{"id":5861,"date":"2025-05-29T15:20:44","date_gmt":"2025-05-29T13:20:44","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/?p=5861"},"modified":"2025-05-29T15:20:44","modified_gmt":"2025-05-29T13:20:44","slug":"la-terra-e-la-soglia-un-confine-da-attraversare","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/la-terra-e-la-soglia-un-confine-da-attraversare\/","title":{"rendered":"La terra e la soglia, un confine da attraversare"},"content":{"rendered":"<p>\u201cPoi Mos\u00e8 sal\u00ec dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che \u00e8 di fronte a Gerico\u201d (Dt 34,1a). In fondo al racconto della Torah, Pentateuco per noi, troviamo infatti un\u2019altra salita su un monte. Questa volta per\u00f2 non \u00e8 un \u201cdivisore\u201d, un \u201cdiavolo\u201d, come in Nm 22-24 fu per Bala\u2019am, a condurre il malcapitato di cima in cima per ottenere una maledizione. \u00c8 Dio stesso che sar\u00e0 incontrato, su quel monte, e per Mos\u00e8 sar\u00e0 l\u2019ultimo incontro con Lui, su questa terra.<br \/>\nDopo tanto vagare l\u2019evento che ci attende sul limitare della Terra promessa \u00e8 una morte.<br \/>\nEd \u00e8 la morte del condottiero, del servo di Dio, del profeta. Apparentemente \u00e8 il racconto di una fine, ma gi\u00e0 nelle ultime righe del capitolo 34 di Deuteronomio, scopriamo che la storia continua: la Torah, non ha una conclusione, il suo finale \u00e8 aperto verso il futuro, nello stesso modo in cui in Marco 16,1-8 si chiuder\u00e0 il racconto della resurrezione.<br \/>\nMos\u00e8 sale su quel monte, dove sempre ha incontrato Dio. Monti differenti per un medesimo incontro: Horeb\/Sinai e Nebo. E \u201cYHWH gli mostr\u00f2 tutta la terra\u201d (Dt 16,1b). E quindi drammaticamente gli annuncia: \u201cQuesta \u00e8 la terra per la quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: \u00abIo la dar\u00f2 alla tua discendenza. Te l&#8217;ho fatta vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai\u201d (Dt 34,4).<br \/>\nMos\u00e8, dunque, \u201cmor\u00ec in quel luogo, nella terra di Moab, secondo l\u2019ordine di YHWH\u201d (Dt 34,5), fu sepolto l\u00ec, ma \u201cNessuno fino ad oggi ha saputo dove sia la sua tomba\u201d. Fatto strano questo, che richiama alla mente altre \u201csparizioni\u201d, in apparenza pi\u00f9 eclatanti, come quelle di Enoch ed Elia.<br \/>\nMos\u00e8 sembra essere stato soggetto ad una morte comune e ad una sepoltura come tutti, ma il luogo della sua tomba \u00e8 sconosciuto, e la sensazione circa gli eventi \u00e8 che la sua sia una scomparsa.<br \/>\nMos\u00e8 muore a centoventi anni, tanti ma molti meno rispetto agli antichi patriarchi pre-diluviani, ancora nel pieno delle sue facolt\u00e0 fisiche, \u201cGli occhi non gli si erano spenti e il vigore non gli era venuto meno\u201d (Dt 34,7). Dopo il periodo consueto del lutto, gli succede \u201cGiosu\u00e8, figlio di Nun\u201d, che \u201cera pieno dello spirito di saggezza, perch\u00e9 Mos\u00e8 aveva imposto le mani su di lui\u201d (Dt 34,9): Mos\u00e8 ha quindi un successore, gi\u00e0 eletto, a cui Israele obbedisce in quanto indicato da Dio stesso tramite l\u2019antico condottiero.<br \/>\nIl capitolo, il Deuteronomio, e la Torah, terminano con un ritratto eloquente di Mos\u00e8, che ne definisce la sua identit\u00e0 pi\u00f9 profonda: \u201cNon \u00e8 pi\u00f9 sorto in Israele un profeta come Mos\u00e8, che il Signore conosceva faccia a faccia, per tutti i segni e prodigi che il Signore lo aveva mandato a compiere nella terra d&#8217;Egitto, contro il faraone, contro i suoi ministri e contro tutta la sua terra, e per la mano potente e il terrore grande con cui Mos\u00e8 aveva operato davanti agli occhi di tutto Israele\u201d (Dt 34,10-12).<br \/>\nMos\u00e8, gi\u00e0 definito in precedenza \u2018ebed, servo di YHWH, quindi, con una relazione particolare con Dio implicante un\u2019elezione, assume adesso connotati quasi assoluti. Egli \u00e8 nabi, profeta, colui che rappresenta la conclusione del cammino di Israele lungo il deserto, che nel precedente articolo abbiamo gi\u00e0 visto essere, appunto, via verso la profezia. Ed \u00e8 il vertice della carica profetica, tanto che dopo di lui non ci fu pi\u00f9 nessuno alla stessa altezza: grande riconoscimento vista la grandezza della profezia in Israele lungo la sua storia antica.<br \/>\nIn quanto servo e profeta, poi, agisce mandato da Dio con \u201csegni e prodigi\u201d, \u201cmano potente e terrore grande\u201d, tutti termini riferiti quasi sempre a Dio stesso. \u00c8 in sostanza Dio che agisce attraverso di lui. Il \u201cservo inviato\u201d compie azioni che solo Dio \u00e8 in grado di compiere. Oltre a divenire \u201cparola vivente\u201d, diventa anche \u201catto agente\u201d per mano di Dio.<br \/>\nMa allora, ed \u00e8 questa la domanda che emerge in maniera prepotente dal testo, perch\u00e9 Mos\u00e8 non \u00e8 entrato nella Terra?<br \/>\nLa prima considerazione da fare riguarda il fatto che ci troviamo su un confine. Il monte dell\u2019incontro \u00e8 proprio questo, un confine, una soglia. Mos\u00e8 arriva su questa soglia e deve fermarsi. Le parole di Dio sono durissime, e per giunta non viene rivelata la motivazione dell\u2019ingiunzione di cui il profeta \u00e8 oggetto. Molti hanno provato a ricostruire questo motivo nascosto, ma senza esiti certi e definitivi.<br \/>\nDal canto mio mi permetto di esprimere una suggestione: amo pensare che il motivo per cui Dio non permette l\u2019ingresso di Mos\u00e8 nella Terra riguardi il suo essersi sentito talvolta indispensabile.<br \/>\nMos\u00e8 \u00e8 fin dalla sua nascita uomo della soglia, fin da piccolo (il suo nome in egiziano antico, mse\u2019 significa semplicemente \u201cfiglio\u201d); appena nato sfugge alla morte dentro una cesta bitumata, definita nella Scrittura con lo stesso nome dell\u2019arca, tevah, che significa anche cesta; diviene, poi, uomo di corte del Faraone pur rimanendo ebreo, e questo ebraismo lo spinge fino all\u2019omicidio. Deve fuggire in Madian, Nord dell\u2019Arabia, si costruisce una famiglia e una vita, ma viene richiamato indietro da Dio. Da qui un nuovo ruolo, il deserto, e ora la Terra da lontano. Sempre in bilico, sempre precario, sempre in movimento, sempre sul confine di una vita o di una terra.<br \/>\nQuesta suo stato \u00e8 segno di una condizione comune dell\u2019uomo, che riguarda proprio la sua \u201cnon indispensabilit\u00e0\u201d. Mos\u00e8 \u00e8 il condottiero, il servo di Dio e il profeta, come mai ce ne sono stati e mai ce ne saranno, ma anche lui, proprio lui, arriva fino ad un certo punto e poi si deve fermare. Qualcun altro continuer\u00e0 il cammino che, a sua volta, dovr\u00e0 ad un certo momento fermarsi, Giosu\u00e8 e chi verr\u00e0 dopo di lui.<br \/>\nNessuno pu\u00f2 ritenersi cos\u00ec tanto importante da pensarsi indispensabile, neanche ci si pu\u00f2 considerare i \u201cmigliori\u201d. La lezione di Mos\u00e8 \u00e8 proprio questa: nessuno raggiunge la pienezza, nessuno percorre tutta la strada. Il cammino \u00e8 completo nella sua interezza, noi ne attraversiamo solo un pezzo. \u00c8 un concetto fondamentale, perch\u00e9 la completezza, il compimento di tutto e di tutti \u00e8 in Dio, e Dio stesso ingiunge di fermarsi.<br \/>\nE inoltre, siamo sicuri che la Terra di Can\u00e0\u2019an sia la vera \u201cTerra\u201d promessa? L\u2019esperienza di Mos\u00e8 non ci dice forse che la \u201ccasa\u201d definitiva\u201d \u00e8 quella del Padre?<br \/>\nMos\u00e8 non entra nella Terra, ma la sua tomba scompare. Io credo sia perch\u00e9 lui ha raggiunto \u201ccorpo e anima\u201d la vera Terra. Dio lo ferma perch\u00e9 l\u2019uomo ha un limite, fisico e temporale, che scompare in Dio. E Mos\u00e8 adesso \u00e8 in Dio.<br \/>\nSe vogliamo parlare di risurrezione possiamo quindi dire che in Mos\u00e8 si opera una doppia risurrezione: la risurrezione alla vita nuova, non nella Terra di Can\u00e0\u2019an, ma in quella veramente \u201cpromessa\u201d, la Terra dell\u2019eternit\u00e0. E la risurrezione del ricordo e dell\u2019eredit\u00e0 in cui continua a vivere il \u201cprofeta\u201d: in Giosu\u00e8, figlio di Nun, sul quale \u201cMos\u00e8 aveva imposto le mani\u201d. Mos\u00e8 continua a vivere qui sulla Terra nella sua eredit\u00e0 spirituale e materiale, e nella Terra del cielo, perch\u00e9, ce lo dice Ges\u00f9 stesso, il nostro Dio \u201cnon \u00e8 il Dio dei morti, ma dei vivi\u201d (Mt 22,32). E gli stessi vivi evocati da Ges\u00f9, Abramo, Isacco e Giacobbe, vengono evocati qui, come i padri della promessa.<br \/>\nLa tomba \u201cscomparsa\u201d diventer\u00e0 poi la tomba vuota. Dio stesso risorger\u00e0 il Figlio per indicare a sua volta la vera Terra, e ogni tomba scomparir\u00e0 alla fine dei tempi perch\u00e9 tutti, come Mos\u00e8, la raggiungeremo. E il momento estremo, quello della morte, anch\u2019esso comune a tutti, non sar\u00e0 un vedere una Terra irraggiungibile, ma l\u2019attraversare finalmente la soglia, il confine, per entrare nella dei terra padri, e del Padre vivente.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Roberto Bisio<\/strong><br \/>\n<em>Presidente Centro Culturale San Paolo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u201cPoi Mos\u00e8 sal\u00ec dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che \u00e8 di fronte a Gerico\u201d (Dt 34,1a). In fondo al racconto della Torah, Pentateuco per noi, troviamo infatti un\u2019altra salita su un monte. 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