{"id":238,"date":"2022-11-03T15:15:17","date_gmt":"2022-11-03T14:15:17","guid":{"rendered":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/beniculturali\/?p=238"},"modified":"2022-11-03T15:15:17","modified_gmt":"2022-11-03T14:15:17","slug":"n-s-del-monte-il-patrimonio-artistico-restera-tutto-e-sempre-nel-santuario-per-i-visitatori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.chiesadigenova.it\/beniculturali\/n-s-del-monte-il-patrimonio-artistico-restera-tutto-e-sempre-nel-santuario-per-i-visitatori\/","title":{"rendered":"N. S. del Monte, il patrimonio artistico rester\u00e0 tutto e sempre nel Santuario per i visitatori"},"content":{"rendered":"<p>Ancora oggi, nonostante l\u2019intensa urbanizzazione, salire al Monte \u00e8 una profonda emozione! L\u2019arrivo sul piazzale e poi l\u2019ingresso nel Santuario permettono di ammirare un luogo nel quale natura, arte e devozione convivono in un unicum, che solo una citt\u00e0 come Genova pu\u00f2 offrire: un\u2019 apertura sul panorama che spazia dal monte di Portofino fino oltre la costa di Arenzano, e una chiesa affacciata sulla citta con un prospetto semplice, che introduce in uno spazio sacro dove le opere d\u2019arte conducono il visitatore a leggere la propria fede con la semplicit\u00e0 francescana, o a conoscere alcuni esempi tra i pi\u00f9 significativi della produzione pittorica genovese dal XV al XVIII secolo.<\/p>\n<p>Dalla fondazione della prima cappella, segnalata gi\u00e0 dal 958, affidata ai Monaci Mortariensi dal XII secolo, la chiesa fu trasformata a partire dal XV secolo grazie all\u2019intervento dei Franti Osservanti che, sostenuti dal doge Raffaele Adorno, poterono ampliarla e ricostruirla. La permanenza dei Frati al Monte fu sostenuta nel 1440, e a seguire nel 1525 e 1566, da una serie di apparizioni miracolose di luci angeliche che ruotavano sul monte, segno che fu ricondotto al desiderio della Vergine di rinnovare il culto verso la chiesa che custodiva la Sua immagine. Il nuovo edificio fu dedicato all\u2019Annunziata, ma gi\u00e0 dal XVI secolo prese il titolo di Madonna del Monte, come ancora oggi si conosce. Notevoli quindi furono le trasformazioni interne che portarono alla <em>facies <\/em>odierna: il cuore del santuario \u00e8 lo scurolo, costruito come piccolo oratorio da Bartolomeo Bianco (1590-1657) e affrescato da Andrea Ansaldo (1584-1638), alla fine del XVI secolo, con <em>Storie della Vergine<\/em>. La ricca decorazione con marmi policromi di manifattura napoletana si sviluppa intorno all\u2019altare dove, tra due colonne di marmo rosso di Francia, \u00e8 custodita l\u2019immagine della Madonna del Monte, statua lignea della Vergine con il Bimbo in braccio e un globo dorato, attribuita allo scultore senese Francesco Valdambrino (1375\/80-1435), collaboratore di Jacopo della Quercia. La costruzione attuale richiama le forme architettoniche della Casa di Loreto, e si presenta come una chiesa di vaste proporzioni caratterizzata da un marcato verticalismo, nel quale la luce e la sobriet\u00e0 degli arredi sono i grandi protagonisti. Molte le opere d\u2019arte custodite con attenzione: ne seguono elencate solo alcune. La particolare e accesa devozione dei Francescani verso la Vergine \u00e8 ripresa anche nel presbiterio rialzato, dove dietro il bellissimo altare di Giovanni e Battista Orsolino \u00e8 posta la grande pala con <em>l\u2019Assunzione della Vergine<\/em>, datata 1632 e firmata da Domenico Fiasella (1589-1669), dipinto commissionato dalla famiglia Saluzzo, che sostenne il rifacimento di tutta la zona presbiteriale. Le grandi famiglie genovesi si occuparono di decorare le cappelle laterali del Santuario affidando la commissione ai pi\u00f9 noti autori del tardo Cinquecento e Seicento, con il sistema tutto genovese, del giuspatronato: cos\u00ec i Negrone de Nigro chiesero a Lazzaro Calvi (XVI sec.) la pala per l\u2019altare della cappella dedicata a San Giovanni Battista; a Giovanni Battista Casone\u00a0 (1610-1686) la famiglia de Fornari affidarono la tela con <em>Santa Teresa che riceve l\u2019Eucarestia da San Pietro d\u2019Alcantara<\/em> (1671); per la cappella dello Sposalizio, gi\u00e0 dei Tre Magi, fondata da Stefano Fieschi Raggio, Simone Dondo da Carnoli (1519-1560?) dipinse lo <em>Sposalizio della Vergine<\/em>; ancora di Domenico Fiasella \u00e8 la <em>Sacra Famiglia e Sant\u2019Anna<\/em>\u00a0 posta sull\u2019altare della cappella della famiglia Negrone, che, dal 1461 al 1812, provvedeva all\u2019esposizione della reliquia di Sant\u2019Anna, il cui braccio reliquiario \u00e8 oggi conservato presso il Museo del Tesoro della Cattedrale di San Lorenzo. Molte ancora le opere custodite: Giovanni Battista Carlone (1603-1677) dipinse la <em>Nativit\u00e0 tra i pastori e il committente<\/em> Gerolamo Giovanni Grimaldi, sepolto nella cappella di testata destra. Nella navata sinistra \u00e8 conservato all\u2019interno della cappella dedicata a Sant\u2019Antonio da Padova, gi\u00e0 del Santissimo Sacramento, tra i sepolcri di Arrigo Salvago e della consorte, il polittico con l\u2019<em>Annunciazione<\/em>, attribuito a Giovanni Mazone (1433-1511), sua opera giovanile eseguita prima di quella con lo stesso soggetto per Santa Maria di Castello. Nelle cappelle seguenti, la <em>Vergine Immacolata e Santi<\/em> di Anton Maria Vassallo (1620-1645), affiancata a destra da un\u2019altra tela con l\u2019I<em>mmacolata<\/em> del Guidobono. Raccolti ma imponenti sono gli spazi della vita comunitaria che custodiscono opere significative per la vita dei frati al Monte: nel grande refettorio \u00e8 conservata la grande tela di Orazio De Ferrari (1606-1657) con <em>l\u2019Ultima cena<\/em>, firmata a datata al 1641, insieme a un pulpito in pietra di promontorio del XV secolo, dal quale il frate lettore leggeva le sacre scritture durante il pranzo. Nella grande sacrestia <em>l\u2019Albero di Jesse<\/em> attribuito ad Andrea Semino (1526-1594), decora l\u2019altare posto tra i bellissimi mobili in noce e piccoli dipinti di Bernardo Strozzi (1581-1644), e nella pace del chiostro \u00e8 murata la pala d\u2019altare marmorea cinquecentesca che raffigura la <em>Crocifissione tra i Santi Bernardini e Lorenzo<\/em>.<\/p>\n<p>Tutti gli spazi al Monte parlano della devozione per la Madonna, che \u00e8 sempre stata fortemente sentita dai genovesi: era invocata durante le pestilenze e si credeva che portare sul proprio corpo l\u2019effige della piccola statua preservasse dal morbo. Una protezione che si estendeva anche al mare: molti sono gli ex voto marinari qui conservati che si uniscono ad altri per grazia ricevuta, che raccontano guarigioni miracolose. Una devozione che si allargava al mare, con le navi che entrando nel porto salutavano la Madonna del Monte con colpi a salve; ma che si estendeva anche nel territorio, quando, il giorno di Pasqua, saliva verso il monte la processione delle Casacce del Levante, mentre quelle del Ponente si recavano per la festivit\u00e0 di San Francesco da Paola. Un santuario del cuore per Genova.<\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><strong>Grazia di Natale<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: right;\"><em>Vice Coordinatore dell&#8217;Ufficio diocesano Beni Culturali<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ancora oggi, nonostante l\u2019intensa urbanizzazione, salire al Monte \u00e8 una profonda emozione! 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