{"id":6859,"date":"2026-02-19T23:28:22","date_gmt":"2026-02-19T22:28:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/?p=6859"},"modified":"2026-02-19T23:28:22","modified_gmt":"2026-02-19T22:28:22","slug":"ravvivare-il-dono-ricevuto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/ravvivare-il-dono-ricevuto\/","title":{"rendered":"RAVVIVARE IL DONO RICEVUTO!"},"content":{"rendered":"<div class=\"abstract text parbase vaticanrichtext\">\n<p><span class=\"color-text\">INCONTRO CON IL CLERO DELLA DIOCESI DI ROMA<\/span><\/p>\n<p><i><b><span class=\"title-1-color\">DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV<br \/>\n<\/span><\/b><\/i><\/p>\n<p><i><span class=\"color-text\">Aula Paolo VI<br \/>\nGioved\u00ec, 19 febbraio 2026<\/span><\/i><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>_________________________________<\/p>\n<div class=\"clearfix\"><\/div>\n<\/div>\n<div class=\"text parbase vaticanrichtext\">\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><i>Cari fratelli<\/i>,<\/p>\n<p>vi saluto con grande gioia e vi ringrazio di essere qui stamattina. Ringrazio il Cardinale Vicario per le parole che mi ha rivolto, e saluto cordialmente tutti voi: i membri del Consiglio episcopale, i parroci, tutti i presbiteri presenti. E dico, se \u00e8 vero che siamo all\u2019inizio di questo cammino quaresimale, questo non \u00e8 un atto di penitenza: \u00e8, almeno per me, una grande gioia! E lo dico sinceramente!<\/p>\n<p>All\u2019inizio dell\u2019anno pastorale ci siamo lasciati ispirare da ci\u00f2 che Ges\u00f9 dice alla donna samaritana presso il pozzo di Giacobbe: \u00abSe tu conoscessi il dono di Dio\u00bb (<i>Gv<\/i>\u00a04,10).<\/p>\n<p>Il dono, come sappiamo, \u00e8 anche un invito a <strong>vivere una responsabilit\u00e0 creativa<\/strong>. <strong>Non siamo soltanto inseriti dentro il fiume della tradizione come esecutori passivi di una pastorale gi\u00e0 definita<\/strong> ma, al contrario, con la nostra creativit\u00e0 e i nostri carismi, siamo chiamati a collaborare con l\u2019opera di Dio. A questo proposito, sono illuminanti le parole che l\u2019Apostolo Paolo rivolge a Timoteo: \u00abTi ricordo di ravvivare il dono di Dio che \u00e8 in te\u00bb (<i>2Tm<\/i>\u00a01,6). Queste parole sono rivolte, oltre che al singolo, anche alla comunit\u00e0, e oggi possiamo sentirle rivolte a noi: <strong>Chiesa di Roma, ricordati di ravvivare il dono di Dio!<\/strong><\/p>\n<p>Che cosa significa ravvivare? Paolo rivolge questa esortazione a una comunit\u00e0 che in qualche modo ha perso la freschezza delle origini e lo slancio pastorale; con il contesto che cambia e il tempo che passa, si ravvisa una certa stanchezza, qualche delusione o frustrazione, un certo decadimento spirituale e morale. E allora l\u2019Apostolo dice a Timoteo e a quella comunit\u00e0: ricordati di ravvivare il dono che hai ricevuto. Questo verbo usato da Paolo \u2013\u00a0<i>ravvivare<\/i>\u00a0\u2013 evoca l\u2019immagine della brace sotto la cenere e, come disse\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it.html\">Papa Francesco<\/a>, \u00absuggerisce l\u2019immagine di chi soffia sul fuoco per ravvivarne la fiamma\u00bb (<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/audiences\/2024\/documents\/20241030-udienza-generale.html\">Catechesi<\/a><\/i>, 30 ottobre 2024).<\/p>\n<p>Anche per il cammino pastorale della nostra Diocesi possiamo dire:\u00a0<strong><i>il fuoco \u00e8 acceso, ma sempre di nuovo bisogna ravvivarlo<\/i>.<\/strong><\/p>\n<p>Il fuoco acceso \u00e8 il dono irrevocabile che il Signore ci ha fatto, \u00e8 lo Spirito che ha tracciato il cammino della nostra Chiesa, la storia e la tradizione che abbiamo ricevuto e quanto, in modo ordinario, portiamo avanti nelle nostre comunit\u00e0. Allo stesso tempo, dobbiamo ammettere con umilt\u00e0 che la fiamma di questo fuoco non conserva sempre la stessa vitalit\u00e0 e ha bisogno di essere riattizzata. Incalzati \u00a0dai repentini cambiamenti culturali e dagli scenari in cui si svolge la nostra missione, talvolta assaliti dalla stanchezza e dal peso della routine, oppure scoraggiati per la crescente disaffezione nei confronti della fede e della pratica religiosa, avvertiamo il bisogno che questo fuoco sia alimentato e ravvivato.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 vale in particolare per alcuni ambiti della vita pastorale, cui vorrei brevemente accennare.<\/p>\n<p>Il primo riguarda certamente<strong>\u00a0<i>la pastorale ordinaria delle parrocchie<\/i><\/strong>. E qui, anzitutto vorrei condividervi un pensiero di gratitudine, richiamando le parole che\u00a0<a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it.html\">Papa Francesco<\/a>\u00a0vi aveva rivolto in una delle ultime Messe Crismali: \u00abGrazie per il vostro servizio; grazie per tanto bene nascosto che fate [\u2026]; grazie per il vostro ministero, che spesso si svolge tra tante fatiche, incomprensioni e pochi riconoscimenti\u00bb (<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/homilies\/2023\/documents\/20230406-omelia-crisma.html\">Omelia nella Messa del Crisma<\/a><\/i>, 6 aprile 2023). Le fatiche e le incomprensioni, per\u00f2, possono anche essere occasione di riflessione sulle sfide pastorali da affrontare. In particolare,<strong> circa la relazione tra iniziazione cristiana ed evangelizzazione, abbiamo bisogno di una chiara inversione di marcia; infatti, la pastorale ordinaria \u00e8 strutturata secondo un modello classico che si preoccupa anzitutto di garantire l\u2019amministrazione dei Sacramenti, ma un tale modello presuppone che la fede venga in qualche modo trasmessa anche dall\u2019ambiente circostante, dalla societ\u00e0 come dall\u2019ambiente familiare. In realt\u00e0, i cambiamenti culturali e antropologici che sono avvenuti negli ultimi decenni ci dicono che non \u00e8 pi\u00f9 cos\u00ec, anzi, assistiamo a una crescente erosione della pratica religiosa<\/strong>.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 urgente perci\u00f2 ritornare ad annunciare il Vangelo: questa \u00e8 la priorit\u00e0.<\/strong> Con umilt\u00e0, ma anche senza lasciarci scoraggiare,\u00a0<a name=\"fl\"><\/a>dobbiamo riconoscere che \u00abparte della nostra gente battezzata non sperimenta la propria appartenenza alla Chiesa\u00bb, e ci\u00f2 invita a <strong>vigilare anche su una \u00absacramentalizzazione senza altre forme di evangelizzazione<\/strong>\u00bb (<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/francesco\/it\/apost_exhortations\/documents\/papa-francesco_esortazione-ap_20131124_evangelii-gaudium.html#Alcune_sfide_culturali\">Evangelii gaudium<\/a><\/i>, 63). Ricordiamo le domande dell\u2019Apostolo Paolo: \u00abCome crederanno in colui del quale non hanno sentito parlare? Come ne sentiranno parlare senza qualcuno che lo annunci?\u00bb\u00a0(<i>Rm<\/i>\u00a010,14). Come tutti i grandi agglomerati urbani, la citt\u00e0 di Roma \u00e8 segnata dalla permanente mobilit\u00e0, da un nuovo modo di abitare il territorio e di vivere il tempo, da tessuti relazionali e familiari sempre pi\u00f9 plurali e talvolta sfilacciati. Perci\u00f2, \u00e8 necessario che la <strong>pastorale parrocchiale rimetta al centro l\u2019annuncio, per cercare vie e modi che aiutino le persone a entrare nuovamente in contatto con la promessa di Ges\u00f9<\/strong>. In questo contesto, l\u2019iniziazione cristiana, spesso modulata su ritmi scolastici, ha bisogno di essere rivista: <strong>occorre sperimentare altre modalit\u00e0 di trasmissione della fede anche al di fuori dei cammini classici, per cercare di coinvolgere in modo nuovo i ragazzi, i giovani e le famiglie.<\/strong><\/p>\n<p>Un secondo aspetto \u00e8 questo:\u00a0<strong><i>imparare a lavorare insieme, in comunione<\/i>.<\/strong> Per dare il primato all\u2019evangelizzazione in tutte le sue molteplici forme non possiamo pensare e agire in modo solitario. In passato, la parrocchia era legata pi\u00f9 stabilmente al territorio e ad essa appartenevano tutti coloro che vi abitavano; oggi, per\u00f2, i modelli e gli stili di vita sono passati dalla stabilit\u00e0 alla mobilit\u00e0 e tante persone, oltre che per motivi lavorativi, si muovono per esperienze di vario genere, vivendo anche le relazioni al di l\u00e0 dei confini territoriali e culturali di appartenenza. <strong>La sola parrocchia non \u00e8 sufficiente per avviare qualche percorso di evangelizzazione capace di intercettare chi non pu\u00f2 vivere un\u2019adeguata partecipazione.<\/strong> In un territorio di grandi dimensioni come quello romano, occorre vincere la tentazione dell\u2019autoreferenzialit\u00e0, che genera sovraffaticamento e dispersione, per lavorare sempre pi\u00f9 insieme, specialmente tra parrocchie limitrofe, mettendo in comune i carismi e le potenzialit\u00e0, programmando insieme ed evitando di sovrapporre le iniziative. Serve un coordinamento maggiore che, lungi dall\u2019essere un espediente pastorale, intende esprimere la nostra comunione presbiterale.<\/p>\n<p>Un ultimo aspetto vorrei sottolineare:\u00a0<strong><i>la vicinanza ai giovani<\/i>.<\/strong> Molti di loro \u2013 lo sappiamo \u2013 \u00abvivono senza pi\u00f9 alcun riferimento a Dio e alla Chiesa\u00bb (<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/leo-xiv\/it\/speeches\/2026\/january\/documents\/20260129-plenaria-ddf.html\">Discorso ai partecipanti della sessione Plenaria del Dicastero per la Dottrina della fede<\/a><\/i>, 29 gennaio 2026). Si tratta perci\u00f2 di cogliere e leggere il profondo disagio esistenziale che li abita, il loro smarrimento, le loro molteplici difficolt\u00e0, come pure i fenomeni che li coinvolgono nel mondo virtuale e i sintomi di una preoccupante aggressivit\u00e0, che sfocia a volte nella violenza.\u00a0 So che conoscete questa realt\u00e0 e vi impegnate per affrontarla. Non abbiamo soluzioni facili che ci assicurino risultati immediati ma, per quanto possibile, possiamo restare in ascolto dei giovani, renderci presenti, accoglierli, condividere un po\u2019 della loro vita. Allo stesso tempo, poich\u00e9 le problematiche interessano varie dimensioni della vita, cerchiamo anche, come parrocchie, di dialogare e interagire con le istit<\/p>\n<p><iframe loading=\"lazy\" title=\"Highlights - 2026.02.19 Incontro Clero della diocesi di Roma\" width=\"800\" height=\"450\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/dx7p4U6bshk?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/p>\n<p>uzioni presenti sul territorio, con la scuola, con gli specialisti nel campo educativo e delle scienze umane e con quanti hanno a cuore il destino e il futuro dei nostri ragazzi.<\/p>\n<p>E\u00a0a proposito di et\u00e0 giovanile, vorrei rivolgere una parola di incoraggiamento ai preti pi\u00f9 giovani \u2013 ci siete quasi tutti, vero? \u2013 che spesso sperimentano sulla loro pelle le potenzialit\u00e0 e le fatiche della loro generazione e di questa epoca. In un contesto sociale ed ecclesiale pi\u00f9 difficile e meno gratificante, si pu\u00f2 correre il rischio di esaurire in fretta le proprie energie, di accumulare frustrazione e di cadere nella solitudine. Vi esorto alla fedelt\u00e0 quotidiana nella relazione col Signore e a <strong>lavorare con entusiasmo anche se ora non vedete i frutti dell\u2019apostolato<\/strong>. Soprattutto vi invito a non chiudervi mai in voi stessi: non abbiate paura di confrontarvi, anche sulle vostre stanchezze e sulle vostre crisi, specialmente con i confratelli che ritenete possano aiutarvi. A tutti noi, ovviamente, \u00e8 richiesto un atteggiamento di ascolto e di attenzione, attraverso cui vivere concretamente la fraternit\u00e0 presbiterale. Accompagniamoci e sosteniamoci a vicenda.<\/p>\n<p>Carissimi, sono contento di aver vissuto con voi questo momento di condivisione. Come ho ricordato di recente, il nostro primo impegno \u00e8 quello di \u00ab<i>custodire e far crescere la vocazione\u00a0<\/i>in un costante cammino di conversione e di rinnovata fedelt\u00e0, che non \u00e8 mai un percorso solo individuale ma ci impegna a prenderci cura gli uni degli altri\u00bb (Lett. ap.\u00a0<i><a href=\"https:\/\/www.vatican.va\/content\/leo-xiv\/it\/apost_letters\/documents\/20251208-una-fedelta.html\">Una fedelt\u00e0 che genera futuro<\/a><\/i>, 13). In questo modo, saremo pastori secondo il cuore di Dio e potremo servire al meglio la nostra diocesi di Roma. Grazie!<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>INCONTRO CON IL CLERO DELLA DIOCESI DI ROMA DISCORSO DEL SANTO PADRE LEONE XIV Aula Paolo VI Gioved\u00ec, 19 febbraio 2026 &nbsp; _________________________________ &nbsp; Cari fratelli, vi saluto con grande gioia e vi ringrazio di essere qui stamattina. 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