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"Dall'Eucaristia il dono della comunione per la missione"   versione testuale
Omelia pronunciata domenica 23 giugno 2019 in Cattedrale nella S. Messa per il Corpus Domini






Arcidiocesi di Genova
Solennità del Corpus Domini, 23.6.2019
OMELIA
“Dall’Eucaristia il dono della comunione per la missione”
 
 
Cari Fratelli e Sorelle
 
La solennità del Corpus Domini ci raccoglie attorno all’altare per incontrare il Signore Risorto: incontrarLo significa ascoltarLo nella Parola, riceverLo nel Pane di vita eterna; significa rigenerare la comunione con Dio, ravvivare la comunità ecclesiale, rafforzare lo slancio missionario. In una parola, il Mistero Eucaristico – al quale ci introduce il battesimo - è la scala che ci porta al cielo: questa scala è Gesù, che sulla croce ha spalancato la porta che noi non potevamo aprire, e ci ha fatto il dono del Spirito, per il quale l’uomo non è più solo né lontano da Dio, ma è chiamato ad aver parte alla vita della Trinità, entrando così in comunione con i fratelli che condividono lo stesso legame di grazia. I cristiani non si mettono insieme per sentirsi più forti, ma per condividere la gioia della comunione con Dio: “Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi una cosa sola perché il mondo creda” (Gv 17,21).
 
Il legame con Dio non è sforzo dell’uomo, ma dono di Dio: dobbiamo desiderare questo dono, invocarlo, e accoglierlo dalle mani invisibili dello Spirito. Questo dono si inscrive nel bisogno profondo di ogni persona, come a dire che nessuno può vivere isolato dagli altri, ma – nella sua insostituibile individualità – si realizza solo con gli altri e per gli altri. L’assenza di rapporti veri fa male al cuore e alla lunga uccide l’anima: Quando l’uomo si chiude in se stesso, o gli altri lo confinano, il mondo diventa ostile e tutto appare estraneo.
“Non è bene che l’uomo sia solo” (Gen 1,26). L’affermazione della Genesi riguarda in primo luogo la coppia uomo- donna, ma più ampiamente tocca l’essere umano che è fatto per vivere in relazione: non è un imperativo morale – quello di vivere insieme – bensì l’impronta divina che segna i dinamismi profondi del nostro essere. Tra le molteplici relazioni, la comunione con Dio è originaria: fonda, guida e purifica ogni relazione umana.
 
“Come tu, Padre, sei in me e io in te…” E’ questa la realtà intima di Dio, la sua identità profonda e misteriosa: egli è comunione d’amore. E’ questa la primissima luce che splende nelle tenebre della creazione del primo giorno: “Sia la luce” (Gen 1,3). Non è la luce del sole o degli astri, ma la luce eterna del Dio-Comunione. E’ questa la Luce infinita che rende possibile ogni altra luce: grazie a lei le cose prendono il loro volto e sono buone: ogni essere è buono, perché è accarezzato dal Tu di Dio, dall’amore del Creatore, dalla luce del Verbo eterno. L’amore di per sé genera e crea, illumina, rende bello e buono ciò che tocca. Il Padre e il Figlio sono abbracciati nell’eterno amplesso dello Spirito e fra loro tutto è ascolto, accoglienza, dono: da questa totale dipendenza nasce la suprema libertà, la perfetta comunione. Da questa Luce trinitaria, l’uomo viene pensato e modellato.
 
Nella celebrazione eucaristica, dopo che è stato invocato lo Spirito perché operi la trasformazione eucaristica, viene nuovamente invocato perché trasformi noi in “un cuor solo e un’anima sola”, perché renda anche noi “corpo del Signore”, “Corpo mistico di Cristo”, Chiesa. I Padri, con forza suggestiva, affermano che mangiando l’Eucaristia “ si beve il fuoco dello Spirito” (Sant’Efrem, Opera, IV, 173). La comunione con Cristo-Eucaristico è sorgente della vita fraterna e condizione per portare i frutti che Dio attende dalla sua Chiesa evangelizzatrice. Ma, se ci pensiamo, non è solo condizione, è anche il frutto più importante: “la comunione è per la missione – scriveva San Giovanni Paolo II – e la missione è per la comunione” (Christifideles laici, 32).
 
Il mondo moderno attende di vedere che esistono rapporti di gratuità; ha bisogno di essere incoraggiato nella fiducia, di rinascere alla speranza. Quando all’orizzonte appare la testimonianza di una vita fraterna, lo stupore si ridesta, lo sguardo si fa attento, la domanda si esplicita: “Perché? Come è possibile?” Sembra che appaia un mondo nuovo, e in effetti si tratta della novità di Gesù che rivela il volto del Dio-Comunione, che viene a cercare le sue creature e le invita ad entrare nella sala del convito. Non attende forse questo l’uomo di oggi e di sempre? Com’è vero quanto diceva Sant’Angela da Foligno: “Chi nasce dalla verità, ama nel fuoco”! Il fuoco è l’amore per Dio che ci spinge ad amare i fratelli con il suo cuore, e il primo atto di amore è l’annuncio della verità che è Gesù.
 
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova