{"id":5705,"date":"2025-02-11T11:43:28","date_gmt":"2025-02-11T10:43:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/?p=5705"},"modified":"2025-02-11T11:43:28","modified_gmt":"2025-02-11T10:43:28","slug":"la-vittoria-e-un-abbraccio","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/la-vittoria-e-un-abbraccio\/","title":{"rendered":"La vittoria \u00e8 un abbraccio"},"content":{"rendered":"<p>La pericope che qui accostiamo \u00e8, come la legatura di Isacco che abbiamo affrontato la volta scorsa, tra le pi\u00f9 conosciute. Molti autori, intellettuali ed esegeti ne hanno proposto interpretazioni complesse e dense di significati anche molto distanti tra di loro. Diversi artisti in et\u00e0 moderna e contemporanea, spesso refrattari ad affrontare tematiche religiose, hanno trovato nella lotta di Giacobbe con l\u2019angelo&#8221; ispirazione e spinta espressiva\u037e ricordiamo ad esempio Delacroix, Gauguin, Redon, Moreau, Denis, Chagall, solo per citarne alcuni.<br \/>\n\u00c8 indubbio che l\u2019interpretazione di questo testo sia complessa e ricca.<\/p>\n<p>Personalmente amo pensare che Giacobbe lotti disperatamente per sfuggire ad un abbraccio, e che la ferita che lo segner\u00e0 per sempre sia la traccia dell\u2019amore di chi tenta con ogni mezzo di arrivare a lui. Ma andiamo al racconto, di per s\u00e9 molto semplice.<br \/>\nGiacobbe attraversa un fiume con la sua carovana. Si ferma da solo sulla riva. \u00c8 notte. Un uomo gli si avvicina e ingaggia con lui una lotta che dura fino all\u2019alba. Alla fine dello scontro Giacobbe ha vinto ma si ritrova ferito e ha un nome nuovo: Israele.<br \/>\nUn particolare nel testo acquista un\u2019importanza primaria anche se difficile da scorgere a prima vista: i nomi e in \u201cnon nomi\u201d, delle persone e dei luoghi. Abbiamo avuto modo, di affermare, nei precedenti articoli, l\u2019importanza dei nomi nella cultura ebraica e nella Bibbia. Il nome \u00e8 l\u2019essenza dell\u2019uomo, lo indentifica nella sua singolarit\u00e0 e individualit\u00e0. Ricevere e dare un nome \u00e8 segno di reciproca appartenenza: chi riceve il nome appartiene a chi lo assegna, e chi assegna il nome avvia un rapporto indelebile con colui che lo riceve.<br \/>\nIn Genesi 32,25-33, quindi, i nomi strutturano e danno senso alla vicenda, di per s\u00e9 alquanto particolare. Saranno dunque loro a guidare la nostra riflessione.<br \/>\nGiacobbe, \u00e8 il primo nome che incontriamo. Trova significato nella dinamica della sua nascita, poich\u00e9 egli nel venire alla luce \u201cafferra il calcagno\u201d del gemello Esa\u00f9. Gi\u00e0 all\u2019inizio della vita, dunque, abbiamo prova della sua inclinazione alla lotta e alla sopraffazione, figlie di un\u2019ambizione che lo porta a escogitare tranelli e inganni per ottenere ci\u00f2 che vuole: la primogenitura dal fratello e la benedizione del padre Isacco.<br \/>\nEgli si ritrova dunque solo dopo aver attraversato un fiume.<\/p>\n<p>\u00c8 il momento di sottolineare l\u2019importanza, nella Scrittura, dell\u2019azione di attraversare l\u2019acqua, sia essa un fiume o il mare: \u00e8 il segno di un passaggio irreversibile verso una vita nuova, \u00e8 l\u2019attraversamento di una \u201cmorte\u201d in vista di un nuovo percorso, di un nuovo viaggio.<br \/>\nIl fiume che Giacobbe attraversa si chiama Iabbok nome che deriva dal verbo ebraico baqaq, che significa contemporaneamente sia \u201crendere deserto\u201d che \u201cessere lussureggiante\u201d.<br \/>\nLa \u201cmorte\u201d di Giacobbe, perci\u00f2, porta con s\u00e9 due possibili esiti: il deserto o il giardino, potremmo dire l\u2019inferno o il paradiso, visto che, secondo quanto affermava Anselmo d\u2019Aosta, l\u2019inferno \u00e8 una privazione eterna della presenza di Dio, un deserto arido, quindi, piuttosto che fuoco inestinguibile, mentre il paradiso \u00e8 l\u2019ebraico pardes, il \u201cgiardino del re\u201d, ovvero il luogo in cui il re, Dio, \u00e8 presente e abita per l\u2019eternit\u00e0.<\/p>\n<p>Una domanda sorge spontanea: chi decide il destino di Giacobbe verso una o l\u2019altra direzione? La risposta \u00e8: Giacobbe stesso. Egli infatti \u00e8 solo, come si \u00e8 soli in tutti i momenti fondamentali della vita: nascita, scelte, morte. Chi ci sta attorno pu\u00f2 sostenerci, consigliarci ma siamo noi, e noi soltanto i protagonisti di questi momenti. Ed \u00e8 notte: io penso che qui il buio e l\u2019oscurit\u00e0 stiano ad indicare l\u2019incertezza dell\u2019ignoto: cosa c\u2019\u00e8 oltre il fiume?<\/p>\n<p>Appare allora, improvvisamente un uomo, non un angelo, il testo \u00e8 chiaro\u037e e non \u00e8 un \u2018adam, un uomo che simboleggia l\u2019umanit\u00e0 intera, ma un \u2019ish, ovvero una persona concreta e individuabile nella sua singolarit\u00e0. Quest\u2019uomo lotta con Giacobbe \u201cfino all\u2019alba\u201d e quando vede che non pu\u00f2 sopraffare il patriarca, lo ferisce e chiede di essere lasciato andare.<br \/>\nGiacobbe vuole in cambio la benedizione (emerge qui ancora lo spirito opportunistico del \u201cvecchio\u201d figlio di Isacco). Ma l\u2019uomo chiede ancora, ed \u00e8 la domanda chiave dell\u2019intera pericope: \u201cQual \u00e8 il tuo nome?\u201d. Ancora il nome, il senso della richiesta \u00e8 evidente: chi sei? Chi sei veramente?<br \/>\nEd \u00e8 cos\u00ec che avviene il cambiamento, l\u2019\u2019ish afferma: \u201cNon ti chiamerai pi\u00f9 Giacobbe, ma Israele\u201d, dal verbo sarah, \u201ccombattere\u201d, ed \u201cEl\u201d, Dio\u037e e la spiegazione \u00e8 la seguente: \u201cperch\u00e9 hai combattuto con Dio e con gli uomini e hai vinto\u201d. L\u2019espressione contenuta nel nuovo nome pu\u00f2 significare certamente \u201ccombattere contro Dio\u201d, ma anche \u201ccombattere per Dio\u201d o \u201cDio combatte\u201d.<br \/>\nCos\u00ec inizia una trasformazione: colui che combatte contro Dio, diventa colui che combatte per Dio, grazie alla battaglia che Dio stesso ha combattuto per lui.<br \/>\nDio e gli uomini: chi \u00e8 dunque l\u2019\u2019ish che combatte con Giacobbe? \u00c8 l\u2019unico protagonista della storia a non avere un nome, ed anzi ad una domanda esplicita in questa direzione da parte del patriarca non risponde.<\/p>\n<p>Questo silenzio in s\u00e9 potrebbe gi\u00e0 essere un indizio, visto che l\u2019unico nome impronunciabile nella Scrittura \u00e8 quello di Dio. Il nuovo nome di Giacobbe potrebbe inoltre confermare implicitamente l\u2019ipotesi.<br \/>\nMa proprio le parole di colui che combatte con il patriarca affermano espressamente che Giacobbe ha combattuto con Dio \u201ce con gli uomini\u201d. Il testo, dunque mantiene, volutamente l\u2019ambiguit\u00e0 sull\u2019identit\u00e0 del combattente: pu\u00f2 essere Dio, gli uomini, ma anche Giacobbe stesso, uomo anch\u2019egli. Il lottatore Giacobbe combatte a trecentosessanta gradi, \u00e8 una lotta senza quartiere, per rimanere nella sua notte, per non decidere, per non lasciarsi cambiare.<br \/>\nAlla luce di quest\u2019ultima considerazione rimane aperta ancora una domanda: come fa Giacobbe\/Israele ad aver vinto, se esce ferito e malconcio, e perdipi\u00f9 con l\u2019identit\u00e0 cambiata dal combattimento? Credo che la risposta, seppur paradossale, sia perch\u00e9 ha perso, perch\u00e9 \u00e8 ferito, perch\u00e9 \u00e8 cambiato, in fin dei conti perch\u00e9 si \u00e8 lasciato abbracciare, \u00e8 riuscito a fidarsi di qualcuno che aveva di fronte e che lottava non per s\u00e9 stesso, ma per cambiare a lui il nome e per farne un \u201cuomo nuovo\u201d. Penso che proprio in questa novit\u00e0 risieda, mi sia permesso il gioco di parole, la novit\u00e0 di questo testo: \u00e8 la \u201crisurrezione\u201d di Giacobbe, che diventa il \u201cnuovo\u201d Israele, nome che sar\u00e0 anche un popolo.<br \/>\n\u00c8 quindi l\u2019alba. Un fiume attraversato ha introdotto un uomo cambiato in una terra che, tra l\u2019altro \u00e8 la sua terra, il luogo dove \u00e8 nato, e questa terra, dopo la notte della solitudine e della lotta, pu\u00f2 essere un giardino.<\/p>\n<p>A Giacobbe\/Israele rimane ora da assegnare (\u00e8 lui ora a farlo) un ultimo nome, quello al luogo in cui \u00e8 avvenuto il suo rinnovamento. Lo chiama Penuel, letteralmente \u201cla faccia di Dio\u201d, che in ebraico diventa espressione idiomatica per \u201cdi fronte a Dio\u201d. \u201cSono stato faccia a faccia con Dio e la mia vita \u00e8 rimasta salva\u201d: questa \u00e8 la spiegazione che lo stesso Israele fornisce. Al netto della visione ebraica per cui \u201cvedere Dio\u201d implicava la morte, \u00e8 significativo il fatto che il patriarca identifichi la novit\u00e0 di vita con l\u2019essere davanti a Dio, la condizione della felicit\u00e0 eterna.<br \/>\nStare alla presenza di Dio trasforma la notte della morte nel giardino della luce. Adesso infatti \u00e8 giorno, Giacobbe\/Israele supera Penuel, si ricongiunge alla sua gente e si prepara ad incontrare il fratello Esa\u00f9, per abbracciarlo, e per una pace nuova e definitiva.<br \/>\nAncora una volta, se ce ne fosse bisogno, la Scrittura ci dice che c\u2019\u00e8 un oltre, dopo la notte si trova l\u2019alba e un giorno nuovo, e il sorgere del sole consegner\u00e0 una terra che \u00e8 un giardino, se ci lasceremo abbracciare. Dipende da noi.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Roberto Bisio<\/strong><br \/>\n<em>Presidente<\/em><br \/>\n<em>Centro Culturale San Paolo<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La pericope che qui accostiamo \u00e8, come la legatura di Isacco che abbiamo affrontato la volta scorsa, tra le pi\u00f9 conosciute. Molti autori, intellettuali ed esegeti ne hanno proposto interpretazioni complesse e dense di significati anche molto distanti tra di loro. 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