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Indicazioni sulla celebrazione del Matrimonio   versione testuale





 Dal "Direttorio di Pastorale Familiare per la Chiesa in Italia" della Conferenza Episcopale Italiana del 25 luglio 1993.

"Proprio in forza della dimensione propriamente ecclesiale del sacramento, ribadiamo che «il luogo normale delle nozze è la comunità della parrocchia nella quale i fidanzati sono inseriti e alla cui vita e missione prendono parte». Di conseguenza, la celebrazione delle nozze avvenga normalmente nella chiesa parrocchiale di uno dei nubendi.

Solo per validi «motivi di necessità o di convenienza pastorale» il matrimonio può essere celebrato in altre parrocchie. Solo con il permesso dell'Ordinario del luogo o del parroco potrà essere celebrato in altra chiesa  o oratorio e solo in presenza di «particolari ragioni pastorali» l'Ordinario del luogo può permettere che il matrimonio sia celebrato in una cappella privata o in un altro luogo conveniente.

Si evitino quindi prassi contrarie a tali disposizioni: ci si guardi dal permettere con facilità la celebrazione del matrimonio in una parrocchia diversa da quella dei nubendi; si affronti con coraggio, saggezza e determinazione il problema della proliferazione dei matrimoni in chiese non parrocchiali, nei santuari, in chiese con particolari richiami storici o artistici. I Vescovi Diocesani, in proposito, precisino ulteriormente i criteri a cui attenersi e, nel caso, determinino anche i luoghi diversi dalle chiese parrocchiali in cui i matrimoni possono essere celebrati e ne stabiliscano le condizioni.

In ogni caso si metta in atto ogni cura perché sia garantita l'effettiva preparazione dei nubendi, la celebrazione avvenga secondo i criteri di sobrietà e di ecclesialità sopra richiamati, vengano rispettate tutte le norme per una celebrazione valida e per una corretta trascrizione del matrimonio canonico per gli effetti civili." (Num. 82)

 

Queste indicazioni della Chiesa Italiana, dopo l'opportuna riflessione del Consiglio Presbiterale Diocesano, sono state ribadite e precisate dal nostro Cardinale Bertone proprio in vista di una pastorale unitaria nella nostra Diocesi.

Dice l'Arcivescovo nella lettera di programmazione pastorale "Coraggio, Chiesa di Genova. Il Signore ti chiama"«Lo stile della comunione dovrà poi caratterizzare in profondità la vita della nostra comunità Diocesana: la pastorale Diocesana deve essere organica e unitaria sotto la guida del Vescovo. Di modo che tutte le iniziative e attività di carattere catechistico, missionario, sociale, familiare, scolastico e ogni altro lavoro mirante ai fini pastorali debbano tendere a un'azione concorde dalla quale sia resa sempre più palese l'unità della Diocesi».

 

La normativa di seguito riassunta, ha senso nell'ambito di un progetto più ampio di comunione, che deve essere compreso, accolto e condiviso da tutti, convinti che senza comunione e senza camminare insieme anche l'annuncio del Vangelo e la celebrazione dei sacramenti può essere meno efficace.

 

 

 

Queste le indicazioni già rese note attraverso il settimanale cattolico della Diocesi,  "Il Cittadino". (confronta le edizioni del  26 giugno, del  09 ottobre e del  23 ottobre 2005).

 

  1. L'itinerario di preparazione al sacramento del Matrimonio deve iniziare di regola almeno un anno prima delle nozze; durante questo periodo si aiuteranno i fidanzati a prendere coscienza della loro scelta di fede e della dimensione comunitaria del Matrimonio. 
  2. L'itinerario in preparazione al sacramento del Matrimonio normalmente sia fatto nella parrocchia dove gli sposi andranno ad abitare per facilitarne l'inserimento. 
  3. I parroci non fissino la data del Matrimonio senza un documento di iscrizione ad un itinerario di preparazione e ammettano di regola soltanto i fidanzati che hanno avuto o avranno un legame con quella comunità cristiana. 
  4. Si riconferma come luogo ordinario della celebrazione del Matrimonio la chiesa parrocchiale scelta fra le seguenti possibilità: quella di provenienza della sposa o dello sposo, quella dove i due hanno fatto un cammino di fede, quella in cui gli sposi andranno ad abitare. 
  5. La celebrazione del Matrimonio in oratori, cappelle di istituti religiosi, santuari è proibita, salvo il caso di chiese che abbiano particolare significato per la fede delle comunità parrocchiali o vicariali riconosciute come tali dall'Ordinario del luogo, sentiti i vicari e i parroci. Così pure rimane proibita la celebrazione del Matrimonio nelle ville o all'aperto, e in genere in quei luoghi dove la celebrazione rivesta carattere di cerimonia privata ed esclusiva.  Nella riunione congiunta del Consiglio Presbiterale Diocesano, dei Vicari foranei e dei Direttori degli uffici di Curia del 29 settembre 2005, sono stati indicati i santuari nei quali, d'ora in poi sarà possibile la celebrazione del sacramento del Matrimonio: 

-          Santuari riconosciuti idonei alla celebrazione del matrimonio per tutti i fedeli della Diocesi di Genova, a motivo della loro particolare rilevanza Diocesana:

-          Santuario di Gesù Bambino in Arenzano

-          Santuario del Padre Santo in Genova

-          Santuario di Nostra Signora della Guardia sul monte Figogna

-           

-          Vengono poi riconosciuti idonei alla celebrazione del matrimonio per i fedeli del vicariato in cui si trovano, a motivo della particolare rilevanza vicariale questi altri santuari:

-          Nostra Signora delle Grazie di Voltri

-          Nostra Signora del Monte

-          Nostra Signora del Gazzo

-          Madonnetta

-          Sant'Anna

-          Nostra Signora della Guardia in Gavi

-          Nostra Signora delle Grazie in Valle

-          Nostra Signora del Suffragio. 

 

 

  1. La celebrazione dei sacramenti, e quindi anche del Matrimonio, rientra nell'azione pastorale e nella missione del parroco. Di per sé è quindi un servizio gratuito che il pastore d'anime è tenuto a prestare al popolo affidato alle sue cure.

     Tuttavia i fedeli hanno il dovere di contribuire alle necessità della chiesa e dei poveri.

     Si ricorda che i Vescovi della Conferenza Episcopale Ligure, nella riunione del 06/11/2001   hanno rafforzato l'indirizzo, già da loro dato, di privilegiare l'offerta libera dei fedeli in  occasione dei Matrimoni: hanno comunque deciso che, nel caso in cui il parroco stabilisca  un'offerta, la cifra massima richiesta non potrà essere superiore a 75,00 ¿, di cui 60,00 ¿ per la parrocchia e 15,00 ¿ per il sacerdote celebrante. La segnalazione di eventuali abusi sarà presa in considerazione dall'autorità ecclesiastica per gli opportuni provvedimenti.

 

Alcune note per una corretta applicazione della normativa.

I fidanzati siano per tempo iniziati alla vita della comunità in modo da creare un legame con questa e la conseguente scelta naturale per la celebrazione del matrimonio dove vivono la loro vita cristiana.

 

Venga presentata, anche nei percorsi di preparazione al matrimonio, la dimensione comunitaria dei sacramenti per aiutare i fidanzati a superare la mentalità corrente di una celebrazione privata da condividere con familiari ed amici escludendo la comunità cristiana di appartenenza.

Se qualcuno all'inizio può non comprendere o respingere le norme, tutti possono e devono essere aiutati a capire le motivazioni che danno significato alle norme stesse.

 

Eventuali eccezioni motivate siano concordate dal parroco degli sposi con quello del luogo della celebrazione, che non deve accettare la celebrazione prima di aver verificato con il parroco dei fidanzati se ci sono motivazioni pastorali per una scelta diversa.

 

L'ufficio per la disciplina dei sacramenti, pur non avendo la facoltà di dare autorizzazioni diverse da quelle indicate sopra è tuttavia disponibile all'ascolto per verificare le motivazioni che i fidanzati o i parroci presentano ed eventualmente dare un parere.