{"id":5669,"date":"2025-01-21T13:49:28","date_gmt":"2025-01-21T12:49:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/?p=5669"},"modified":"2025-01-21T13:50:12","modified_gmt":"2025-01-21T12:50:12","slug":"5669-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/5669-2\/","title":{"rendered":"La morte non ha l\u2019ultima parola"},"content":{"rendered":"<p>Il racconto che viene definito<strong> \u201csacrificio di Isacco\u201d o, pi\u00f9 opportunamente, \u201clegatura di Isacco\u201d<\/strong>, \u00e8 l\u2019oggetto di questa tappa del nostro percorso attraverso la Parola.<br \/>\nInutile dire che \u00e8 assai conosciuto e molto si \u00e8 scritto e detto a suo riguardo. Molteplici, infatti, sono i significati che nasconde e varie le angolazioni da cui pu\u00f2 essere considerato.<\/p>\n<p>Credo che mai come in questo caso i quarantanove sensi, che la cultura rabbinica attribuisce ad ogni parola della Scrittura, trovino un riscontro nella realt\u00e0 del testo.<br \/>\nPoich\u00e9 in questi contributi vi propongo riflessioni sul tema della resurrezione, cercher\u00f2 di leggere il brano da un punto di vista forse non cos\u00ec evidente, ma che vale la pena di esaminare un po\u2019 pi\u00f9 in profondit\u00e0: il percorso di Abramo ed Isacco in relazione alla vita umana e a ci\u00f2 che l\u2019attende dopo il \u201csacrificio\u201d.<\/p>\n<p>Il racconto di <strong>Genesi 22,1-19<\/strong> si sviluppa attraverso la vicenda di un padre e di un figlio: Dio chiama il padre al sacrificio del figlio e il padre risponde con un \u201cEccomi\u201d.<br \/>\nAbramo allora organizza i preparativi per il viaggio con i servi, ma giunto ai piedi del monte indicato da Dio (che ha lo stesso nome del monte su cui sorger\u00e0 il Tempio di Gerusalemme: Moriah), prosegue da solo con il figlio, dopo aver preso il necessario per il sacrificio: il fuoco e la legna, caricata su Isacco stesso. Arrivati sul luogo in cui sarebbe dovuto avvenire quanto richiesto da Dio, Abramo lega il figlio sulla legna sopra l\u2019altare e \u201cstende la mano\u201d su di lui.<\/p>\n<p>In questo preciso istante appare un angelo di Dio che ferma la mano di Abramo, un montone, che il patriarca vede impigliato in un cespuglio, verr\u00e0 sacrificato al posto del figlio. Quindi, Dio rinnova la benedizione ad Abramo e in lui a tutti i popoli della terra.<br \/>\nEcco i passaggi del racconto: chiamata, preparativi, cammino al monte, sacrificio e benedizione.<br \/>\nIl percorso di Abramo e Isacco riflette e simboleggia, in questa precisa scansione, il cammino della vita, in cui il fulcro centrale \u00e8 la salita verso il monte che Dio indica, con un \u201cprima\u201d e un \u201cdopo\u201d, una chiamata e una benedizione.<\/p>\n<p>In cima al monte una morte dovr\u00e0 avere luogo ma ecco che sorprendentemente la morte, ancora una volta, non ha l\u2019ultima parola. Ormai lo sappiamo, \u00e8 questo un elemento comune a tutti i racconti che parlano di ci\u00f2 che c\u2019\u00e8 \u201coltre\u201d.<br \/>\nAll\u2019inizio della storia troviamo, lo abbiamo detto, una chiamata di Dio ad Abramo.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 il testo dice che Dio \u201cmise alla prova\u201d Abramo, e alla parola di Dio il patriarca risponde hinneni, \u201cEccomi\u201d.<br \/>\nPoniamoci una domanda: che significato pu\u00f2 avere questo mettere alla prova? Difficile immaginare un Dio che saggia l\u2019uomo per valutarne l\u2019affidabilit\u00e0, e ancor meno pensare a un Dio che tenta l\u2019uomo: la prova con cui tutti noi siamo chiamati a confrontarci, sembra essere la pienezza con la quale siamo chiamati vivere la vita anche nei suoi aspetti pi\u00f9 dolorosi, sfidanti e in apparenza privi di risposte, dando tutto di s\u00e9, addirittura anche un figlio, come era gi\u00e0 accaduto nella pericope di Agar ed Ismaele.<\/p>\n<p>La risposta esistenziale ed insieme pratica di Abramo alla chiamata di Dio dimostra un atteggiamento di apertura totale: Eccomi, sono a disposizione, mi affido a te. Nel corso del racconto Abramo ripeter\u00e0 altre due volte la stessa risposta: al figlio, che lo chiama per chiedergli chi provveder\u00e0 l\u2019agnello per il sacrificio, e all\u2019angelo che si rivolge a lui per fermarlo mentre ha gi\u00e0 alzato la mano su Isacco. Possiamo dunque dire che la vita di Abramo, la sua salita al monte, \u00e8 attraversata da una fiducia totale nell\u2019agire di Dio e degli uomini, e questo sar\u00e0 causa della sua, e nostra, benedizione. La sua prova \u00e8 superata, ovvero la sua vita ha avuto un senso.<br \/>\nDopo aver chiamato, Dio fornisce degli strumenti.<\/p>\n<p>I preparativi per la salita sono i mezzi che Dio ci concede per \u201cvivere\u201d e per dare significato alla nostra esistenza. E insieme ai viveri e al necessario per il sacrificio sul monte, ci fornisce anche la compagnia delle persone, i servi della pericope.<br \/>\nPrima per\u00f2 aveva ripetuto l\u2019invito gi\u00e0 fatto in Genesi 12: \u201cva\u2019\u201d, che in ebraico suona lekh lekha, letteralmente \u201cvai verso di te\u201d. \u00c8 questo il cammino che attende Abramo e il figlio: una salita sul monte della consapevolezza, di s\u00e9 e di Dio, perch\u00e9 in cima al monte troveranno la \u201cverit\u00e0\u201d su loro stessi e, quindi, su Dio. Ogni chiamata di Dio \u00e8 una chiamata a fare verit\u00e0 su noi stessi, a comprendere il nostro specifico \u201csenso\u201d.<\/p>\n<p>Comincia cos\u00ec la salita verso il monte, una salita appesantita da incertezze e dubbi, a cui Isacco d\u00e0 voce attraverso la sua domanda: \u201cdov\u2019\u00e8 l\u2019agnello?\u201d\u037e \u201cDio si provveder\u00e0 l\u2019agnello\u201d si sente rispondere, ma il dubbio rimane, come il dolore al pensiero della morte e la paura della perdita prospettata.<br \/>\nArrivati in cima, ecco che non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 scampo: la vittima sacrificale \u00e8 l\u2019uomo, \u00e8 il figlio, siamo noi. Ma accadr\u00e0 veramente?<br \/>\nSappiamo dal racconto che davvero Dio si provvede da s\u00e9 il materiale per il sacrificio. Dio non vuole a tal punto il sacrificio dell\u2019uomo da arrivare a sacrificare s\u00e9 stesso, nel Figlio, per lui. Dio vuole in realt\u00e0 che l\u2019uomo comprenda che \u00e8 Dio a compiere il sacrificio, e il sacrificio \u00e8 ricostruzione di un\u2019armonia perduta, di un rapporto compromesso. Non illudiamoci dunque, non siamo noi a ricostruire ma \u00e8 Dio a \u201cri-creare\u201d ci\u00f2 che era perduto, e nel ri-creare nulla va perso: l\u2019animale sacrificato, secondo la visione biblica, non muore, ma diventa soave odore in onore di YHWH, muta cio\u00e8 la sua condizione, in pratica come successe ad Enoc, in qualche modo si divinizza entrando in contatto con la luce di Dio.<\/p>\n<p>Potremmo quindi dire che, in un certo senso, \u201crisorge\u201d.<br \/>\nDue appunti lessicali. Il termine ebraico per \u201cmontone\u201d, ail, ha curiosamente anche l\u2019accezione di \u201cforte\u201d, \u201cprincipe\u201d. Quindi il montone \u00e8 anche \u201cprincipe\u201d, \u00e8 regale, cos\u00ec come il crocifisso, agnello immolato, che siede alla destra del Padre dopo la risurrezione.<br \/>\nVa notata in questo senso anche la diversit\u00e0 di designazione dell\u2019animale da sacrificare nel corso della pericope: prima per Isacco \u00e8 un agnello, ora un montone: quindi, l\u2019agnello sacrificato si trasforma in un \u201cprincipe\u201d.<\/p>\n<p>Un\u2019altra sottolineatura merita invece il verbo ebraico ra\u2019ah, propriamente \u201cvedere\u201d, \u201cfarsi vedere\u201d, ma anche \u201cprocurare\u201d o \u201cprocurarsi\u201d.<br \/>\nViene impiegato in questo brano sia nella risposta di Abramo al figlio \u201cDio stesso si procurer\u00e0 l\u2019agnello\u201d, che in conclusione, quando Abramo assegna il nome al luogo in cui \u00e8 avvenuto il \u201cfinto\u201d sacrificio: \u201cYHWH vede\u201d, \u201cSul monte YHWH si fa vedere\u201d.<br \/>\n\u00c8 un gioco di parole che implica una doppia idea di Dio, colui che provvede da s\u00e9 al sacrificio, gi\u00e0 lo abbiamo detto, e facendo questo si fa vedere. Il sacrificio \u00e8 dunque la visione. Come non vedere in questo il Dio crocifisso del Vangelo?<\/p>\n<p>Tutto \u00e8 dunque compiuto ma, lo sappiamo, non \u00e8 la fine. La prova superata genera la benedizione di Dio ad Abramo e attraverso di lui all\u2019umanit\u00e0 intera. E cos\u2019\u00e8 la benedizione se non la grazia che oltrepassa e supera la morte, cosicch\u00e9 non diventa altro che la \u201cbenedizione della risurrezione\u201d? La benedizione \u00e8 Dio, ma, secondo quanto ci dice il testo anche l\u2019uomo \u00e8 benedizione per i suoi simili, se si affida al Dio che benedice.<\/p>\n<p>Un\u2019ultima domanda: la benedizione dopo il sacrificio significa che questa sar\u00e0 fruibile solo nell\u2019&#8221;oltre&#8221;?<\/p>\n<p>Anche qui ci viene in soccorso la prima chiamata di Abramo in Gen 12: gi\u00e0 all\u2019inizio, infatti, il patriarca era stato benedetto da Dio, e gli era stato comunicato il suo statuto di benedizione per tutti i popoli e le famiglie della terra.<br \/>\nDunque, noi siamo benedetti fin dal principio, e siamo destinati ad una benedizione \u201cdefinitiva\u201d, che giunge semplicemente dopo l\u2019acquisizione, attraverso l\u2019ascesa al monte, di una consapevolezza superiore relativa a noi stessi, al rapporto con Dio e al genere di visione che avremo di Lui (ed \u00e8 questo il significato vero di \u201cprova\u201d).<\/p>\n<p>Lo ribadiamo: <strong>\u00e8 Dio che compie il sacrificio e ristabilisce l\u2019armoni<\/strong>a, facendosi vedere. E vedere e vivere con il Dio della pace \u00e8 quello che ci attende, dopo la sua e la nostra risurrezione.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Roberto Bisio<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il racconto che viene definito \u201csacrificio di Isacco\u201d o, pi\u00f9 opportunamente, \u201clegatura di Isacco\u201d, \u00e8 l\u2019oggetto di questa tappa del nostro percorso attraverso la Parola. Inutile dire che \u00e8 assai conosciuto e molto si \u00e8 scritto e detto a suo riguardo. Molteplici, infatti, sono i significati che nasconde e varie le angolazioni da cui pu\u00f2 essere considerato. Credo che mai come in questo caso i &hellip; <a href=\"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/5669-2\/\" class=\"more-link\">Continua a leggere <span class=\"screen-reader-text\">La morte non ha l\u2019ultima parola<\/span> <span class=\"meta-nav\">&raquo;<\/span><\/a><\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":5546,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[35],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5669"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=5669"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5669\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":5671,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/5669\/revisions\/5671"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/wp-json\/wp\/v2\/media\/5546"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=5669"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=5669"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/catechistico\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=5669"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}