{"id":6623,"date":"2025-11-20T13:23:25","date_gmt":"2025-11-20T12:23:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/?p=6623"},"modified":"2025-11-20T13:23:25","modified_gmt":"2025-11-20T12:23:25","slug":"soffio-peccato-e-custodia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/soffio-peccato-e-custodia\/","title":{"rendered":"Soffio, peccato e custodia"},"content":{"rendered":"<p>I l racconto di Caino e Abele, i primi figli dei progenitori di Eden, \u00e8 conosciuto per diversi elementi, che ne caratterizzano lo sviluppo: il sacrificio a Dio di entrambi, la rabbia di Caino, l\u2019uccisione di Abele, le parole di Dio e di Caino, la sua \u201ccacciata\u201d e il segno imposto per la sua \u201csalvezza\u201d.<br \/>\nIl silenzio di questo brano \u00e8 un silenzio di morte. Lo dimostra bene proprio la figura dell\u2019ucciso, Abele. Egli, infatti, non fa in tempo a proferire parola, la sua vita \u00e8 un \u201csoffio\u201d come dice il suo nome, \u2018evel, fumo, vapore, lo stesso termine che si usa in Qoelet, dove si trova normalmente tradotto con \u201cvanit\u00e0\u201d. Abele semplicemente offre il suo sacrificio a Dio, Caino gli parla (frase che rimane in sospeso, cfr. Gen 4,8), quindi viene ucciso. Da lui nessuna parola. Solo dopo la morte, il \u201csoffio\u201d fa sentire il suo \u201curlo\u201d a Dio stesso: \u201cLa voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo\u201d (Gen 4,10).<br \/>\nTroviamo poi il \u201cpeccato\u201d: genera la morte, ma non si fa notare, tace e si nasconde. Come una belva \u00e8 in agguato alla \u201cporta\u201d: la porta del cuore, la porta della vita, la porta della parola e del gesto, la porta dell\u2019uomo verso l\u2019altro uomo, e \u201cVerso di te \u00e8 il suo istinto, e tu dominalo\u201d (Gen 4,7). Il \u201cpeccato\u201d accovacciato e silenzioso che ci desidera e che dobbiamo dominare \u00e8 la rabbia. Ci desidera e non resistiamo come il fratricida, perch\u00e9 \u00e8 il nostro modo di coprire la nostra \u201cimpotenza\u201d, il nostro limite (il sacrificio non gradito di Caino). \u00c8 una lotta nuovamente interiore, non ci sono parole, solo pensieri e impulsi, intelligenza e istinto.<br \/>\nCaino, per\u00f2, perde questa battaglia. Uccide il fratello, e poi ne \u201ctace\u201d la morte alla domanda di Dio: &#8220;Dov&#8217;\u00e8 Abele, tuo fratello?&#8221; (Gen 4,9). Il rimando a Genesi 3 e alla domanda di Dio all\u2019\u2019adam \u00e8 evidente: \u201cDove sei tu?\u201d, \u201cDov\u2019\u00e8 tuo fratello?\u201d. Anche il passaggio, il \u201csalto di qualit\u00e0\u201d, \u00e8 evidente: dal tu all\u2019altro. Dio domanda di una responsabilit\u00e0 verso il fratello, non pu\u00f2 essere altrimenti. Caino, per\u00f2, risponde mentendo: \u201cNon lo so\u201d, rimanendo in silenzio sul suo gesto, in un atteggiamento che richiama quello del padre in Eden, ma con un cinismo che non riconosciamo nell\u2019\u2019adam: \u201cSono forse io il custode di mio fratello?\u201d. Qui il legame tra silenzio come \u201comert\u00e0 su s\u00e9 stessi\u201d, \u201cnon conoscenza\u201d e morte \u00e8 chiaro. Si tace sul proprio omicidio richiamandosi ad una \u201cnon responsabilit\u00e0\u201d verso il fratello scomparso.<br \/>\nPropongo alcune riflessioni su questi silenzi.<br \/>\nAbbiamo tutti un Abele, un \u201csoffio\u201d, da custodire, il nostro soffio e quello altrui, che spesso uccidiamo in nome di noi stessi e della nostra rabbia. Rabbia ed egoismo (se vogliamo, l\u2019attenzione eccessiva al \u201cnostro\u201d soffio) permettono al \u201cpeccato\u201d, che \u00e8 l\u00ec accanto alla nostra \u201cporta\u201d, di prendere il sopravvento.<br \/>\n\u201cConoscere\u201d dov\u2019\u00e8 Abele, l\u2019altro soffio, nostro fratello, dovrebbe indurci a \u201ccustodirlo\u201d nella responsabilit\u00e0. Il contrario \u00e8 una cinica uccisione della vita: il soffio che sopprimiamo per prenderci tutto. In un circolo vizioso che porta solo morte.<br \/>\nAncora il soffio, per\u00f2, rompe finalmente il silenzio, grida dalla terra, l\u2019\u2019adamah da cui l\u2019uomo \u00e8 stato tratto. Dio ascolta questo silenzio rotto: il grido \u00e8 il dolore che squarcia il silenzio e che Dio \u201csente\u201d. In questo caso la crasi tra silenzio e urlo determina il trauma e il trauma l\u2019ascolto. Il silenzio \u00e8 termine di paragone, metro di giudizio, sguardo a cui non si sfugge, perch\u00e9 ci pone davanti a noi stessi.<br \/>\nUn\u2019altra domanda, \u201cChe hai fatto?\u201d, costringe Caino alla resa, ancora come l\u2019\u2019adam. Non pu\u00f2 pi\u00f9 mentire e deve affrontare le conseguenze delle sue azioni. Viene maledetto, allontanato dalla stessa \u2018adamah, che aveva inghiottito il fratello, e che non lo arricchir\u00e0 pi\u00f9 con i suoi doni. Ma anche protetto con il segno, perch\u00e9 pure Caino, come dice il suo nome, \u00e8 un \u201cacquisto\u201d concesso da Dio.<br \/>\nLe somiglianze tra il racconto dei progenitori e quello dei fratelli sono veramente notevoli (ne abbiamo colto qui solo alcuni accenni), al punto che sembrano uno l\u2019approfondimento dell\u2019altro. In Gen 4 si trova, per\u00f2, qualcosa di diverso: l\u2019uccisione del silenzioso, la cui esistenza \u00e8 nulla, \u00e8 vapore che scompare all\u2019aria. La responsabilit\u00e0 verso Dio, raccontata dal nascondimento dell\u2019\u2019adam, si definisce cos\u00ec con pi\u00f9 forza divenendo quella del soffio, della vita fragile, dell\u2019altro da custodire custodendo s\u00e9 stessi dal peccato nascosto alla porta della relazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Roberto Bisio<\/strong><br \/>\n<em>Presidente<\/em><br \/>\n<em>Centro Culturale San Paolo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I l racconto di Caino e Abele, i primi figli dei progenitori di Eden, \u00e8 conosciuto per diversi elementi, che ne caratterizzano lo sviluppo: il sacrificio a Dio di entrambi, la rabbia di Caino, l\u2019uccisione di Abele, le parole di Dio e di Caino, la sua \u201ccacciata\u201d e il segno imposto per la sua \u201csalvezza\u201d. 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