{"id":6539,"date":"2025-11-12T12:06:23","date_gmt":"2025-11-12T11:06:23","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/?p=6539"},"modified":"2025-11-12T12:06:23","modified_gmt":"2025-11-12T11:06:23","slug":"silenzio-e-fuga","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/silenzio-e-fuga\/","title":{"rendered":"Silenzio e fuga"},"content":{"rendered":"<p>Ci troviamo in Eden, dopo che Dio ha creato l\u2019uomo e la donna, nella seconda parte del racconto delle origini. La creazione nel c. 2 di Genesi avviene senza \u201cparole\u201d o \u201cpensieri\u201d: Dio \u201cfa\u2019\u201d senza parlare, e inizia a comunicare solo con l\u2019uomo, appena plasmato dalla terra.<\/p>\n<p>Il silenzio di cui tratteremo \u00e8 per\u00f2 diverso, \u00e8 conseguenza di un altro dialogo ed \u00e8 un silenzio pesante, \u00e8 il momento in cui il \u201cmale\u201d viene conosciuto.<\/p>\n<p>Lo scambio \u00e8 tra la donna e il serpente, il <em>nachash<\/em> (dal verbo omonimo, \u201cbrillare\u201d, \u201csussurrare\u201d, \u201cincantare\u201d). \u00c8 un dialogo, certo, fatto di parole, ma ha due caratteristiche particolari: \u00e8 la proiezione esterna di un dialogo interno alla persona, ed \u00e8 fatto di sotterfugi in cui le parole \u201cservono\u201d per uno scopo altro, rispetto a ci\u00f2 che dicono. Di fatto, si tace l\u2019obiettivo per ottenerlo.<\/p>\n<p>Per questi motivi non \u00e8 un parlare ad alta voce, \u00e8 un \u201csussurro\u201d, che \u201cincanta\u201d con il suo \u201cbrillare\u201d. Ci sono cose che provocano desiderio con la loro \u201cpresenza\u201d, che \u00e8 provocazione nella misura in cui ci lasciamo incantare. Il tacere riguardo allo scopo del serpente riguarda proprio questa presenza che ci inganna, rendendoci desiderabili cose che non cambiano la vita, ma semplicemente, una volta raggiunte, ci rendono consapevoli della loro relativa inutilit\u00e0. \u00c8 quello che succede ai progenitori: una volta mangiato del frutto dell\u2019albero \u201cconoscono\u201d la loro nudit\u00e0. Il frutto non \u00e8 servito a niente, anzi ha reso evidente la precariet\u00e0 che appartiene all\u2019umano.<\/p>\n<p>All\u2019interno della vicenda emerge, per\u00f2, un silenzio che lascia interdetti: quello dell\u2019<em>\u2019adam<\/em>. Egli mangia del frutto, che gli viene dato, senza dire niente. Poi fugge e si nasconde, assieme alla donna, dalla presenza di Dio, dopo essersi visto nudo.<\/p>\n<p>\u00c8 un silenzio colpevole e allo stesso tempo immobile. \u00c8 il silenzio di chi si trova di fronte il proprio limite e diviene consapevole dell\u2019abisso su cui cammina. L\u2019abisso di un\u2019immortalit\u00e0 creduta, ma non effettiva, di una \u201cdivinit\u00e0\u201d che la nudit\u00e0 contesta e cancella. L\u2019abisso dell\u2019idolatria, che ci dice: \u201cio posso fare per conto mio, non dipendo da nessuno, e posso conoscere il bene e il male, anzi decidere ci\u00f2 che \u00e8 bene e ci\u00f2 che \u00e8 male senza limitazioni\u201d. \u00c8 anche paradossalmente, l\u2019abisso del \u201clasciar fare\u201d, del tacere per non aver problemi; c\u2019\u00e8 chi ha deciso per noi e noi ci adeguiamo.<\/p>\n<p>\u00c8, in fin dei conti, la fuga dalla responsabilit\u00e0 verso Dio, che aveva segnalato il limite, che \u00e8 creaturale, non semplice imposizione dall\u2019alto. Ed \u00e8 fuga dalle stesse scelte, e non scelte, dell\u2019<em>\u2019adam<\/em>, la cui conseguenza \u00e8 proprio il rifugiarsi in s\u00e9 stesso, il nascondersi a Dio e al mondo.<\/p>\n<p>Dio per\u00f2 cerca l\u2019uomo e lo pone di fronte a s\u00e9 stesso, alle proprie responsabilit\u00e0: dove sei? L\u2019ebraico \u00e8 molto chiaro: <em>\u2018aiekhah<\/em>, letteralmente: \u201cdove (sei) tu? Domanda rivolta a un \u201ctu\u201d preciso: l\u2019uomo. Non si pu\u00f2 pi\u00f9 scappare: l\u2019<em>\u2019adam<\/em> deve rispondere e dichiarare la sua condizione e la sua responsabilit\u00e0: \u201cho avuto paura, perch\u00e9 sono nudo, e mi sono nascosto\u201d. \u00c8 il momento di affrontare le conseguenze dei propri atti e dei propri silenzi, fino alla \u201ccacciata\u201d da Eden: una fuga obbligata che diventa cammino verso s\u00e9 stessi.<\/p>\n<p>Vorrei proporre alcune riflessioni.<\/p>\n<p>I progenitori fuggono dal \u201crumore\u201d dei passi di Dio: il rumore come vedremo \u00e8 distruzione; potremmo dire che questa \u00e8 una sorta di anticipazione del diluvio. Il male fa sentire il \u201crumore\u201d che sovrasta il silenzio delle origini. Fa sentire il rumore di Dio e non il suo silenzio creatore. Il silenzio, dunque, in questo caso cerca di far tacere il rumore del \u201cmale\u201d, anche del dolore, attraverso la fuga da Dio e da s\u00e9 stessi, dettata dalla paura.<\/p>\n<p>E questa paura non \u00e8 il \u201ctimore di Dio\u201d, che ritroviamo soprattutto nei testi sapienziali. Non \u00e8, cio\u00e8, il sentimento del sacro o la presenza del Santo a generare una sorta di \u201crispetto\u201d, che coglie l\u2019alterit\u00e0 di Dio e la sua trascendenza, sentimento che provano Mos\u00e8 di fronte al roveto, e Giacobbe a Bet\u2019el nella notte del sogno. \u00c8 proprio paura, che vede in Dio un \u201cgiudice\u201d e non colui che cammina con l\u2019uomo nello stesso giardino e lo cerca a dispetto della sua fuga. Un giudice, perch\u00e9 la paura \u00e8 quella del giudizio e del castigo, dettata dal senso di colpa, di cui Dio non sa che farsene. Dio vuole che l\u2019uomo sia tale, cio\u00e8 \u201cumano\u201d, per cui il limite stesso che lo caratterizza diventa risorsa.<\/p>\n<p>Esiste, dunque, un silenzio che fa paura, ed \u00e8 il silenzio di chi si trova di fronte al proprio limite, e questo limite \u00e8 normalmente connesso con il proprio sentimento di onnipotenza. Fa paura perch\u00e9 si coglie in tutta la sua portata la propria fragilit\u00e0. E fa paura perch\u00e9 in questo modo anche Dio, e la morte, fanno paura. Insomma, l\u2019errore dell\u2019<em>\u2019adam<\/em> e della sua donna \u00e8 nel cattivo direzionamento del proprio silenzio, e nel non rendersi conto che, comunque, Dio non lascia soli: veste i progenitori e continua a custodirli.<\/p>\n<p>Solo sentendoci vestiti da Dio, possiamo cogliere la nostra precariet\u00e0 come strumento per comprendere la direzione del nostro silenzio: oltre il dialogo interiore, talvolta travagliato, esiste quel \u201cfondo\u201d che ci abita ed \u00e8 Colui che nel silenzio ci ha generati per essere a sua <em>tselem<\/em> e <em>demut<\/em>, immagine e somiglianza. Dovrebbe essere una \u201cliberazione\u201d, ma anche la libert\u00e0 \u00e8 un cammino, che inizia subito fuori di Eden.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Roberto Bisio<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci troviamo in Eden, dopo che Dio ha creato l\u2019uomo e la donna, nella seconda parte del racconto delle origini. 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