{"id":5790,"date":"2025-04-01T16:48:59","date_gmt":"2025-04-01T14:48:59","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/?p=5790"},"modified":"2025-04-01T16:48:59","modified_gmt":"2025-04-01T14:48:59","slug":"liberta-acqua-e-deserto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/liberta-acqua-e-deserto\/","title":{"rendered":"Libert\u00e0, acqua e deserto"},"content":{"rendered":"<p>Un gruppo enorme, composto da 600.000 uomini adulti, pi\u00f9 le donne e i bambini stando ai dati biblici (Es 12,37), guarda tra lo sconcerto e la gioia il mare appena attraversato. Osserva i cadaveri dei nemici che galleggiano con i loro carri e cavalli. Sono salvi, e sono liberi. Sono gli ebrei sfuggiti all\u2019esercito egiziano. Sono salvi, sono liberi, ma li attende il deserto.<br \/>\nCome sono riusciti a sopravvivere ad uno dei pi\u00f9 forti eserciti del mondo?<br \/>\nLa risposta la conosciamo: Dio \u00e8 con loro, ed essi partecipano al disegno per la libert\u00e0 e la salvezza dell\u2019umanit\u00e0 intera. Sono popolo\/simbolo, popolo\/sacramento.<br \/>\nL\u2019avventura dell\u2019esodo e della liberazione dalla schiavit\u00f9 \u00e8 iniziata con il fuoco del roveto che non si consuma e si concluder\u00e0 con l\u2019acqua. E paradossalmente in questo contesto il fuoco \u00e8 segno di luce, mentre l\u2019acqua \u00e8 segno di \u201cmorte\u201d. Tra l\u2019uno e l\u2019altra troviamo una storia che racconta una morte e una liberazione &#8211; passaggio verso la vita: \u00e8, appunto, la morte dell\u2019acqua, dello Iam Suph.<br \/>\nIl nostro percorso \u201cquaresimale\u201d, in questo e nei prossimi contributi, ci porter\u00e0 cos\u00ec da una liberazione ad un\u2019altra, da una Pasqua ad un\u2019altra, dalla Pesach ebraica alla Pasqua di Risurrezione. Dopo Pasqua ci accosteremo poi ai diversi racconti della Risurrezione presenti nei quattro Vangeli.<br \/>\nRiprendendo il racconto troviamo Mos\u00e8, il fuggitivo, rassegnato ad una vita banale, in Madian, nella penisola Arabica. Quest\u2019uomo mentre pascola il gregge sull\u2019Oreb si accorge di uno strano fuoco e vi si accosta, il roveto roso dalle fiamme non si consuma e una voce proveniente dal suo interno lo chiama: a manifestarsi \u00e8 il nome di tutti i nomi, il Nome senza nome, quello che gli chiede di tornare in Egitto, Colui che era, che \u00e8 e che sar\u00e0 (\u201cColui che \u00e8\u201d in Es 3,14 traduce un\u2019espressione ebraica che ha un significato pi\u00f9 ampio, che indica continuit\u00e0, \u2018ehieh asher \u2018ehieh). A lui che \u00e8 stato costretto a rinnegare la vita precedente in seguito ad una morte, un omicidio, per essere precisi, viene chiesto di tornare sui suoi passi per liberare il popolo dalla schiavit\u00f9.<br \/>\nMos\u00e8 \u00e8 l\u2019uomo della soglia, colui che sempre cammina e mai arriva, che \u00e8 veicolo di cambiamento ma che \u00e8 costretto a fermarsi prima di arrivare alla terra promessa, e che torna indietro quando \u00e8 gi\u00e0 in salvo. Conduce gli altri, arriva fino al \u201cconfine\u201d e Dio lo ferma. Altri continueranno la sua opera. \u00c8, questo, un grande insegnamento: siamo chiamati a percorrere un pezzo di strada, a camminare e a condurre finch\u00e9 ci \u00e8 dato. La completezza, la \u201cperfezione\u201d costituiscono tutto il percorso, di cui noi siamo solo una parte. Noi uomini della soglia osserveremo la terra da lontano e nell\u2019ultimo \u201cpassaggio\u201d, nell\u2019ultima pesach, entreremo, incompleti, nella vera terra promessa, dove saremo resi completi in Dio.<br \/>\nMa torniamo all\u2019esodo, e all\u2019uscita reale degli ebrei dall\u2019Egitto.<br \/>\nLa chiamata del Mos\u00e8 fuggito dalla corte del Faraone, ormai sistemato presso il suocero Ietro, sposato, accasato, genera una catena di eventi che culmina nella \u201cdecima piaga\u201d. Ancora una volta la morte, quella di ogni primogenitura, di ogni discendenza, entra di prepotenza nella storia e la vita corre sul filo del sangue. Sangue innocente, di agnelli immolati.<br \/>\nLa ragione di tutto questo sangue innocente versato \u00e8 che la morte permette la vita. Sembra assurdo ma \u00e8 cos\u00ec. Solo con la morte si accede alla vera vita. Si tratta qui sia di una \u201crealt\u00e0\u201d che di un \u201csimbolo\u201d: la morte a noi stessi, alle cose, ricuce il rapporto con Dio, cos\u00ec come la vittima sacrificata ricostruisce l\u2019equilibrio, l\u2019armonia perduta, e si \u201cdivinizza\u201d. Ugualmente e ancor pi\u00f9 la morte fisica \u00e8 un passaggio verso la vita in Dio: si abbandona tutto per essere \u201csuoi\u201d.<br \/>\nUn passaggio: questo \u00e8 pesach. Ma attenzione, non \u00e8 solo un passaggio da una condizione ad un\u2019altra, non \u00e8 in realt\u00e0 questo il senso del termine ebraico, che deriva da un verbo, pasach, che possiede una sfumatura importante, la quale chiarisce pi\u00f9 a fondo il senso della \u201cpasqua\u201d dall\u2019Egitto al deserto.<br \/>\nPasach significa infatti \u201cpassare oltre\u201d. Il sangue dell\u2019agnello che segna gli stipiti delle porte degli ebrei, consente all\u2019angelo della morte di riconoscerne gli abitanti e di \u201cpassare oltre\u201d senza colpire. Allo stesso modo il passaggio degli ebrei nel mare \u00e8 un passare oltre, all\u2019altra riva. In entrambi i casi la morte passa ma non colpisce chi cammina con Dio (come era successo con Enoch, ogni elemento nel testo biblico \u00e8 collegato), e allo stesso tempo chi cammina con Dio passa oltre, ritrovandosi nella condizione di \u201crisorto\u201d in Dio.<br \/>\nIl popolo ebraico si ritrova cos\u00ec finalmente libero.<br \/>\nEsistono vari livelli di libert\u00e0: quella dal faraone e dalla schiavit\u00f9 ma anche dalla morte reale e simbolica (il peccato e il ripiegamento su di s\u00e9). Il passaggio \u201coltre\u201d dell\u2019angelo della morte dalle case degli ebrei, libera contemporaneamente dalla morte e da s\u00e9 stessi, rendendo possibile un cammino verso la Terra promessa, come ritorno a s\u00e9 (secondo la storia di Abramo), riacquisizione di un senso e di una vita perdute attraverso una resurrezione.<br \/>\nIl viaggio per\u00f2 non si compie senza un prezzo da pagare, prima si devono affrontare gli egiziani inseguitori, e dopo ci sar\u00e0 il deserto, con il suo bagaglio di morte, di solitudine, dell\u2019inevitabile confronto con s\u00e9 stessi. Abbiamo le spalle al muro e davanti a noi vediamo il bordo del mare, della morte. Ma Dio, anche quando non ce ne accorgiamo, cammina con noi: prima davanti allo schieramento ebraico e poi in coda per proteggere il \u201cnostro\u201d passaggio oltre.<br \/>\nIl mare si apre, dopo l\u2019invocazione di Mos\u00e8: \u00e8 il momento di scegliere la fiducia, chi ci dice infatti che il mare non si richiuder\u00e0 e non ci inghiottir\u00e0? In realt\u00e0 muore chi non cammina con Dio, chi combatte per impedire il manifestarsi della novit\u00e0, del passaggio oltre, della vera vita. Mettere piede sul fondo asciutto equivale a rendere possibile il cambiamento, la trasformazione della vita schiava in un\u2019esistenza di libert\u00e0.<br \/>\nEsistono diverse versioni che si intrecciano nel racconto del passaggio del mare ma ci\u00f2 che qui interessa \u00e8 la natura del fatto in s\u00e9, cio\u00e8, il battesimo. Baptism\u00f2s in greco significa immersione, e cos\u2019\u00e8 quest\u2019immersione se non una morte che permette una nuova vita?<br \/>\nEccoci, dunque, sull\u2019altra riva, di un mare che non doveva essere troppo profondo, il Mare di Canne, questo infatti significa Iam Suph e non Mar Rosso come comunemente si crede. Doveva indicare forse un\u2019area poco pi\u00f9 che paludosa, il cui passaggio non presupponeva di certo l\u2019attraversamento di muri d\u2019acqua. A maggior ragione, dunque, il passaggio appare puramente simbolico.<br \/>\nIsraele ringrazia e loda Dio per la libert\u00e0 e la salvezza, libert\u00e0 e salvezza dalla schiavit\u00f9, e abbiamo gi\u00e0 detto di che schiavit\u00f9 si tratta. Chiariamo: non si \u00e8 liberi dal \u201cmondo\u201d, o dal \u201ccorpo\u201d, questi sono doni di Dio e in quanto tali utili alla \u201csalvezza\u201d, ma dal considerare il corpo e il mondo come fine, scopo, della vita.<br \/>\nMa Israele non \u00e8 arrivato. Mai siamo arrivati finch\u00e9 siamo in questa vita, lo dimostra Mos\u00e8, che arriva proprio nel momento in cui non arriva alla Terra Promessa. Ci attende il deserto, possibile morte, e solitudine, propria dell\u2019uomo nei suoi momenti fondamentali (abbiamo gi\u00e0 avuto modo di affermarlo). E soprattutto ci attende un deserto in cui Dio provvede a noi, sia corporalmente, la manna e le quaglie (altro segno dell\u2019importanza del corpo), sia spiritualmente con la sua shekinah, presenza, costante e le sue Parole, che disegnano una strada e dei confini entro cui muoversi con sicurezza.<br \/>\nCiononostante, Israele si perder\u00e0 pi\u00f9 volte, anche Mos\u00e8, Aronne e Miriam si perderanno, non capiranno, come gli esploratori della Terra Promessa. Possiamo dire che moriranno, o addirittura cercheranno di morire, guardando indietro all\u2019Egitto, avversando Mos\u00e8 e non avendo fiducia nel Dio che li ha liberati. Le vie di Dio porteranno per\u00f2 inevitabilmente alla Terra, e quando la morte busser\u00e0 nuovamente alle porte del popolo in marcia, un\u2019elevazione, quella del serpente di bronzo, permetter\u00e0 ancora la prosecuzione della vita.<br \/>\nIn quest\u2019ottica, la Pasqua, pesach, non \u00e8 un evento isolato ma un processo, un percorso se volete. Una continua liberazione per una salvezza che non \u00e8 sicurezza (la Terra promessa e la sua conquista sar\u00e0 teatro di guerre), ma un luogo dove abitare, per sempre. La conclusione della vicenda di Mos\u00e8 \u00e8 per questo ancora fortemente simbolica, operando uno scatto ulteriore: Dio gli mostra una Terra che lui non calpester\u00e0, mentre la fine della sua vita lo porter\u00e0 verso una Terra eterna. Ma di questo parleremo nei prossimi articoli.<br \/>\nPer ora ci basti sapere che possiamo essere liberi, passando oltre\u037e e che i segni di morte, il sangue e l\u2019acqua, diventano nella fiducia e nella speranza in Dio segni di vita, una vita ottenuta ancora una volta con il passare oltre, nostro e dell\u2019angelo.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\">\n<strong>Roberto Bisio<\/strong><br \/>\n<em>Presidente<\/em><br \/>\n<em>Centro Culturale San Paolo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un gruppo enorme, composto da 600.000 uomini adulti, pi\u00f9 le donne e i bambini stando ai dati biblici (Es 12,37), guarda tra lo sconcerto e la gioia il mare appena attraversato. Osserva i cadaveri dei nemici che galleggiano con i loro carri e cavalli. Sono salvi, e sono liberi. Sono gli ebrei sfuggiti all\u2019esercito egiziano. Sono salvi, sono liberi, ma li attende il deserto. 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