Seguici su   
ora sei in:
 Arcivescovo » Arcivescovo » Omelie e Interventi » E' bene che tu ci sia 
E' bene che tu ci sia   versione testuale
Omelia della S. Messa del mattino - Santuario della Guardia






 Arcidiocesi di Genova
Solennità della Madonna della Guardia, 29.8.2019
Messa Pontificale del mattino
OMELIA
“E’ bene che tu ci sia!”
 
Cari Fratelli e Sorelle
Pace a voi nel Signore Risorto! Pace alle vostre famiglie, pace e sicurezza per il vostro lavoro, pace alla nostra amata Città. Saluto le Autorità civili e militari, le confraternite, le associazioni e i gruppi, saluto con affetto voi cari pellegrini che ogni anno venite ai piedi di Maria, Madre di Dio e nostra.
Prego tutti di salire spesso a questo luogo di grazia, di tenere viva la devozione alla Madonna, di insegnarla ai bambini. A qualunque età, abbiamo bisogno che qualcuno ci guardi con amore, e ci rigeneri nell’anima. Accanto a noi ci sono le nostre famiglie, le persone che ci vogliono bene: nessuno però può entrare nelle nostre profondità, neppure l’amore umano più sincero riesce a raggiungere questa intimità unica. Solo Dio conosce veramente il nostro cuore. Ricorrere alla Vergine Santa è essere compresi, è ritrovare la via del bene se l’abbiamo smarrita, è ricominciare con fiducia. Ella è lo spazio materno di Dio, la porta del cielo, l’alba di vita eterna. Sulle sue braccia porta il piccolo sole, Gesù, Luce dell’universo: e chi incontra Dio ritrova se stesso.
L’uomo moderno, quanto più domina il mondo, tanto più sembra perdere se stesso; inebriato dalle sue possibilità, appare sempre più debole ed esposto al potere di altri. Perdere se stesso, non riconoscersi, è il grande rischio dell’uomo d’oggi: chi sono io veramente? Il beato Card. Newman scriveva: “L’uomo dei nostri tempi quale consapevolezza conserva della propria identità? Non è forse tentato di volersi a immagine e somiglianza di tutti gli altri?”. Voler essere se stessi è giusto, ma non basta, potrebbe essere solo un infantile bastian contrario oppure un insopportabile narcisista; invece è necessario cogliere la verità del proprio essere persona prima che il proprio io.
Non è sufficiente avere un nome e degli affetti, prestigio e potere, lavoro e casa, per essere qualcuno: tutto ciò ha valore, ma è insufficiente per darci un volto. Esso è dato non da ciò che appare di noi, né dal consenso attorno a noi, ma da ciò che siamo dentro di noi. C’è un’identità di superficie, e c’è un’identità interiore che dipende da ciò che abita nella nostra anima. Lì dobbiamo trovare i lineamenti che disegnano il volto e non una maschera: ideali spirituali, valori morali, la capacità di amare senza pretese, il desiderio di verità anche quando si scontra con ciò che ci conviene. Il volto vero e bello appare quando abbiamo il desiderio non di essere importanti, ma di essere utili, non la smania del successo ma la coscienza di vivere con onestà e impegno.
Ma la nostra identità, il nostro volto hanno un’origine: un giorno, al principio di noi stessi è risuonata una voce: “E’ bene che tu ci sia!”. Ecco da dove ognuno proviene, da quale sguardo è guardato: “E’ bene che tu ci sia!” Veniamo al mondo come una benedizione:  possiamo diventare invisibili agli occhi del mondo, non importare a nessuno, rimanere ai bordi della vita, ma quella parola continuerà ad echeggiare per sempre. A partire da quella originaria dichiarazione ognuno deve costruire se stesso con fiducia: la sentenza è stata data, e nulla la cambierà poiché Dio è fedele.
Le parole con le quali il Signore ci ha creati, sono una dichiarazione d’amore. Ma di quale amore si tratta? Possiamo farci aiutare dall’amore dei genitori per i figli. C’è un aspetto che di solito viene chiamato amore materno: esso tende più ad amare che ad essere amato, ama incondizionatamente. Non c’è nulla che possa meritare l’amore di una madre, e nulla che lo possa far perdere. L’amore paterno, invece, spesso desidera che il figlio non solo si senta bene, ma che sia buono: e qui è presente un’attesa, una chiamata alla responsabilità di chi è amato. Dio ama in modo materno e in modo paterno, cioè il suo amore è incondizionato ed esigente insieme. Da questa completezza d’amore nasce la parola originaria su ogni uomo: “E’ meraviglioso che tu esista”. A volte fatichiamo ad applicare queste parole a certe persone. Solo Dio conosce il cuore, ma è certo che a quella benedizione creatrice ognuno deve rispondere con la propria vita.
Cari amici, dimenticare questo è morire: nessuna persona al mondo può eguagliare la parola divina che ci ha creati e redenti, che ci accompagna e ci attende: la sua parola ci restituisce a noi stessi, alla nostra dignità, alla fiducia, alla speranza quando ci sentiamo persi, forse indegni, e l’ombra sinistra dello scoraggiamento ci insidia. Ogni parola umana ci fa bene e ci aiuta, ma quella di Dio è decisiva perché Lui solo ci conoscere.
A quella Presenza, però, dobbiamo andare spesso, anzi, a quella Presenza dobbiamo vivere affinché ogni giorno, insieme alla prima luce, risuoni la parola che ci conferma nell’esistenza, ci dà coraggio e pazienza per portare le croci, decisione nel bene, voglia di servire e di amare Dio e il prossimo.
E la Madonna? La Grande Madre di Dio? Ella è qui nel suo santuario, e aspetta di vederci con frequenza così come nelle nostre chiese. Lei desidera rinnovare su di noi la benedizione antica: le parole sono di Dio, l’accento è quello della Madre di Dio. Dico a te che mi ascolti, e che forse ti senti in un angolo della vita: la Madonna ti ripete: “Coraggio, è meraviglioso che tu esista!”.
Mi piace pensare che La Vergine Santa, guardando da questo monte verso la Città, ripeta anche a lei questa benedizione: “Genova, è bello che tu ci sia”. Tocca a noi esserne degni!
 
                                                                                                  Angelo Card. Bagnasco
                                                                                       Arcivescovo Metropolita di Genova