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"La Cana della nostra vita"   versione testuale
Omelia pronunciata domenica 15 settembre 2019 a Cicagna per la Festa della Madonna dei Miracoli






Diocesi di Chiavari, 15.9.2019
Cicagna, Festa della Madonna di miracoli
OMELIA
“La Cana della nostra vita”
 
Cari Confratelli nel Sacerdozio
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
È motivo di gioia celebrare con voi la festa della Santa Vergine, in questo Santuario pregata da secoli con il bel titolo di Madonna dei miracoli. Saluto tutti, mentre il nostro pensiero grato e fraterno va al Vescovo di questa Diocesi, S.E. Mons. Alberto Tanasini, e ringrazio il Parroco che mi ha gentilmente invitato.
L’importante restauro della sacra immagine è segno del vostro affetto filiale verso la grande Madre di Dio e nostra. Anche l’incoronazione – avvenuta nel 1790 – esprime un sentimento profondo del popolo fedele, sentimento che vi prego di insegnare con l’esempio ai vostri figli e nipoti: la maternità della Vergine Maria è porto sicuro e speranza certa in ogni circostanza della vita e a qualunque età.
Vogliamo ora, sotto lo sguardo della Madonna, meditare brevemente sull’episodio di Cana che abbiamo ora ascoltato. Ciò che deve attrarre la nostra attenzione non è tanto il miracolo dell’acqua in vino, ma i personaggi che ruotano attorno a Gesù. Ci aiuteranno a ripensare alla nostra vita cristiana e, insieme, ci daranno delle indicazioni pratiche.
 
1. In primo luogo la Madre del Signore. Ella è a tavola e partecipa alla festa nuziale, ma non ne è assorbita. Partecipa alla gioia, ma è vigile e si accorge del piccolo dramma che, come una nube, sta per rovinare la festa. Vediamo qui una prima indicazione: il cristiano partecipa veramente alla vita di tutti, ma resta libero poiché sa che il presente non è tutto, che andiamo verso la pienezza del cielo. Questo permette di mantenere uno sguardo più ampio sulla vita, su ciò che accade attorno a noi, e di dare il peso che merita.
 
2. Poi, vediamo il maestro di tavola: egli fa un suo commento al vino apparso improvvisamente a mensa, un vino migliore di quello già gustato. Il capotavola fa dello spirito, crede di aver compreso il perché di ciò che accade, ma in realtà non ha capito nulla. Il cristiano deve essere attento a non essere presuntuoso, a non credere di sapere tutto, di poter giudicare ogni cosa cadendo facilmente nella critica. Bisogna essere non solo umili ma intelligenti, e l’intelligente sa di non sapere molte cose, sa che le cose sono spesso più complicate di ciò che sembrano. Il mondo è pieno di presuntuosi, non si rendono conto di fare delle brutte figure: sono spesso sopportati ma non stimati.
 
3. Infine, ci sono i servitori: essi sanno che cosa è accaduto. Seguendo l’indicazione del Maestro, hanno riempito d’acqua le anfore. Non immaginavano che cosa sarebbe accaduto, ma si sono fidati della sua parola e, prima ancora, di quella di Maria: “fate quello che vi dirà”. La loro obbedienza forse non è stata un’obbedienza di fede, ma indica nei secoli la via della fede. Credere, infatti, significa fidarsi di Dio e affidarsi a Lui senza pretendere di capire tutto. In questo senso possiamo dire che credere in Dio significa vivere di Dio, e questo vuol dire consegnarsi alla sua Parola che è Cristo. Da qui nasce l’obbedienza vera, evangelica, l’obbedienza della fede che è la risposta d’amore a Dio che ci ama e che vuole il nostro bene.
 
4. A questo punto, torniamo a Maria: ella vede, si accorge della mancanza di vino, e provvede. Lo fa in modo che nessuno se ne accorga, con delicatezza e discrezione; lo fa con forza sul cuore del Figlio, con decisione verso i servitori - “fate quello che vi dirà”- certa di essere esaudita. Il discepolo del Signore ha dunque tracciata la via: la fede confidente, l’insistenza della preghiera, la fiducia incondizionata, l’obbedienza d’amore, l’attenzione ai fratelli e alla vita, attenzione che cresce quando più siamo rivolti a Dio. Ma anche il coraggio! I servitori hanno fatto qualcosa per cui avrebbero potuto essere derisi come sciocchi e creduloni: ma hanno avuto coraggio. Oggi manca spesso il coraggio di essere e di mostraci cristiani: si accampa la scusa di non apparire fanatici o intolleranti ma, in realtà, siamo poco convinti e il nostro cuore non è caldo per Dio. Allora la vita cristiana è tiepida, si uniforma al sentire del mondo, si tace la differenza del Vangelo.
Cari Amici, chiediamo alla Madonna dei miracoli, il miracolo di una fede più grande, più convinta e coraggiosa. Allora la nostra vita sarà come il fluire del vino, segno di gioia e di comunione. In mezzo alle inevitabili pene, cammineremo insieme con una forza che non è nostra, Potremo essere per tutti una presenza partecipe e attenta, che vede e con discrezione provvede.
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova