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L'abbraccio di Genova al Papa nella celebrazione eucaristica nell'area della Fiera del Mare   versione testuale






 «Santità, dal nostro cuore questa sera sgorga un’unica parola: grazie, solo grazie. Grazie per questa giornata che Genova – la sua Chiesa e la sua Città – non dimenticheranno più».
Con queste semplici parole il Cardinale Bagnasco ha salutato Papa Francesco al termine della S. Messa in Piazzale Kennedy. Celebrazione che al contempo è stata la conclusione e l’apice della visita pastorale del Successore di Pietro alla Chiesa e alla Città di Genova.
“Un grande abbraccio” è stato il tema che ha accompagnato le giornate di preparazione alla visita, e un concreto, sincero e festoso abbraccio è stata l’accoglienza riservata a Francesco mentre attraversava il piazzale salutando i fedeli che lo attendevano per la celebrazione della S. Messa. Le persone intervenute erano più di ottantamila (tanti sono stati i pass consegnati dalle parrocchie e dagli info point) a questi si sono aggiunti tantissimi che hanno affollato le vie panoramiche adiacenti e coloro che hanno voluto essere presenti rimanendo al di là della zona transennata per l’occasione. L’assemblea liturgica, per necessità logistiche, è stata divisa in due grandi ali di folla: una che riempiva tutto Piazzale Kennedy e l’atra che occupava viale Brigate Partigiane.
La visuale dall’altare, allestito davanti alle biglietterie della Fiera di Genova (progetto dell’ing. Angelo Sibilla), ha offerto al Santo Padre l’immagine di un popolo vivo, caldo nell’accoglienza, composto da tante persone che avrebbero voluto, ciascuno, abbracciarlo, stringergli la mano o almeno toccarlo, per esprimere il proprio affetto e ricevere l’incoraggiamento e un sorriso del Papa.
Nel presbiterio, intorno a Francesco erano presenti i vescovi delle sette diocesi della regione ecclesiastica ligure; davanti a lui i sacerdoti concelebranti, oltre 600; poi gli ammalati e i diversamente abili con i loro accompagnatori.
Alla destra del palco era raccolto il gruppo dei ragazzi della prima Comunione e della Cresima. Nell’area riservata alle autorità civili e militari si sono raccolti, tra gli altri, il Presidente della Regione Giovanni Toti, il Sindaco di Genova Marco Doria, il Prefetto Rosanna Spena, il Questore Sergio Bracco, l’Onorevole Roberta Pinotti.
Molti anche erano i rappresentanti delle Confraternite con i tradizionali Cristi. Poi i giovani, le associazioni e i movimenti. Una marea di persone che con le loro bandierine gialle e bianche hanno salutato il Papa con entusiasmo.
Il coro composto da 900 cantori ha intonato i canti liturgici e i seminaristi del seminario di Genova hanno servito all’altare. Tutta la Chiesa di Genova e delle diocesi liguri si sono fatti una cosa sola nell’ascolto della Parola di Dio, nella preghiera e nella celebrazione del mistero Eucaristico intorno la Pontefice, segno visibile di unità della Chiesa universale.
Francesco nell’omelia ha esortato i fedeli genovesi a una preghiera più vera e alla coraggiosa missione nelle strade della vita. La preghiera - ha detto - “non è tranquillità, ma è carità”. E ha aggiunto: “Ecco il nostro potere: non prevalere o gridare più forte, secondo la logica di questo mondo, ma esercitare la forza mite della preghiera, con la quale si possono anche fermare le guerre e ottenere la pace”.
Circa la necessità di vivere il mandato missionario che Gesù ha dato a tutti i fedeli, consacrati e laici, Francesco ha affermato: “La sicurezza per Gesù sta nell’andare, con fiducia: lì si rivela la sua forza. Perché il Signore non apprezza gli agi e le comodità, ma scomoda e rilancia sempre. Ci vuole in uscita, liberi dalla tentazione di accontentarci quando stiamo bene e abbiamo tutto sotto controllo”.
Dopo la Messa il coro Monte Cauriol ha intonato il tradizionale canto “Ma se ghe pensu”: storia di emigrato genovese in Sudamerica che desidera tornare a casa e canta con nostalgia le bellezze di Genova.
Salutato dalla folla grata e festosa il Papa si è diretto alla volta dall’aeroporto da dove è partito verso Roma, volgendo uno sguardo sia a Genova, preziosa perla – così l’ha descritta il Card. Bagnasco - custodita in una conchiglia di monti, mare, vento e cielo, sia al suo porto, da dove molti anni fa suo padre (allora bambino) partì con genitori per cercare fortuna in Argentina. (F.P.)