Messa, sia nella persona del ministro, sia soprattutto sotto le specie eucaristiche; \u00e8 presente con la sua virt\u00f9 nei sacramenti, al punto che, quando uno battezza, \u00ab\u00e8 Cristo stesso che battezza\u00bb; \u00e8 presente nella sua Parola, poich\u00e9 \u00e8 lui che parla quando nella Chiesa si legge la Sacra Scrittura; \u00e8 presente, infine, quando la Chiesa prega e loda.<\/p>\n<p>Tale presenza non \u00e8 statica \u2014 come talora si \u00e8 pensato: Cristo l\u00ec, chiuso nel tabernacolo \u2014, ma \u00e8 azione. Sono le azioni della liturgia a essere descritte: quando uno battezza, \u00e8 Cristo che battezza; quando la Chiesa prega, egli prega con lei; \u00e8 presente con la Chiesa che prega, con le sue azioni nei sacramenti. Cristo \u00e8 presente perch\u00e9 agisce sempre attraverso la liturgia. Mentre la Chiesa fa la liturgia, Cristo agisce simultaneamente nel mondo: non \u00e8 una presenza statica, \u00e8 un&#8217;azione. Egli associa sempre a s\u00e9 la Chiesa sua sposa, che l&#8217;invoca come suo Signore e per mezzo di lui rende culto all&#8217;Eterno Padre. La Chiesa non fa la liturgia da sola: la fa in questa collaborazione con Cristo, e per mezzo di lui rende culto al Padre.<\/p>\n<p>Ne consegue la definizione classica: la liturgia \u00e8 \u00abl&#8217;esercizio della funzione sacerdotale di Ges\u00f9 Cristo\u00bb, nella quale \u00abil culto pubblico integrale \u00e8 esercitato dal corpo mistico di Ges\u00f9 Cristo\u00bb, Capo e membra. Non \u00e8 Ges\u00f9 Cristo da solo: \u00e8 Ges\u00f9 Cristo con tutti quelli che sono innestati in lui e che egli si porta con s\u00e9. Egli va al Padre, si offre una volta per sempre, e ci porta con s\u00e9; per il battesimo, siamo inseriti in questa risalita al Padre, in questo cammino verso il Padre. Ogni celebrazione liturgica, pertanto, \u00abin quanto opera di Cristo Sacerdote nel suo corpo, che \u00e8 la Chiesa, \u00e8 azione sacra per eccellenza\u00bb e \u00abnessun&#8217;altra azione della Chiesa ne uguaglia l&#8217;efficacia allo stesso titolo e allo stesso grado\u00bb: sono queste le parole dei Padri conciliari, che riconoscono nella liturgia un&#8217;azione senza pari nella vita della Chiesa.<\/p>\n<p>Al n. 8, la liturgia terrena \u00e8 affermata come anticipazione di quella celeste. Ci\u00f2 \u00e8 coerente con quanto detto: nel Cielo il Figlio \u00e8 tutto verso il Padre, nello Spirito; e i fedeli, gi\u00e0 ora, si uniscono a tale movimento. La liturgia terrena ne \u00e8 dunque lo specchio, poich\u00e9 in essa si entra nel cammino stesso della Trinit\u00e0.<\/p>\n<h3>11.3. Liturgia e vita della Chiesa (nn. 9-13)<\/h3>\n<p>Il n. 9, con equilibrio, precisa: \u00abla sacra liturgia non esaurisce tutta l&#8217;azione della Chiesa\u00bb. Prima che gli uomini possano accostarsi alla liturgia, occorre che siano chiamati alla fede e alla conversione. Il rilievo ha rilevanza pastorale: non \u00e8 opportuno invitare chiunque a venire alla Messa come unica forma di evangelizzazione, n\u00e9 dire semplicemente ai non credenti \u00abvenite a Messa\u00bb. Prima vengono l&#8217;annuncio, l&#8217;evangelizzazione, la fede, la conversione; poi si d\u00e0 l&#8217;inserimento nella vita liturgica. La liturgia non \u00e8, dunque, il luogo principale di evangelizzazione \u2014 pur essendo anche questo, ma non soltanto e non soprattutto.<\/p>\n<p>Il n. 10 offre la formula magistrale, ormai divenuta paradigmatica: la liturgia \u00e8 culmine verso cui tende l&#8217;azione della Chiesa e insieme fonte da cui promana tutta la sua energia. Culmine, perch\u00e9 \u00e8 il traguardo verso cui vanno tutte le attivit\u00e0 della Chiesa: tutte le attivit\u00e0, in ultima istanza, mirano al fatto che le persone possano radunarsi nella celebrazione. Fonte, perch\u00e9 tutta l&#8217;energia con cui la Chiesa evangelizza, annuncia, raggiunge le persone, viene dalla liturgia stessa, dall&#8217;essere battezzati; e la liturgia non \u00e8 soltanto la Messa: \u00e8 anche battesimo, cresima, ordine, matrimonio. Tutta la forza della vita della Chiesa viene dalla liturgia.<\/p>\n<p>Il testo esplicita: \u00abil lavoro apostolico \u00e8 ordinato a che tutti, diventati figli di Dio mediante la fede e il battesimo, si riuniscano in assemblea, lodino Dio nella Chiesa, prendano parte al sacrificio e alla mensa del Signore\u00bb. Si noti la concretezza: non si dice, in astratto, \u00abla liturgia\u00bb; si dice che le persone si riuniscano in assemblea, lodino Dio, prendano parte, cantino. Non si tratta della liturgia in generale, ma di una partecipazione concretamente descritta. E la liturgia stessa, a sua volta, \u00abspinge i fedeli, nutriti dei sacramenti, a vivere in perfetta unione\u00bb: essa \u00e8 dunque, insieme, punto d&#8217;arrivo e punto di partenza.<\/p>\n<p>Il n. 11 osserva che, perch\u00e9 tale efficacia sia piena, \u00e8 necessario che i fedeli si accostino alla sacra liturgia con retta disposizione d&#8217;animo \u2014 parte soggettiva, che si aggiunge alla grande opera oggettiva: essi cooperino con la grazia e prendano parte \u00abin modo consapevole, attivo e fruttuoso\u00bb. Il n. 12 chiarisce che la vita spirituale non si esaurisce nella partecipazione alla sola liturgia: la vita spirituale ha nella liturgia il proprio culmine e centro \u2014 da l\u00ec nasce tutto e a l\u00ec tutto ritorna \u2014, ma non ne \u00e8 esclusivamente costituita. Vi si aggiunge anche la preghiera personale \u00abin segreto, nella propria camera\u00bb, e l&#8217;offerta della propria vita insieme alle sofferenze del Signore.<\/p>\n<p>Il n. 13 tratta, in relazione a questo tema, dei cosiddetti pii esercizi. Che cosa sono i pii esercizi? Sono tutte quelle pratiche religiose che non appartengono propriamente alla liturgia \u2014 non sono sacramenti, non sono benedizioni, non appartengono all&#8217;anno liturgico \u2014 ma sono preghiere e devozioni: il santo Rosario, la Via Crucis, oppure alcune processioni del mondo delle confraternite, e altre pratiche analoghe. Il documento affronta la questione con equilibrio: si tratta di stabilire come integrare tali pratiche, alcune delle quali possono anche esulare da una sana dottrina, o sfociare, in certi contesti, in forme di superstizione. Il testo raccomanda i pii esercizi, ma precisa che devono essere regolati in modo da armonizzarsi con la liturgia, \u00abderivino in qualche modo da essa, ad essa introducano il popolo, perch\u00e9 la liturgia, per natura sua, \u00e8 di gran lunga superiore ai pii esercizi\u00bb. Nella prospettiva conciliare, essi hanno dunque un ruolo di avvicinamento, ma non un fine in s\u00e9: sono orientati a che le persone accedano poi all&#8217;Eucaristia domenicale, ai sacramenti, alla vita liturgica della Chiesa, che \u00e8 appunto costituita dai sacramenti, dalle benedizioni e dalle feste dell&#8217;anno liturgico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Papa Giovanni XXIII apre il Concilio Vaticano II. I Padri conciliari, riuniti a Roma, celebrano la Messa del rito allora vigente \u2014 quella del Concilio di Trento \u2014, poich\u00e9 la riforma non \u00e8 ancora avvenuta; e non possono neppure concelebrare, dato che la concelebrazione non era ancora prevista. 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