{"id":6684,"date":"2026-01-07T23:31:46","date_gmt":"2026-01-07T22:31:46","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/?p=6684"},"modified":"2026-01-07T23:31:56","modified_gmt":"2026-01-07T22:31:56","slug":"6684-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/6684-2\/","title":{"rendered":""},"content":{"rendered":"<div class=\"entry-header has-post-format\">\n<h1><strong>Che cosa \u00e8 fede?<\/strong><\/h1>\n<\/div>\n<div class=\"clearfix sppb_article_edit\"><\/div>\n<div class=\"com-content-article__body\">\n<p><em>Franco Ardusso<\/em><\/p>\n<p><strong>(NPG 1974-9\/10-30)<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La monografia \u00e8 finalizzata alla educazione alla fede. \u00c8 quindi qualificante l&#8217;interrogativo: che cosa \u00e8 fede? Soprattutto oggi, in questo tempo in cui ci troviamo stranamente alla confluenza di rigurgiti di fideismo emotivo e di razionalismo freddo. Non pi\u00f9 sulle pagine dei trattati teologici; ma nel concreto dell&#8217;esperienza quotidiana.<\/em><br \/>\n<em>Giovani, gruppi e movimenti hanno riscoperto un personale approccio alla fede. Non sempre maturo; soprattutto non sufficientemente capace di reggere l&#8217;urto del vuoto esistenziale, dell&#8217;insignificanza o dell&#8217;impegno storico che, su fronti diversi, fanno pressione.<\/em><br \/>\n<em>Che cosa \u00e8 fede? O, meglio, attraverso quali particolari intonazioni l&#8217;assenso personale di fede \u00e8 davvero un \u00abs\u00ec\u00bb integrato nella vita e \u00abcristiano\u00bb?<\/em><br \/>\n<em>L&#8217;articolo di Ardusso potrebbe diventare il filtro attraverso cui far passare l&#8217;insieme delle proposte raccolte in questa monografia, per dare alla \u00abscuola di fede\u00bb concretezza e seriet\u00e0.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Chi \u00e8 il cristiano? Il cristiano \u00e8 essenzialmente uno che crede. Il primo termine col quale storicamente vennero designati i cristiani \u00e8 precisamente quello di credenti (Atti 2,4). Il sostantivo fede e il verbo credere ritornano quasi in ogni pagina del vangelo e delle lettere degli apostoli (250 volte la parola fede e 300 volte il verbo credere). Il vangelo di Giovanni in particolare esprime col verbo credere chi sia e che cosa debba fare il discepolo di Cristo. Nelle lettere degli apostoli i cristiani sono esortati di continuo a rimanere saldi nella fede. Si pu\u00f2 comprendere il perch\u00e9 di questa insistenza: Ges\u00f9 stesso parl\u00f2 pi\u00f9 frequentemente della fede che dell&#8217;amore anche se fece intendere con chiare parole che la fede autentica non si limita a dire \u00abSignore, Signore!\u00bb, ma deve giungere all&#8217;amore fattivo per il prossimo. Giustamente perci\u00f2 un teologo contemporaneo ha potuto scrivere che la fede \u00ababbraccia l&#8217;uno e il tutto dell&#8217;esistenza cristiana ed ecclesiale\u00bb (W. Kasper).<br \/>\nMa che cosa significa esattamente credere? Una inchiesta, anche sommaria e affrettata in mezzo alla gente, ci porterebbe le risposte pi\u00f9 disparate. Ci sono alcuni per i quali la fede \u00e8 un vago sentimento religioso per cui si ricorre a un Dio che pu\u00f2 venire in aiuto nei momenti difficili, nelle situazioni-limite (il \u00abDio-tappabuchi\u00bb di cui parla D. Bonhoeffer!). Per altri la fede \u00e8 un insieme di pratiche \u00abreligiose\u00bb da compiere in luoghi e tempi opportuni. Per altri ancora la fede consiste in un cumulo di credenze (talora distorte) da ritenere o in una serie di precetti da eseguire. In non pochi casi si chiama fede ci\u00f2 che \u00e8 espressione di abitudini sociali, di pressione dell&#8217;ambiente. L&#8217;elenco potrebbe continuare per molte pagine e raccogliere altre variazioni pi\u00f9 o meno interessanti sul tema. Vogliamo tentare qui di rispondere, da un punto di vista teologico, alla domanda posta sopra: che cosa significa credere? Risponderemo da due punti di vista. In un primo tempo si cercher\u00e0 di mettere in luce quale sia la struttura del credere. In un secondo tempo preciseremo quale sia il contenuto centrale della fede.<\/p>\n<p><strong>CHE COSA SIGNIFICA CREDERE? LA STRUTTURA DELLA FEDE<\/strong><\/p>\n<p>Il credere \u00e8 un atto complesso. Esso implica cio\u00e8 una molteplicit\u00e0 di aspetti e di dimensioni, le quali, pur dovendo venir analizzate separatamente, costituiscono tuttavia un&#8217;unica realt\u00e0 vivente. Le varie dimensioni della fede che troviamo nella Bibbia si possono cos\u00ec sintetizzare:<br \/>\n* la fede \u00e8 fidarsi di Dio, delle sue parole e delle sue promesse;<br \/>\n* la fede \u00e8 obbedienza a Dio, \u00e8 consegnarsi a Dio nel dono totale di s\u00e9;<br \/>\n* la fede \u00e8 riconoscere ci\u00f2 che Dio ha fatto per noi (credere che Ges\u00f9 \u00e8 morto e risorto per noi);<br \/>\n* la fede \u00e8 comunione di vita con Dio gi\u00e0 qui in terra e aspirazione ad una unione piena e definitiva dopo la morte;<br \/>\n* la fede \u00e8 dono gratuito di Dio (solo Dio pu\u00f2 donare Dio);<br \/>\n* la fede \u00e8 la decisione radicale e fondamentale dell&#8217;uomo.<br \/>\nQuesta variet\u00e0 di aspetti della fede non deve impedirci di cogliere la sua unit\u00e0: la fede non \u00e8 tanto un atto isolato o una serie di atti, ma un atteggiamento di fondo della persona che d\u00e0 un nuovo e permanente orientamento a tutta quanta la vita. La fede, in altre parole, coinvolge tutta quanta la persona umana nel suo conoscere, nel suo volere, nel suo agire. La fede comporta un&#8217;esigenza di totalit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Fede \u00e8 fidarsi di un tu<\/strong><\/p>\n<p>Ma qual \u00e8 la struttura di questa fede, qual \u00e8 la sua dinamica profonda? Possiamo cercare di comprenderla partendo dalla nostra esperienza quotidiana. Gran parte dei nostri rapporti con altre persone sono infatti regolati dalla \u00abfede\u00bb. Esprimiamo questa fede dicendo ad un altro (un amico, un esperto, un confidente): \u00abio credo a te-io credo in te\u00bb, cio\u00e8: ho fiducia in te, nella tua persona. Ma questa affermazione ne include un&#8217;altra che possiamo cos\u00ec formulare: \u00abio credo quanto tu dici, quanto tu prometti, ci\u00f2 che tu esigi\u00bb.<br \/>\nGi\u00e0 nelle relazioni umane quindi la fede \u00e8 in primo luogo un atteggiamento col quale noi ci abbandoniamo al \u00abtu\u00bb di un&#8217;altra persona. Nell&#8217;et\u00e0 infantile ci si affida al padre e alla madre. Pi\u00f9 tardi ci si affida ad altre persone. Sta di fatto che nessuno pu\u00f2 vivere senza una qualche fede o fiducia:<br \/>\n\u00ab&#8230; nessuno pu\u00f2 vivere senza fede. Si pensi a tutti quei settori della vita che si sostengono sulla base della fiducia. Senza fiducia, abbandono, fedelt\u00e0, amore, tutti concetti implicati nella parola fede, l&#8217;uomo non pu\u00f2 esistere, neppure in quelle cose dove sembra che si possa andare avanti anche senza questa realt\u00e0, come nella politica e negli affari. \u00c8 un&#8217;esperienza, questa, di chiunque guardi onestamente alla propria vita&#8230; Senza fiducia e lealt\u00e0, almeno verso se stessi, senza affidamento, non si pu\u00f2 vivere, non si pu\u00f2 condurre alcun discorso, non si pu\u00f2 neanche concludere un affare. Senza fede non c&#8217;\u00e8 n\u00e9 comunit\u00e0, n\u00e9 amicizia, n\u00e9 amore, n\u00e9 vita coniugale\u00bb.[1]<br \/>\nLa struttura della fede cristiana pu\u00f2 essere spiegata a partire da questa comune esperienza umana. Il nocciolo della fede sta nella fiducia e nell&#8217;abbandono a Dio. Ci\u00f2 \u00e8 evidente soprattutto per chi legge l&#8217;Antico Testamento: in esso il credere \u00e8 espresso con un verbo (che ha la stessa radice della parola amen) che significa: \u00abappoggiarsi a Dio\u00bb come ad una roccia stabile e solida. Solo in Dio l&#8217;uomo pu\u00f2 trovare un sicuro punto di appoggio. Egli solo \u00e8 la roccia incrollabile sulla quale l&#8217;uomo pu\u00f2 edificare tutta la sua esistenza. Credere \u00e8 fidarsi di Dio, perch\u00e9 al di fuori di lui nulla \u00e8 in grado di giustificare una fiducia assoluta. Lo ricordava Isaia al popolo di Israele in un momento storico particolarmente difficile: \u00abSe non crederete, non avrete un&#8217;esistenza solida\u00bb (Is 7,9).<\/p>\n<p><strong>Fede \u00e8 credere in ci\u00f2 che il tu dice<\/strong><\/p>\n<p>Nelle relazioni umane la fede-fiducia (io credo in te) sfocia necessariamente nell&#8217;accettazione di ci\u00f2 che la persona nella quale abbiamo fiducia ci dice (io credo che&#8230;, ritengo per vero quanto mi dici e prometti). In tal modo la fede diventa anche un credere i contenuti, le affermazioni, i fatti che ci vengono proposti. Tutto ci\u00f2 viene accettato non perch\u00e9 ne abbiamo una conoscenza o una esperienza diretta, ma perch\u00e9 ci sono stati \u00abmanifestati\u00bb da colui nel quale riponiamo fiducia. La competenza, la fidatezza e l&#8217;autorit\u00e0 di questa persona sono una garanzia in base alla quale possiamo accettare quanto essa ci propone.<br \/>\nLa stessa cosa avviene anche nella fede: il credere in Dio, il fidarsi di lui, comporta anche l&#8217;accettazione di ci\u00f2 che egli dice, di ci\u00f2 che egli ha fatto per noi, di ci\u00f2 che esige da noi.<\/p>\n<p><strong>Nella bibbia<\/strong><\/p>\n<p>Torniamo alla Bibbia per documentare questa affermazione. La fede di Israele include anche la conoscenza e il riconoscimento degli interventi salvifici di Dio nella sua storia. Israele pu\u00f2 fidarsi di Dio perch\u00e9 riconosce e accetta ci\u00f2 che Dio ha fatto per lui liberandolo dall&#8217;Egitto, stringendo un&#8217;alleanza. Ma \u00e8 soprattutto nel Nuovo Testamento che viene sottolineata questa caratteristica della fede. In esso, la conoscenza e il riconoscimento di ci\u00f2 che Dio ha operato per noi in Cristo, l&#8217;accettazione della verit\u00e0 del messaggio di Cristo, hanno addirittura la prevalenza sull&#8217;aspetto di fiducia, senza che quest&#8217;ultima sia cacciata nell&#8217;ombra. Gi\u00e0 nei Sinottici credere significa riconoscere Ges\u00f9 come Messia, come inviato di Dio. Negli Atti degli apostoli credere significa aderire a ci\u00f2 che gli apostoli annunciano, e cio\u00e8 che Ges\u00f9 di Nazaret, che gli uomini condannarono alla morte, \u00e8 risuscitato, \u00e8 il Messia, \u00e8 il Signore vivente e sar\u00e0 il giudice del mondo (Atti 2,14-47). \u00c8 questa la bella notizia (= vangelo) che gli apostoli annunciarono con entusiasmo e per la quale diedero la vita. Dopo averla ascoltata, gli uomini debbono decidersi, cambiar vita (convertirsi) e credere. Certo non si tratta di un&#8217;adesione che sarebbe esclusivamente intellettuale, ma della risposta di tutto quanto l&#8217;uomo alla parola che annuncia ci\u00f2 che Dio ha fatto per noi. Anche il vangelo di Giovanni sottolinea che la fede \u00e8 una conoscenza, \u00e8 riconoscere Cristo come Figlio di Dio, inviato dal Padre per dare agli uomini la vita eterna (Giov 8, 24.28; 10,48; ecc.).<br \/>\nLa ragione profonda per cui il NT insiste sulla fede come conoscenza, come ritener per vero, sta nel fatto che la fede cristiana ha tutta la sua ragion d&#8217;essere in quell&#8217;intervento salvifico di Dio che si \u00e8 verificato nella vita, nella morte e nella risurrezione di Cristo. La fede cristiana non \u00e8 l&#8217;accettazione di idee pi\u00f9 o meno interessanti, ma di fatti storici attraverso ai quali Dio si \u00e8 fatto conoscere come nostro salvatore. La realt\u00e0 e la verit\u00e0 di questi fatti storici, che corrispondono a degli interventi divini, sono per il cristianesimo la ragione stessa del suo essere:<br \/>\n\u00abLa fede vive della realt\u00e0 del suo oggetto, che \u00e8 l&#8217;intervento salvifico di Dio attraverso Cristo; se l&#8217;evento salvifico di Cristo non \u00e8 reale in se stesso, tanto meno \u00e8 reale per me: non \u00e8 possibile viverlo come reale\u00bb.[2]<\/p>\n<p><strong>Concludendo<\/strong><\/p>\n<p>La fede cristiana comprende strutturalmente due elementi essenziali. La fede \u00e8 innanzitutto un rapporto di fiducia fra persone, fra Dio e l&#8217;uomo, (un credere in) che per\u00f2 si articola subito in vari contenuti (un credere che). Il cristianesimo primitivo ha formulato la sua fede non solo con l&#8217;espressione \u00abcredo in Dio, in Cristo, nello Spirito\u00bb, ma anche con delle proposizioni che rimandano al contenuto oggettivo e formulabile della fede: \u00abcredo che Ges\u00f9 Cristo \u00e8 Signore, che \u00e8 Figlio di Dio, che \u00e8 risuscitato dai morti, che verr\u00e0 alla fine dei tempi, ecc.\u00bb.<br \/>\nVanno quindi scartate due concezioni unilaterali della fede. In primo luogo va scartata quella concezione che riduce la fede a un puro atto di decisione e di fiducia, con l&#8217;esclusione di ogni contenuto oggettivo. \u00c8 la fede-omaggio, la fede-salto nel buio. In questa prospettiva si sottolinea giustamente il carattere esistenziale della fede, e si mette in risalto che essa \u00e8 innanzitutto un&#8217;esperienza interpersonale, un incontro fra l&#8217;io dell&#8217;uomo e il Tu di Dio. La fede \u00e8 sempre fondamentalmente fede in qualcuno, e non in qualcosa. Questa concezione per\u00f2, qualora essa escluda ogni contenuto articolabile e formulabile, pu\u00f2 portare la fede a perdere la sua identit\u00e0 (una fede incapace di esprimersi) e a degenerare in una vaga fiducia o in un sogno illusorio o in un&#8217;esperienza individuale ineffabile.<br \/>\nVa scartato in secondo luogo un altro modo unilaterale di concepire la fede. \u00c8 la fede intesa come ritener-per-vero, come adesione a una serie di verit\u00e0 e di contenuti, quasi che nella fede si trattasse esclusivamente di un aumento e di un arricchimento del nostro sapere. \u00c8 la fede intesa come adesione spersonalizzata a una dottrina, a degli articoli, in cui ci si accontenta dell&#8217;esattezza delle formule.<br \/>\nAlla fede sono essenziali i due aspetti, personale e contenutistico, che le due concezioni sopra ricordate mettono unilateralmente in evidenza. La fede \u00e8 infatti contemporaneamente un credere a Dio (aspetto personale, fiduciale), e un credere a Dio che manifesta se stesso come salvatore in Cristo e per mezzo di Cristo (aspetto dottrinale).<br \/>\nPriva di contenuti concreti, la fede si svuota e perde la sua identit\u00e0. Priva di configurazione personale, la fede rimane un sapere senza slancio e senza vita. Tutto ci\u00f2 per\u00f2 non equivale a dire che i due aspetti della fede abbiano la stessa importanza. L&#8217;aspetto personale, che consiste nel \u00abcredere a Dio\u00bb, nel \u00abfidarsi di Dio\u00bb, \u00e8 il principale:<br \/>\n\u00abIl tessuto connettivo della fede va concepito in modo tale che il riconoscimento di tutti i contenuti concreti della fede si regga sul fatto che il credente si abbandoni totalmente, integralmente e senza alcuna riserva a Dio, il quale gli si rivela e comunica. Ogni affermazione del tipo &#8220;io credo che&#8221; poggia su quest&#8217;altra: &#8220;io credo in te&#8221;\u00bb.[3]<\/p>\n<p><strong>CHE COSA SIGNIFICA CREDERE? IL CONTENUTO CENTRALE DELLA FEDE<\/strong><\/p>\n<p>Abbiamo affermato sopra che la fede ha un contenuto che pu\u00f2 essere detto e formulato. Qual \u00e8 questo contenuto? Si pu\u00f2 dire in generale che il contenuto della fede abbraccia tutto ci\u00f2 che Dio ci ha manifestato. Ci si pu\u00f2 domandare per\u00f2 ulteriormente se nella totalit\u00e0 della rivelazione si dia una verit\u00e0 centrale, un nucleo assolutamente primario che conferisca unit\u00e0 alla totalit\u00e0 della rivelazione. Nel caso che questo nucleo esista, potremo dire che la fede si dirige in primo luogo ad esso. Al resto si aderisce in vista di una conoscenza pi\u00f9 piena di questo nucleo centrale.<br \/>\nCome \u00e8 possibile cogliere il centro della fede? Basta individuare il punto terminale verso il quale tende tutto quanto il disegno di Dio sull&#8217;umanit\u00e0 disegno che Dio ha fatto progressivamente conoscere nella storia di Israele e in Ges\u00f9 Cristo.<br \/>\nL&#8217;AT ci mette gi\u00e0 sulla strada. Se il popolo di Israele fosse stato interrogato sulla sua fede, non avrebbe risposto con una serie di affermazioni su Dio, sul mondo, sugli uomini. Israele avrebbe risposto raccontando la sua storia nella quale aveva sperimentato concretamente la guida e la fedelt\u00e0 di Dio alle sue promesse. Di fatto Israele formul\u00f2 la sua fede in alcune \u00abprofessioni di fede\u00bb che presentano la sua storia come dominata e diretta dagli interventi salvifici di Dio (Deut 26,5-10; Gios 24,2-13; ecc.). Alla luce di tali esperienze storiche Israele venne a conoscere chi era Dio: Dio \u00e8 colui che elegge, colui che dirige la storia e promette un futuro. In conclusione: l&#8217;elemento centrale che dirige il progresso e conferisce unit\u00e0 a tutte le vicende dell&#8217;AT \u00e8 il Dio salvatore che vuole stringere un&#8217;alleanza salvifica col suo popolo.<\/p>\n<p><strong>Cristo, il contenuto della fede<\/strong><\/p>\n<p>Anche Ges\u00f9 non annunci\u00f2 un messaggio astratto. Egli proclam\u00f2 con le sue parole e con le sue azioni il regno di Dio, cio\u00e8 la vicinanza di Dio, ricco di misericordia per tutti gli uomini. Ges\u00f9 fece intendere che questa vicinanza era legata alla sua persona. Ma solo dopo la risurrezione i suoi discepoli compresero che Ges\u00f9 non era solo l&#8217;annunciatore della vicinanza di Dio, ma era lui stesso Dio che si era avvicinato agli uomini. Per questo il contenuto della fede dei primi cristiani \u00e8 Ges\u00f9 stesso (Ges\u00f9 \u00e8 Signore, \u00e8 il Messia, \u00e8 il Figlio di Dio), oppure ci\u00f2 che Dio aveva compiuto in Ges\u00f9 per la salvezza degli uomini (Dio lo ha risuscitato dai morti, lo ha costituito salvatore di tutti, lo ha fatto giudice dei vivi e dei morti).<br \/>\nCome si vede, il contenuto centrale della fede \u00e8 la persona di Ges\u00f9, la sua azione salvifica, la sua morte e risurrezione che sono causa universale di salvezza. Con Ges\u00f9 giunge a compimento il disegno divino, gi\u00e0 annunciato nell&#8217;AT, di fare alleanza con tutti gli uomini, di riconciliarli con s\u00e9 e tra di loro, di offrire loro la vita, affinch\u00e9 si riconoscano fratelli perch\u00e9 figli di un Padre che per loro amore non ha risparmiato neppure il proprio figlio. \u00c8 questa la buona novella che nel giro di pochi anni percorse il mondo intero. Essa \u00e8 espressa talvolta con queste semplici parole: \u00abevangelizzare Cristo Ges\u00f9\u00bb (Atti 5,42; 8,35).<br \/>\nL&#8217;analisi di tutta la Bibbia ci porta quindi a scoprire che il suo centro unitario \u00e8 il seguente: Dio vuole salvare l&#8217;umanit\u00e0 per mezzo di Cristo.<br \/>\nQuesta stessa affermazione costituisce quindi anche il centro della fede cristiana:<br \/>\nL&#8217;agire di Dio attraverso la persona e la storia di Ges\u00f9 Cristo \u00e8 dunque il centro della fede cristiana. Ogni predicazione posteriore \u00e8 rimandata a questo centro, lo deve esplicitare e riattualizzare\u00bb.[4]<br \/>\nLa novit\u00e0 cristiana alla quale si aderisce con la fede in fondo non \u00e8 altro che \u00abDio stesso nell&#8217;atteggiamento del dono di se stesso all&#8217;uomo nel proprio Figlio, e cio\u00e8 l&#8217;amore assoluto di Dio realizzato e rivelato nell&#8217;esistenza di Cristo&#8230; La decisione fondamentale di rispondere con un \u00abs\u00ec\u00bb all&#8217;atto salvifico di Dio nel Cristo \u00e8 la fede\u00bb.[5]<br \/>\nPotremmo anche dire, ispirandoci a S. Paolo, che credere significa \u00abessere in Cristo\u00bb, fondare la propria vita su Cristo considerato come norma decisiva di tutta la nostra esistenza, immedesimarsi nell&#8217;atteggiamento pi\u00f9 profondo di Ges\u00f9 nei confronti del Padre, degli uomini, della storia. Partendo da questo centro, Ges\u00f9 Cristo, vero uomo e vero Dio, Figlio di Dio e nostro fratello, la fede cristiana \u00e8 capace di gettare un fascio di luce sui pi\u00f9 profondi interrogativi che ogni uomo si pone nella sua esistenza personale e sociale: chi \u00e8 Dio? chi \u00e8 l&#8217;uomo? l&#8217;attivit\u00e0 e la storia umana hanno un significato? quali sono i giusti rapporti tra gli uomini? perch\u00e9 la speranza e non la disperazione? perch\u00e9 seguire la legge dell&#8217;amore anzich\u00e9 quella dell&#8217;egoismo individuale e collettivo? perch\u00e9 ogni uomo merita il pi\u00f9 profondo rispetto?<br \/>\nLa risposta a tutte queste domande \u00e8 data al cristiano a partire dal centro stesso della sua fede, Ges\u00f9 Cristo, colui che \u00abfa nuove tutte le cose\u00bb (Ap 21,5).<\/p>\n<p><strong>\u00c8 POSSIBILE CREDERE? IL LUOGO DELLA FEDE OGGI<\/strong><\/p>\n<p>Il discorso sin qui fatto porter\u00e0 ad una constatazione cui far\u00e0 seguito una domanda: tutto ci\u00f2 \u00e8 molto bello. \u00c8 anche vero? Ha ancora un senso credere per l&#8217;uomo d&#8217;oggi che si trova a vivere in un mondo secolarizzato nel quale molte ideologie fanno concorrenza alla fede, tanto che si parla abitualmente di una crisi della fede, soprattutto in mezzo ai giovani?<br \/>\nLa fede ha un futuro, oppure essa appartiene al residuo di un&#8217;epoca ormai tramontata?<\/p>\n<p><strong>Oggi, una crisi di fede?<\/strong><\/p>\n<p>Una parola innanzitutto sulla odierna crisi di fede. Essa esiste ed \u00e8 molto profonda. Si pu\u00f2 far osservare tuttavia che la fede non \u00e8 mai stata facile. Una lettura serena del vangelo \u00e8 capace di documentare che fin dai primissimi tempi del cristianesimo fede e incredulit\u00e0 sono in lotta fra di loro (si vedano, ad esempio, le prime reazioni all&#8217;annuncio della risurrezione di Cristo : Mt 28, 1 7 ; Mc 1 6, 11. 1 6 : Lc 24- 1 3-35 ; Giov 20,24-29).<br \/>\nLa stessa storia del cristianesimo, se non viene letta in modo unilaterale, fa vedere che la chiesa \u00e8 il campo di battaglia tra fede e incredulit\u00e0. Si potrebbe quasi dire che lo stretto collegamento tra fede e incredulit\u00e0 \u00e8 la condizione normale del credente, e che nel cuore di ogni credente permane un incredulo che interroga e obietta. Tutto ci\u00f2 \u00e8 normale se si pensa che \u00abLa fede non \u00e8 mai stata semplicemente un adattamento spontaneo all&#8217;inclinazione dell&#8217;esistenza umana: \u00e8 stata invece sempre una decisione che chiama in causa il nucleo pi\u00f9 profondo dell&#8217;esistenza, che esige dall&#8217;uomo una conversione di rotta ottenibile unicamente tramite una risoluta determinazione\u00bb.[6]<br \/>\nLa constatazione dell&#8217;incredulit\u00e0 nel cuore di ogni credente va completata con il discorso sulla fede nel cuore di ogni incredulo, poich\u00e9 anche l&#8217;incredulo porta in s\u00e9 qualcuno che obietta e contesta la sua sicurezza:<br \/>\n\u00abChi pretende di sfuggire l&#8217;incertezza della fede, dovr\u00e0 fare i conti con l&#8217;incertezza dell&#8217;incredulit\u00e0, la quale, dal canto suo, non potr\u00e0 mai nemmeno dire con inoppugnabile certezza se la fede non sia realmente la verit\u00e0&#8230; Per dirla in altri termini: tanto il credente quanto l&#8217;incredulo, ognuno a suo modo, condividono dubbio e fede, sempre beninteso che non cerchino di sfuggire a se stessi e alla verit\u00e0 della loro esistenza. Nessuno pu\u00f2 sfuggire completamente al dubbio, ma nemmeno alla fede. Per l&#8217;uno la fede si rende presente contro il dubbio, per l&#8217;altro attraverso il dubbio e sotto la forma di dubbio\u00bb.[7]<\/p>\n<p><strong>Difficolt\u00e0 \u00abdall&#8217;esterno\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Queste osservazioni sulle difficolt\u00e0 di sempre della fede non vogliono far dimenticare che in ogni epoca la crisi della fede assume gli abiti del proprio tempo e particolari atteggiamenti che \u00e8 necessario prendere in considerazione. Qui \u00e8 possibile fare solo un accenno alle difficolt\u00e0 odierne della fede. Alcune provengono dall&#8217;esterno, dalla situazione ambientale in cui si svolge la nostra esistenza. Altre provengono dall&#8217;interno, dal mondo stesso della fede.<br \/>\nTra le difficolt\u00e0 provenienti dall&#8217;esterno possiamo ricordare:<\/p>\n<p><em>L&#8217;ateismo contemporaneo<\/em><\/p>\n<p>Esso \u00e8 molto diverso da quello del passato. Gli atei di un tempo erano coloro che credevano di poter dimostrare che Dio non esiste (ateismo positivo), o almeno erano convinti di non poter in alcun modo provare la sua esistenza (agnosticismo). Le due categorie di atei sopra ricordate (a cui bisogna aggiungere un certo numero di \u00abatei pratici\u00bb) costituivano un gruppo abbastanza ristretto nella societ\u00e0. L&#8217;ateismo contemporaneo invece si qualifica come un fatto culturale di massa. Pi\u00f9 che un sistema ben definito, esso \u00e8 una visione del mondo nella quale Dio non entra pi\u00f9 a far parte come una delle componenti. Il problema di Dio \u00e8 considerato privo di interesse. Anzi, molto spesso Dio \u00e8 considerato come un miraggio ingannevole, frutto di epoche non ancora mature e incapaci di prendere in mano il proprio destino. La religione \u00e8 ritenuta un mezzo per mantenere l&#8217;uomo soggetto alle classi dominanti affinch\u00e9 non si ribelli (si veda tutta la critica al teismo e alla religione di Marx, Nietzsche e Freud). L&#8217;ateismo contemporaneo costituisce una tremenda prova per la fede poich\u00e9 il credente non \u00e8 pi\u00f9 sostenuto psicologicamente e sociologicamente da condizioni ambientali favorevoli allo sviluppo della fede. Esso pu\u00f2 tuttavia costituire un&#8217;occasione di stimolo e di purificazione della fede da infiltrazioni non autentiche.<\/p>\n<p><em>Il secolarismo<\/em><\/p>\n<p>Esso va distinto dalla secolarizzazione. Quest&#8217;ultima \u00e8 di per s\u00e9 una prospettiva positiva, che pu\u00f2 trovare il suo punto di partenza nella Bibbia stessa. Dicendoci che il mondo \u00e8 stato creato da Dio, la Bibbia afferma che il mondo non \u00e8 un pezzo di Dio, non \u00e8 una natura intangibile e neppure un ordine sacro carico di potenza divina o demoniaca. Il mondo \u00e8 semplice creatura, realt\u00e0 profana distinta da Dio, messa a completa disposizione dell&#8217;uomo e affidata alla sua amministrazione. Questa presa di coscienza della mondanit\u00e0 o profanit\u00e0 del mondo, accompagnata da una disaffezione crescente verso la religione e dal rinvigorirsi dell&#8217;ateismo di massa, ha portato non di rado molto pi\u00f9 lontano di quanto si potesse prevedere e di quanto il messaggio biblico autorizzi. Si \u00e8 passati quasi inavvertitamente dalla secolarizzazione al secolarismo. Per il fatto che nel mondo secolarizzato incontriamo sempre di meno le tracce di Dio e sempre pi\u00f9 quelle dell&#8217;uomo, per il fatto che il progresso tecnico e scientifico non ha pi\u00f9 bisogno dell&#8217;ipotesi-Dio per compiere il suo cammino, il secolarismo proclama il nuovo vangelo: Dio non esiste! Il secolarismo diventa cos\u00ec una forma di ateismo, cio\u00e8 un modo di interpretare la vita, il mondo e la storia senza fare appello a Dio e alla fede. Qualcuno riterr\u00e0 ancora i concetti tradizionali del cristianesimo, ma si affretter\u00e0 a spiegare che questi concetti, come la creazione, la grazia, la preghiera, la risurrezione, ecc., vanno spiegati in modo totalmente nuovo: sono affermazioni antropologiche che non hanno alcun rimando al di fuori del tempo e della storia. Il passaggio dalla secolarizzazione al secolarismo comporta in tal modo un orizzontalismo totale nel modo di concepire il cristianesimo. C&#8217;\u00e8 un aspetto positivo in tutto questo, un invito ai credenti a incarnare la loro fede nella storia e nel servizio degli uomini, uno stimolo a non confondere la fede con l&#8217;immobilismo. Ma c&#8217;\u00e8 anche una grave insidia che tende a liquidare tutti i contenuti specifici della fede, convertendoli in puro e semplice discorso sull&#8217;uomo (riduzione antropologica).<\/p>\n<p><em>L&#8217;atmosfera illuministica<\/em><\/p>\n<p>L&#8217;illuminismo \u00e8 senza dubbi la rivoluzione pi\u00f9 significativa dell&#8217;occidente. \u00c8 il tentativo di emanciparsi dall&#8217;autorit\u00e0 e dalla tradizione. L&#8217;uomo vuole vedere da s\u00e9, giudicare da s\u00e9, decidere da s\u00e9, poich\u00e9 trova in se stesso il criterio e la norma. Il rifiuto della tradizione \u00e8 connesso con l&#8217;affermazione della ragione: non vale ci\u00f2 che \u00e8 santificato dalla tradizione, ma ci\u00f2 che regge di fronte alla discussione razionale. L&#8217;illuminismo apre anche la strada alle interpretazioni razionalistiche del cristianesimo: si riconosce che quest&#8217;ultimo \u00e8 servito a educare il genere umano. Ma il suo compito sarebbe oramai finito, e dovrebbe cedere il passo alla religione della ragione. Tutto il mondo della fede viene liquidato come residuo di una mentalit\u00e0 ingenua, ancorata a credenze sorpassate. L&#8217;illuminismo, a ben guardare, non \u00e8 privo di presupposti e di pregiudizi. Per questo si guarda oggi con senso critico ai \u00abdogmi\u00bb ciecamente affermati in questa epoca: fede assoluta nel progresso, fiducia ingenua nella ragione e nella libert\u00e0, ecc. Ai nostri giorni si parla di un secondo illuminismo, assai pi\u00f9 critico e pi\u00f9 modesto del primo. Esso non nutre pi\u00f9 sogni ambiziosi, ma si limita ad analizzare problemi delimitati e solubili, scartando come privi di senso le problematiche religiose e metafisiche.[8] Tutto ci\u00f2 ingenera per\u00f2 una mentalit\u00e0 che viene ulteriormente potenziata dal successo della scienza e della tecnica: ha valore solo ci\u00f2 che l&#8217;uomo pu\u00f2 pianificare e dirigere, procedendo per via di ipotesi e di verifiche successive. Non sono prese in considerazione le verit\u00e0 immutabili e il mondo delle realt\u00e0 non suscettibili di verifica (si fanno rientrare in questo settore tutte le affermazioni della fede).<\/p>\n<p><strong>Difficolt\u00e0 \u00abdall&#8217;interno\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Tra le difficolt\u00e0 provenienti dall&#8217;interno della fede stessa possiamo ricordare:<\/p>\n<p><em>Una certa crisi di linguaggio<\/em><\/p>\n<p>I concetti religioso-morali tradizionali subiscono nella nostra epoca una svalutazione simile a quella della moneta. La crisi del linguaggio della fede \u00e8 diventata acuta a causa della distanza culturale che ci separa dai testi fondamentali della nostra fede (Bibbia), e a causa della conoscenza che noi oggi abbiamo dei loro condizionamenti storici e culturali. Di qui \u00e8 nata l&#8217;esigenza di demitizzare il messaggio della rivelazione e di reinterpretarlo in funzione della nuova sensibilit\u00e0. L&#8217;intento \u00e8 lodevole, ma i rischi che si corrono sono molto grandi: come interpretare in maniera nuova la fede senza ridurne il contenuto? senza far s\u00ec che l&#8217;uomo diventi l&#8217;unit\u00e0 di misura della parola di Dio?<\/p>\n<p><em>L&#8217;investigazione storico-critica del NT<\/em><\/p>\n<p>I moderni studi biblici ci hanno permesso di conoscere meglio il processo di formazione dei vangeli, ma hanno anche gettato un&#8217;ombra di scetticismo e di insicurezza. Un teologo moderno si domanda a questo proposito: \u00abLa figura storica di Ges\u00f9 e del suo messaggio non ci \u00e8 diventata oggi molto vaga a causa del metodo storico-critico praticato dall&#8217;esegesi? Non ci sono molteplici e contraddittorie interpretazioni della persona e dell&#8217;opera di Ges\u00f9&#8230;? La ricerca storico-critica del N. Testamento non ci ha lasciato in eredit\u00e0 nulla pi\u00f9 di un mucchio di cocci?\u00bb.[9] Bisognerebbe qui ricordare l&#8217;opera di Bultmann e di tutta la sua scuola, anche se oggi si \u00e8 molto critici nei confronti di essa e del suo scetticismo esasperato nei confronti delle possibilit\u00e0 di raggiungere il \u00abGes\u00f9 storico\u00bb.<\/p>\n<p><em>La scarsa testimonianza dei credenti della chiesa<\/em><\/p>\n<p>C&#8217;\u00e8 una \u00abcrisi di testimonianza\u00bb avvertita specialmente da coloro che sono maggiormente impegnati nella ricerca di una societ\u00e0 pi\u00f9 giusta. Costoro denunciano le illusioni di una fede che non morde nella vita e non si impegna nel risolvere i problemi concreti degli uomini.<br \/>\nSi parla di non credibilit\u00e0 della chiesa la quale si accontenta talvolta di annunciare delle belle parole alle quali non fanno seguito i fatti o di enunciare dei principi cos\u00ec esangui che non fanno paura a nessuno e addomesticano la forza rivoluzionaria del vangelo. Un grave ostacolo sono pure i compromessi della chiesa istituzionale col potere politico ed economico, la sua estraneit\u00e0 alle classi socialmente pi\u00f9 povere e indifese.[10]<\/p>\n<p><strong>Una situazione senza sbocco?<\/strong><\/p>\n<p>Il panorama sopra presentato sulla \u00abcrisi della fede\u00bb ci pone di fronte a un interrogativo che non possiamo eludere: la situazione attuale in cui viene a trovarsi la fede \u00e8 veramente senza speranza? Non esiste pi\u00f9 nessun punto di contatto tra il mondo della fede e l&#8217;esperienza umana? Mi pare di dover rispondere che la nostra situazione \u00e8 critica, ma non senza speranza. Viviamo in tempo di crisi. \u00c8 necessario ricordare per\u00f2 che la situazione di crisi della fede non ha solo il significato negativo di rovina della fede. Nel suo significato originario, crisi significa una situazione di decisione, di discernimento e di assunzione di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p><strong>Purificare la fede<\/strong><\/p>\n<p>Innanzitutto \u00e8 necessario saper cogliere gli innumerevoli stimoli che ci provengono dalla situazione sopra descritta per purificare la fede da infiltrazioni non autentiche. Accenniamo a qualche esempio di interpretazione distorta della fede dalla quale \u00e8 necessario liberarsi:<br \/>\n* il concepire le verit\u00e0 della fede come una forma primitiva di spiegazione del mondo da considerare sullo stesso piano dei risultati delle scienze naturali. Contro questa concezione bisogna ribadire che la fede ci parla unicamente di \u00abverit\u00e0 di salvezza\u00bb, che appartengono a un&#8217;altra dimensione rispetto a quella della scienza e della tecnica;<br \/>\n* il confondere la fede con una determinata rappresentazione del mondo e della societ\u00e0;<br \/>\n* il concepire la fede senza alcuna relazione col mondo e con la storia che gli uomini vivono. Ci\u00f2 equivale a dimenticare che la rivelazione di Dio \u00e8 una rivelazione storica, incarnata, che ci palesa il progetto di salvezza che Dio ha sugli uomini, sul mondo, sulla storia;<br \/>\n* una comprensione della fede che faccia di quest&#8217;ultima l&#8217;ideologia conservatrice del sistema vigente o la copertura di precisi interessi economico-politici;<br \/>\n* una comprensione della fede che ne smorzi la carica rivoluzionaria e liberatrice che essa possiede (una fede del buon senso piuttosto che una fede evangelica);<br \/>\n* una fede concepita in termini privati, intimistici, poco sollecita di una testimonianza pubblica che la renda credibile e socialmente efficace.<\/p>\n<p><strong>La ricerca di un perch\u00e9 ultimo<\/strong><\/p>\n<p>Il nostro incontro con l&#8217;odierna crisi di fede, oltre ad offrirci degli inviti in vista di una fede maggiormente autentica e incarnata, deve procedere oltre. Ci possiamo chiedere se la situazione nella quale viviamo offra ancora dei punti di aggancio per l&#8217;annuncio e la comprensione della fede. Ad una prima costatazione si avverte che vengono meno molti dei tradizionali punti di contatto tra fede ed esperienza umana. Ma sorgono anche delle nuove possibilit\u00e0 per allacciare dei ponti tra la fede e il mondo d&#8217;oggi. Qualcuno ha potuto recentemente scrivere che \u00abci\u00f2 che si attende dalla fede raramente \u00e8 stato cos\u00ec grande come oggi\u00bb (W. Kasper). Il punto di contatto tra la fede e l&#8217;uomo contemporaneo consiste oggi nel porre il problema del significato ultimo della realt\u00e0, della vita e della storia. \u00c8 stato giustamente affermato che ogni uomo vive praticamente del suo progetto di significato:<br \/>\n\u00abOgnuno ha una determinata rappresentazione di ci\u00f2 che intende per vita felice e completa. ed ognuno soffre se in quello che fa non pu\u00f2 pi\u00f9 trovare nessun senso. La perdita di senso conduce spesso alle pi\u00f9 gravi malattie psichiche&#8230; Nessuno pu\u00f2 vivere senza una certa risposta alla questione del senso. Forse l&#8217;uomo non lo chiama senso, ma cos&#8217;altro intende, quando cerca felicit\u00e0, amore, completezza?\u00bb.<br \/>\nL&#8217;uomo non vive solo del prodotto delle sue mani, non \u00e8 solo un essere che produce e consuma. L&#8217;uomo \u00e8 essenzialmente libert\u00e0, uno che \u00e8 capace di scegliere, e dunque uno che deve poter dare un significato alle sue scelte e ai suoi orientamenti e al suo impegno:<br \/>\n\u00abIl senso delle cose \u00e8 davvero il pane di cui l&#8217;uomo si sostenta, di cui alimenta il nucleo pi\u00f9 centrale della sua umanit\u00e0. Senza la parola, senza il senso, senza l&#8217;amore, egli viene messo in condizione di non poter pi\u00f9 nemmeno vivere, quand&#8217;anche fosse circondato in sovrabbondanza di tutti i conforts terreni immaginabili\u00bb.<br \/>\nOra, la nostra epoca, orgogliosa del suo progresso tecnico e scientifico, \u00e8 anche un&#8217;epoca in cui si avverte acutamente la mancanza di significato. Sono in molti oggi a denunciare questa situazione, la quale, se da un lato si presenta come disperata, d&#8217;altro lato pu\u00f2 costituire il terreno favorevole per riscoprire il profondo significato della fede cristiana.<br \/>\nSi potrebbe citare ad esempio l&#8217;analisi della nostra societ\u00e0, schiava degli idoli fabbricati con le sue mani, una societ\u00e0 che considera tutto come merce da consumare. \u00c8 una societ\u00e0 che consuma ma non sceglie, \u00e8 sazia, ma non soddisfatta. \u00c8 una societ\u00e0 priva di significato dal momento che \u00abil significato non si pu\u00f2 mangiare\u00bb. Per uscire da questa situazione il sociologo invita ad un compito rivoluzionario urgente: restituire l&#8217;uomo a se stesso, farlo passare dall&#8217;idolatria al monoteismo. Non c&#8217;\u00e8 un rimando alla trascendenza e un appello implicito alla fede?<br \/>\nIl filosofo P. Ricoeur, analizzando la societ\u00e0 contemporanea, la descrive come societ\u00e0 di produzione, di consumo e di piacere.<br \/>\n\u00abEssa \u00e8 caratterizzata da un dominio crescente dell&#8217;uomo sui mezzi e dall&#8217;oscuramento dei suoi fini, come se la razionalit\u00e0 crescente dei mezzi rivelasse progressivamente l&#8217;assenza di significato\u00bb. Mentre cio\u00e8 da un lato cresce la razionalit\u00e0 della programmazione, dall&#8217;altro lato cresce anche l&#8217;assurdo, il senso di vuoto, l&#8217;assenza di una destinazione e di una finalit\u00e0: \u00abNoi scopriamo che gli uomini mancano certamente di giustizia, sicuramente di amore, ma pi\u00f9 ancora di significato: non significato del lavoro, del piacere, della sessualit\u00e0. Ecco i problemi sui quali andiamo a sfociare\u00bb.<br \/>\nPer questo motivo P. Ricoeur pensa che la fede cristiana abbia oggi un compito che nessun altro pu\u00f2 assolvere, il compito di \u00abtestimoniare un significato fondamentale\u00bb. L&#8217;annuncio della morte e della risurrezione di Cristo &#8211; il centro vitale della fede cristiana &#8211; \u00e8 un messaggio che attesta il sovrappi\u00f9 di senso sul non-senso, una sovrabbondanza di significato invece dell&#8217;assurdo. \u00abIl cristiano \u00e8 l&#8217;avversario dell&#8217;assurdo, il profeta del significato. Non per una volont\u00e0 disperata, ma perch\u00e9 riconosce che questo senso \u00e8 stato attestato negli avvenimenti che la Scrittura proclama\u00bb.[11]<br \/>\nFa eco a queste parole quanto ha scritto recentemente il neo-marxista R. Garaudy:<br \/>\nIl vero rivoluzionario, in questo tempo di vertiginosa metamorfosi, non \u00e8 colui che inventa dei mezzi, ma colui che inventa dei fini\u00bb. Per questo motivo, egli, pur professandosi non credente, guarda con simpatia alla figura di Cristo, al suo messaggio, a ci\u00f2 che il cristianesimo annuncia con le categorie di \u00abregno di Dio\u00bb e di \u00abrisurrezione\u00bb. Egli vede in tutto ci\u00f2 una proposta di significato che infonde speranza, spezzando ogni limite costituito dall&#8217;egoismo, dalla violenza e dalla morte stessa: \u00abCristo \u00e8 venuto per aprire una breccia a tutti i nostri limiti&#8230; Ciascuno dei miei atti liberatori e creatori implica il postulato della risurrezione. E pi\u00f9 di ogni altro l&#8217;atto rivoluzionario. Poich\u00e9 se io sono un rivoluzionario questo significa che io credo che la vita ha un senso e un senso per tutti\u00bb. Sempre secondo Garaudy, Cristo avrebbe portato la vera rivoluzione, quella di cui l&#8217;umanit\u00e0 ha pi\u00f9 profondamente bisogno, la rivoluzione dell&#8217;amore: \u00abUna rivoluzione non sar\u00e0 completa e irreversibile se non quando essa esiga non solo la giustizia, ma l&#8217;amore&#8230; Senza di ci\u00f2, ci sar\u00e0 trasferimento di propriet\u00e0, trasferimento di potere, trasferimento di cultura, ma sussister\u00e0 la nera trinit\u00e0 dell&#8217;avere, del potere e del sapere, con tutte le dominazioni e le alienazioni che essa implica\u00bb.[12]<br \/>\nUn altro marxista, che si \u00e8 interessato a Ges\u00f9, trovando in lui numerosi aspetti degni di essere presi in considerazione, invitava recentemente ad andare al di l\u00e0 dei puri fatti socio-economici, e a spostare l&#8217;attenzione sui problemi dei valori e dell&#8217;uomo:<br \/>\n\u00abL&#8217;uomo moderno&#8230; non comprende pi\u00f9 &#8211; o non comprende ancora &#8211; se stesso: non si rende conto di dover risolvere il problema del significato della sua vita, della sofferenza, dell&#8217;amore nella dedizione a qualcosa che trascende tutte le realt\u00e0 pratiche\u00bb.[13]<br \/>\nHo voluto riportare queste testimonianze, alle quasi se ne potrebbero aggiungere molte altre, come ad esempio i risultati di recenti inchieste sulla fede e su Cristo condotte in mezzo ai giovani, per mostrare che la fede cristiana, proprio nel suo nucleo centrale di fede in Ges\u00f9, di fede nella risurrezione, \u00e8 capace di trovare delle risonanze e dei punti di aggancio con l&#8217;esperienza e con i progetti degli uomini d&#8217;oggi.<br \/>\nAnche il rinnovato interesse per Ges\u00f9 da parte delle giovani generazioni meriterebbe qualche riflessione. Si tratta certo di un fenomeno ambiguo e commercializzato. Sovente abbiamo a che fare con un Ges\u00f9 estremamente impoverito, ridotto a misura d&#8217;uomo. Ma per intanto \u00e8 significativo che gli uomini di oggi, smaliziati da mille ideologie e da tutto il sospetto che \u00e8 stato gettato sul cristianesimo, trovino in ci\u00f2 che Ges\u00f9 ha detto e fatto una proposta valida e interessante.<br \/>\nTocca ai credenti scoprire nei propri contemporanei questi appelli, a volte inconsci, rivolti alla fede. Tocca ad essi far vedere, con i fatti pi\u00f9 che con le parole, che la fede non \u00e8 qualcosa di alienante o di infantile o di antiquato. C&#8217;\u00e8 in ogni uomo una segreta attesa della rivelazione del Dio di Ges\u00f9 Cristo. Si pu\u00f2 quindi cercare di stabilire delle corrispondenze tra i vari punti della fede cristiana e le aspirazioni fondamentali dell&#8217;uomo, mostrando come il messaggio cristiano risponda ai problemi radicali implicati nell&#8217;esistenza umana e nelle relazioni dell&#8217;uomo con gli altri, col mondo, con la storia, col futuro.<\/p>\n<p><strong>\u00c8 RAGIONEVOLE CREDERE?<\/strong><\/p>\n<p>Con questa domanda entriamo nel vivo di un problema molto difficile. Si tratta di rendersi conto del modo con cui la fede si innesta nella struttura psicologica dell&#8217;uomo. Le riflessioni fatte nella terza parte possono generare un clima di simpatia verso la fede cristiana, delle disposizioni d&#8217;animo favorevoli nei suoi confronti. Ci\u00f2 per\u00f2 non significa ancora che la fede cristiana sia vera.<br \/>\nLa fede, abbiamo detto, coinvolge tutta quanta la persona umana nel suo conoscere, nel suo volere e nel suo agire. Essa \u00e8 un affidarsi in modo incondizionato a Dio, alla sua parola, alla sua promessa, alla sua azione. Ma questo affidarsi pone il problema della verit\u00e0 di questa nostra decisione fondamentale. La fiducia non pu\u00f2 sussistere senza presupporre la verit\u00e0 di ci\u00f2 o di colui di cui ci si fida, per cui ci si impegna.<br \/>\nPer dirla in altre parole: l&#8217;atto di fede \u00e8 un atto libero posto da un soggetto umano il quale ha delle esigenze di onest\u00e0 intellettuale e di rettitudine morale nei confronti degli atti che pone, specialmente quando tali atti, con quello della fede, costituiscono un impegno radicale di tutta la persona e un orientamento fondamentale di tutta l&#8217;esistenza.<br \/>\nLa fede \u00e8 certo innanzitutto dono di Dio: \u00e8 lui che ci apre gli occhi per vedere e tocca il nostro cuore affinch\u00e9 comprenda (Atti 16,14). Tuttavia nell&#8217;atto di fede non \u00e8 Dio che crede in noi. Siamo noi, soggetti umani, che crediamo dopo che ci siamo resi conto delle ragioni che fondano la nostra fede. Ci\u00f2 vale gi\u00e0 anche per i rapporti umani di fiducia. Si crede a una persona perch\u00e9 essa \u00e8 degna di fede, \u00e8 attendibile. Essa ci ha fornito dei segni, dei motivi, che giustificano la sua credibilit\u00e0, e quindi anche la ragionevolezza del nostro crederle. Osservazioni simili valgono per l&#8217;atto di fede nei confronti di Dio e di Cristo: noi crediamo dopo che abbiamo percepito tutta una serie di indizi o di segni che ci conducono a un giudizio certo. Le persone che 2000 anni fa hanno creduto in Cristo sono giunte alla fede in lui progressivamente: ascoltarono le sue parole, osservarono il suo stile di vita, i prodigi da lui compiuti, e soprattutto furono testimoni della sua risurrezione. In base a queste osservazioni si resero conto che Ges\u00f9 meritava fiducia, e che Dio aveva avvalorato la sua testimonianza risuscitandolo di tra i morti.<br \/>\nPer noi oggi \u00e8 impossibile una osservazione diretta di ci\u00f2 che Cristo fece e disse. La nostra fede si basa sulla testimonianza degli osservatori diretti della vita e della risurrezione di Cristo. Possiamo fidarci di loro, della loro testimonianza consegnata nei vari scritti del N. Testamento? Bisognerebbe scendere sul terreno della storia, documentarsi sui vangeli e sulla loro storicit\u00e0, analizzare le pretese di Cristo, la fondatezza dei suoi miracoli, domandarsi come i seguaci di Ges\u00f9 sarebbero stati capaci di superare la terribile delusione prodotta dalla morte di Cristo (lo scandalo della croce) se non fosse intervenuto un fatto nuovo a farli passare dalla disperazione ad un&#8217;offensiva vittoriosa e conquistatrice.<\/p>\n<p><strong>\u00abTu chi sei?\u00bb<\/strong><\/p>\n<p>Dato che credere vuol dire fondare la propria esistenza su Cristo, tutte le questioni relative alla ragionevolezza della fede culmineranno nel grande interrogativo posto un giorno dal Cristo stesso: \u00abChe ve ne pare del Cristo? Di chi \u00e8 figlio?\u00bb (Mt 22,42). \u00c8 questo l&#8217;interrogativo col quale dovettero confrontarsi i primi discepoli. Questo \u00e8 ancora l&#8217;interrogativo di fronte al quale viene a trovarsi colui che oggi legge i vangeli. Si tratta cio\u00e8 di affrontare quello che \u00e8 stato chiamato \u00abil problema di Ges\u00f9\u00bb. \u00c8 un problema che presenta delle particolari difficolt\u00e0 sia da un punto di vista storico sia da un punto di vista psicologico. Non possiamo qui affrontare tutte queste difficolt\u00e0 per risolvere le quali \u00e8 necessario uno studio serio e senza pregiudizi dei vangeli e del cristianesimo primitivo. Mi limito qui a fornire alcune indicazioni per una corretta impostazione della ricerca che deve condurre a rendersi conto della fondatezza della fede in Cristo.<br \/>\nC&#8217;\u00e8 una prima osservazione da fare. Quando si affronta il \u00abproblema di Ges\u00f9\u00bb ci si trova di fronte a un problema particolare, diverso, ad esempio, da quello della storia di Cesare o di Napoleone. I grandi personaggi della storia passata possono essere studiati con interesse dallo storico. Ci\u00f2 che essi hanno fatto e detto ci pu\u00f2 interessare moltissimo, ma non ha per noi un valore vitale. Ges\u00f9 invece ci viene presentato dalla testimonianza evangelica come colui che con la sua morte e risurrezione \u00e8 causa di salvezza per tutti gli uomini. Ges\u00f9 pretende di dare al tempo e alla storia umana il significato ultimo. Ges\u00f9 vuole avere a che fare con tutti gli uomini, che di fronte a lui dovranno assumere una decisione di accettazione o di rifiuto. Tutto ci\u00f2 fa s\u00ec che Ges\u00f9 si differenzi profondamente da tutti gli altri personaggi della storia passata. Lo storico non pu\u00f2 assumere un atteggiamento assolutamente neutrale nei confronti di Ges\u00f9, perch\u00e9 egli ci mette di fronte ad un avvenimento che sollecita da noi una risposta, una presa di posizione e una conversione. Per questo Ges\u00f9 apparve gi\u00e0 ai suoi contemporanei e continua ad essere anche oggi un segno di contraddizione.<br \/>\nPer una corretta teologia dell&#8217;atto di fede e in particolare per risolvere \u00abil problema di Ges\u00f9\u00bb bisogner\u00e0 prendere le proprie distanze da due tentazioni alle quali si trova continuamente esposta la fede: il razionalismo e il fideismo.<\/p>\n<p><strong>Un atteggiamento razionalistico<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;atteggiamento razionalistico \u00e8 proprio di colui che vuol fondare la fede su prove e dimostrazioni simili a quelle che si possono ottenere con gli esperimenti compiuti in un laboratorio. \u00c8 l&#8217;atteggiamento di colui che riduce la verit\u00e0 a verificabilit\u00e0, a verit\u00e0 scientifica, e considera il vedere, l&#8217;udire e il toccare come modello di ogni conoscenza. L&#8217;atteggiamento razionalistico si trova ancora in coloro che considerano come valida solo quella forma di conoscenza che \u00e8 basata su una dimostrazione razionale rigorosa. Applicata al campo della fede questa mentalit\u00e0 pretende di dimostrare scientificamente che Dio si \u00e8 rivelato in Ges\u00f9 Cristo partendo dai segni esterni della rivelazione (miracoli, profezie, risurrezione) cos\u00ec come essi possono essere colti con metodi storici e scientifici. In questa visuale i segni della rivelazione sono trattati come argomenti scientifici rigorosi di fronte ai quali chiunque non sia stupido o disonesto dovrebbe arrendersi come ci si arrende di fronte all&#8217;evidenza.[14]<\/p>\n<p><strong>Un atteggiamento fideistico<\/strong><\/p>\n<p>L&#8217;atteggiamento fideistico, all&#8217;apposto, esclude per principio ogni giustificazione della fede di fronte alla ragione umana. Ogni tentativo di difendere la fede viene additato come un tradimento della fede stessa, la quale, avendo come simbolo la croce, non potrebbe non presentarsi agli occhi del mondo che come scandalo e follia (I Cor 1,23). \u00c8 la teoria della fede indifesa, della fede come salto nel buio, della fede come volont\u00e0 e decisione di credere.<\/p>\n<p><strong>Riassumendo<\/strong><\/p>\n<p>Le due posizioni dalle quali bisogna distanziarsi nell&#8217;impostare il problema della fede sono da un lato quella che vuole inserire la fede nell&#8217;ambito del verificabile, del dimostrabile (concezione razionalista), e dall&#8217;altro lato quella che situa la fede nell&#8217;ambito del volontaristico, del decisionale (concezione fideistica).[15]<br \/>\nL&#8217;atteggiamento fideistico ha in s\u00e9 qualcosa di eroico e di generoso, almeno nelle sue intenzioni, ma in ultima analisi tutto si risolve ai danni della fede stessa e del credente il quale rinuncia a rendere ragione a s\u00e9 e agli altri della speranza che \u00e8 in lui (1 Piet 3,15). Una fede fondata solo su se stessa, sulla volont\u00e0 di credere, non \u00e8 in grado di stare in piedi. Non basta \u00abvoler credere\u00bb per garantire la fede. Bisogna invece cercare il solido fondamento oggettivo sul quale la fede poggia, e garantire la verit\u00e0 di ci\u00f2 per cui ci si impegna. Ci\u00f2 viene ricordato oggi anche da alcuni esponenti della teologia protestante la quale ha sempre mostrato le sue simpatie per la concezione fideistica.<br \/>\nScrive ad esempio W. Pannenberg: \u00abL\u00e0 dove la fede \u00e8 intesa e promossa in tal senso, come un salto non ulteriormente motivabile di cieca &#8220;decisione&#8221;, essa viene abbassata al livello di opera di autoredenzione. Una fede che non sia fondata al di l\u00e0 di se stessa, cio\u00e8 a partire da ci\u00f2 cui si rimette e abbandona, rimane prigioniera del proprio io, e non \u00e8 in grado di sostenersi&#8230; Solo in un atmosfera in cui ci si possa fidare sul suo fondamento la fede \u00e8 in grado di respirare liberamente\u00bb.[16]<br \/>\nLa posizione fideistica \u00e8 molto pericolosa proprio per l&#8217;uomo contemporaneo il quale non accetta di vivere in modo schizofrenico sul ritmo di una doppia verit\u00e0, ed \u00e8 tentato di liberarsi dalla fede qualora quest&#8217;ultima si presenti come una sovrastruttura che non ha nessun punto di aggancio con la conoscenza e con le esigenze di razionalit\u00e0 proprie dell&#8217;uomo. In altre parole: la fede non pu\u00f2 essere costruita sul nulla intellettuale.[17] Anche l&#8217;atteggiamento razionalistico porta con s\u00e9 delle istanze valide: esso rifiuta di separare fede e ragione nella personalit\u00e0 del credente. Tuttavia l&#8217;ideale di conoscenza sotteso a questa concezione non \u00e8 adatto a stabilire la ragionevolezza della fede. La fede infatti non \u00e8 la conclusione di un ragionamento. Essa presuppone certo una conoscenza del suo fondamento e delle sue motivazioni, ma tale conoscenza non appartiene al genere invocato dal sapere razionalistico. Anzi, la maggior parte delle conoscenze che regolano la nostra esistenza non appartengono a questo genere di sapere, senza per questo essere irrazionali o meno sicure. Si pensi, per esempio, alla conoscenza che intercorre tra le persone, alla percezione dei valori morali, e a tutte quelle conoscenze riguardo alle quali si pu\u00f2 dire che uno \u00abse ne intende\u00bb (la capacit\u00e0 diagnostica di un medico, l&#8217;abilit\u00e0 nel dare un giudizio estetico, il fiuto negli affari, ecc.).<\/p>\n<p>Una conoscenza per amore<\/p>\n<p>Limitiamoci al caso delle conoscenze interpersonali. Riconosciamo con certezza che una determinata persona (un amico, un coniuge, ecc.) merita fiducia attraverso una forma di conoscenza induttiva che si \u00e8 venuta formando in noi in base a diversi fattori convergenti (segni, esperienze, osservazioni, parole, ecc.). La certezza alla quale arriviamo nel giudicare non \u00e8 data dalla somma dei vari indizi o segni che una determinata persona ci ha fornito. Neppure tale certezza \u00e8 l&#8217;applicazione concreta e particolare di leggi universali. Si tratta piuttosto di una conoscenza per connaturalit\u00e0. Questo tipo di conoscenza presuppone: 1) una certa sensibilit\u00e0 o una certa capacit\u00e0 intuitiva che l&#8217;esercizio \u00e8 destinato a sviluppare (l&#8217;\u00e9sprit de finesse di Pascal!); 2) un certo grado di familiarit\u00e0 con una determinata persona; 3) una certa affinit\u00e0 con i valori che una persona porta con s\u00e9.[18]<br \/>\nLa conoscenza per connaturalit\u00e0 non \u00e8 mai completamente riducibile a formulazioni concettuali. Pu\u00f2 anche darsi che il conoscente non sappia concettualizzare in modo riflesso quali segni precisi lo abbiano portato con certezza a un determinato giudizio, e che neppure sia in grado di determinare con esattezza il fattore intellettuale che \u00e8 intervenuto per farlo passare dalla probabilit\u00e0 e dall&#8217;opinione alla certezza. Si pensi al modo col quale conosciamo con certezza una determinata persona da un insieme di particolari, oppure alla capacit\u00e0 che abbiamo di renderci conto dello stato d&#8217;animo di una persona, senza riuscire nello stesso tempo a razionalizzare i motivi che ci hanno condotti a tale certezza.<br \/>\n\u00abC&#8217;\u00e8 una categoria di evidenze, che il pi\u00f9 delle volte si trova a vivere senza sapere il perch\u00e9, e non riesce dunque a giustificarsi riflessamente. La ragione \u00e8 che tale evidenza s&#8217;\u00e8 venuta formando attraverso l&#8217;accumularsi e l&#8217;accostarsi di evidenze minori, settoriali, particolari, che hanno gradualmente composta la figura inattesa e nuova di un oggetto complesso e insieme unitario, sfuggente e insieme innegabile. Le nostre evidenze nell&#8217;ambito delle conoscenze storico-umane presentano questa fisionomia. Nascono dalla familiarit\u00e0, dalla lunga frequentazione di una persona o di un fenomeno culturale. Sono frutto di una connaturalit\u00e0 con l&#8217;oggetto\u00bb.[19]<br \/>\nLa via attraverso alla quale noi giungiamo a renderci conto della ragionevolezza del nostro credere \u00e8 precisamente la conoscenza per connaturalit\u00e0 ottenuta attraverso la considerazione dei segni di credibilit\u00e0, o meglio di quel segno complesso e insieme unitario che \u00e8 costituito dalla persona di Cristo (il suo stile di vita, il suo insegnamento, i suoi miracoli, l&#8217;adempimento in lui delle profezie, la sua risurrezione, la sua presenza nella comunit\u00e0 dei credenti). Nel nostro cammino verso la fede siamo per\u00f2 anche sempre assistiti da un agente invisibile, lo Spirito Santo, che ha precisamente lo scopo di darci la connaturalit\u00e0 con Cristo.<br \/>\nIl modo migliore per rendersi conto della ragionevolezza della fede \u00e8 cominciare a viverla, a farne un&#8217;esperienza profonda, se \u00e9 vero che la conoscenza per connaturalit\u00e0 si pu\u00f2 ottenere solo con la \u00abfrequentazione perseverante e appassionata di un certo mondo di oggetti\u00bb (A. Rizzi) e di persone. Il vangelo di Giovanni indica precisamente un simile itinerario per giungere a credere: i primi discepoli incontrano Ges\u00f9, rimangono presso di lui, comprendono e credono. \u00abVenite e vedrete\u00bb (Giov 1,39) \u00e8 la parola che Ges\u00f9 rivolge ai due discepoli del Battista. \u00abVieni e vedi\u00bb (Giov 1,46) \u00e8 l&#8217;invito che Filippo indirizza a Natanaele. Ai suoi concittadini la samaritana annuncia: \u00abVenite a vedere un uomo che mi ha detto tutto ci\u00f2 che ho fatto. Non sar\u00e0 forse il Cristo?\u00bb (Giov 4,29). E l&#8217;evangelista annota che \u00abmolti dei samaritani di quella citt\u00e0 credettero in lui\u00bb (Giov 4,39).<br \/>\nPossiamo concludere con due osservazioni riguardanti la pedagogia della fede.<br \/>\nInnanzitutto va osservato che non \u00e8 possibile mostrare la credibilit\u00e0 della fede solo per via astratta e intellettuale. I ragionamenti possono sbarazzare il terreno da pregiudizi, possono fornire un aiuto per impostare bene il problema e dare le informazioni necessarie. La vera conoscenza di Ges\u00f9 tuttavia si verificher\u00e0 solo che non ci si arrester\u00e0 a questo livello intellettuale, che pure costituisce una tappa indispensabile nel cammino della fede. Conoscere qualcuno significa sempre anche accoglierlo con amore e simpatia, accettare che sia diverso da noi, permettergli di entrare nella nostra vita. Per questo motivo la fede normalmente viene acquisita non a forza di ragionamenti o di prove scientifiche, ma con dei contatti profondamente umani con persone o comunit\u00e0 che vivono intensamente l&#8217;esperienza cristiana ed evangelica. Il miglior \u00abargomento\u00bb per stabilire la ragionevolezza della fede sono i cristiani che vivono con intensit\u00e0 e con gioia la loro adesione a Cristo. La testimonianza dei convertiti fornisce a questo riguardo delle indicazioni illuminanti. Le esperienze che alcuni giovani d&#8217;oggi fanno a Spello, a Taiz\u00e9 o in altri centri danno indicazioni che vanno nello stesso senso.<br \/>\n\u00c8 necessario ricordare in secondo luogo che le disposizioni soggettive sono necessarie per percepire i segni della fede cristiana e per giungere all&#8217;incontro con Cristo. \u00c8 stata questa la grande intuizione di M. Blondel all&#8217;inizio del secolo. D&#8217;altra parte la psicologia moderna ha messo in risalto che la vita intellettuale di una persona pu\u00f2 essere fortemente condizionata dalla sua struttura affettiva. Non \u00e8 quindi sufficiente una considerazione oggettiva dei segni: l&#8217;accesso alla fede in Ges\u00f9 richiede un lungo cammino personale di conversione. Richiede un clima di attesa e di ricerca. M. L\u00e9gaut ha scritto a proposito dei credenti di tutti i tempi queste profonde parole: \u00abConoscere Ges\u00f9 \u00e8 cercarlo pi\u00f9 che definirlo a partire da una teologia che soddisfa l&#8217;intelligenza o almeno le fornisce qualche pascolo\u00bb. Il vangelo stesso ci presenta le persone che giungono alla fede come persone che erano in cammino e in ricerca. Tale \u00e8 il caso di Zaccheo, di Nicodemo, della samaritana, della Maddalena. Ogni uomo che si incammina verso la fede dovr\u00e0 rifare con la stessa freschezza e sincerit\u00e0 il cammino fatto dai primi discepoli, cercando di familiarizzarsi con i valori e con le scelte fatte da Ges\u00f9 per trovare la sintonia con lui.[20]<br \/>\nIl cammino della fede richiede inoltre un atteggiamento di apertura all&#8217;Altro e agli altri, una disponibilit\u00e0 al dono di s\u00e9 e all&#8217;amore, poich\u00e9 la fede \u00e8 sempre la risposta ad un&#8217;offerta di amore. \u00abLa fede non \u00e8 una prestazione, ma la rinuncia a prestazioni, l&#8217;essere completamente vuoti per Dio, per poter essere totalmente riempiti da lui\u00bb.[21]<br \/>\nCome non si pu\u00f2 imparare ad amare che cominciando ad amare, cos\u00ec non si pu\u00f2 imparare a credere che cominciando a credere, almeno con una fede iniziale, fatta di implorazione e di desiderio: \u00abSignore, fa che io veda!\u00bb (Mc 10,51).<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>[1] H. FRIES-E. SIMONS, C<em>os&#8217;\u00e8 la fede?<\/em>, EDB\/Jaca Book, Bologna-Milano, 1970, p. 53.<br \/>\n[2] J. ALFARO, in \u00abConcilium\u00bb, 3\/1967, p. 69.<br \/>\n[3] H. FRIES,\u00a0<em>La fede contestata<\/em>, Queriniana, Brescia. 1971, p. 21.<br \/>\n[4] W. KASPER,\u00a0<em>Introduzione alla fede<\/em>, Queriniana, Brescia, 1972, p. 109.<br \/>\n[5] T. ALFARO, in \u00abNouv. revue th\u00e9ol.\u00bb, 100\/1968. p. 566 s.<br \/>\n[6] J. RATZINGER,\u00a0<em>Introduzione al cristianesimo<\/em>, Queriniana, Brescia 1969, p. 22.<br \/>\n[7] J. RATZINGER, o.c., pp. 17-18.<br \/>\n[8] W. KASPER, o.c., p. 61.<br \/>\n[9] Si veda W. KASPER, o.c., pp. 13-31.<br \/>\n[10] W. KASPER, o.c., p. 51.<br \/>\n[11] P. RICOEUR,\u00a0<em>I compiti della comunit\u00e0 ecclesiale nel mondo moderno<\/em>, in \u00abTeologia del rinnovamento\u00bb, Cittadella, Assisi, 1969, pp. 164-166.<br \/>\n[12] R. GARAUDY, in \u00abLumi\u00e8re et Vie\u00bb, 112\/1973, pp. 13-32.<br \/>\n[13] M. MACHOVEC,\u00a0<em>Ges\u00f9 per gli atei<\/em>, Cittadella, Assisi, 1973, p. 54.<br \/>\n[14] Un autore moderno, al quale ci ispiriamo parzialmente in questo scritto, sintetizza cos\u00ec l&#8217;atteggiamento razionalistico: \u00abIntendo per razionalismo quella concezione dell&#8217;intelligenza che ne fissa i termini in questo modo: sul piano del capire, idee chiare e distinte; sul piano del giudizio, possibilit\u00e0 di controllo e di verifica capillari; sul piano del ragionamento, connessioni logiche necessarie (cos\u00ec che la realt\u00e0 risulta dimostrabile) ed esaustive (cos\u00ec che la realt\u00e0 risulta riducibile a sistema)\u00bb. A. RIZZI,\u00a0<em>Due tipi di conoscenza<\/em>, in \u00abReligione e scuola\u00bb, 5\/1974, p. 72.<br \/>\n[15] Si veda A. RIZZI, a. c., p. 72.<br \/>\n[16] W. PANNENBERG,\u00a0<em>Il credo e la fede dell&#8217;uomo d&#8217;oggi<\/em>, Morcelliana, Brescia, 1973, p. 26 s.<br \/>\n[17] J. RATZINGER,\u00a0<em>Fede e futuro<\/em>, Queriniana, Brescia, 1971, p. 61 ss.<br \/>\n[18] \u00abLa bellezza della Gioconda, il valore della verginit\u00e0, la fedelt\u00e0 di un amico sono inverificabili al di fuori della rispettiva connaturalit\u00e0 estetica, morale, intersoggettiva. Canoni estetici, norme etiche, principi psicologici possono coadiuvare una formazione alla connaturalit\u00e0&#8230;; non possono sostituirla. Per chi non rifaccia quell&#8217;itinerario di vita, per chi non riviva quella storia, il giudizio di connaturalit\u00e0 \u00e8 inverificabile\u00bb. A. RIZZI,\u00a0<em>Cristo verit\u00e0 dell&#8217;uomo<\/em>, AVE, Roma, 1972, p. 107.<br \/>\n[19] A. RIZZI, o.c., p. 104.<br \/>\n[20] Sono particolarmente stimolanti in tal senso alcune pagine dei libri di M. LEGAUT,\u00a0<em>L&#8217;uomo alla ricerca della sua umanit\u00e0<\/em>\u00a0e\u00a0<em>Introduzione all&#8217;intelligenza del cristianesimo<\/em>, Cittadella, Assisi, 1972.<br \/>\n[21] W. KASPER, o.c., p. 61.<\/p>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Che cosa \u00e8 fede? Franco Ardusso (NPG 1974-9\/10-30) &nbsp; La monografia \u00e8 finalizzata alla educazione alla fede. \u00c8 quindi qualificante l&#8217;interrogativo: che cosa \u00e8 fede? Soprattutto oggi, in questo tempo in cui ci troviamo stranamente alla confluenza di rigurgiti di fideismo emotivo e di razionalismo freddo. Non pi\u00f9 sulle pagine dei trattati teologici; ma nel concreto dell&#8217;esperienza quotidiana. 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