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"Fidarci gli uni degli altri è possibile"   versione testuale
Omelia pronunciata al termine della Processione di San Giovanni Battista, Patrono Principale dell'Arcidiocesi e della Città






 Arcidiocesi di Genova
Natività di San Giovanni Battista, Patrono Principale dell’Arcidiocesi e della Città di Genova
Lunedì 24/06/2019
“Fidarci gli uni degli altri”
 
 
Cari Confratelli nell’Episcopato, nel Sacerdozio e nel Diaconato
Autorità
Cari Fratelli e Sorelle nel Signore
 
Genova conserva da secoli le ceneri del suo Patrono San Giovanni Battista: è una grazia e un onore. Nessun onore, però, può essere esibito senza la responsabilità che ne consegue. Che cosa significa per noi Genovesi, città e Chiesa?
 
1.      Giovanni è colui del quale il divino Maestro ha detto: “Non c’è uomo più grande sulla terra”. Ma qual è la sua grandezza? Egli non era la luce del mondo, ma la lucerna, non era la Parola di Verità, ma era la voce: Giovanni è stato un uomo umile e affidabile. Ha pagato con la vita ma è stata punto di riferimento decisivo nella storia dell’antico Israele, e – di riflesso- dell’umanità. A questo punto potremmo cominciare il lamento sulla diffusa inaffidabilità in cui viviamo, dolerci di molti mali, di carenze anche gravi, di abusi di potere, di dissidi e chiusure al dialogo e alla collaborazione; potremmo inveire su interessi individuali che bloccano o rallentano lo sviluppo per il bene delle persone, delle famiglie, dei giovani… potremmo lasciarci andare ad un pessimismo universale un po' sospetto perché le visioni o i sentimenti totali, spesso nascondono mentalità totalitaristiche.
Ma oggi – davanti alle ceneri del nostro patrono – non voogliamo questo: vogliamo guardare le cose più in profondità e dare testimonianza alla luce e alla verità che spesso resta nascosta: la verità e la luce del bene diffuso. A questa realtà umana, personale e sociale, vogliamo dare onore sull’esempio di Giovanni che ha indicato in Gesù: “Ecco l’Agnello di Dio”, ecco la bontà e l’amore, ecco l’uomo-Dio. Vogliamo oggi dare voce alle molte voci della Parola, vogliamo essere lucerna delle molte lucerne della Luce: Parola di Luce che è Gesù.
 
2.      Spesso la schiuma porta a galla il peggio, ma sotto la superficie la vita brulica. La cronaca ci abitua ad una rappresentazione triste e preoccupante della realtà, induce ad una percezione negativa che sembra investire e sporcare tutto e tutti; alimenta sospetti e sfiducia generalizzati, verso gli altri e in particolare verso chiunque abbia responsabilità nel lavoro, nelle amministrazioni, nelle istituzioni, fino a guardarsi anche dai vicini. Si tende a colpire con l’arma dell’insinuazione, sapendo che basta questa per seminare il dubbio e delegittimare tutto e chiunque.
Perché questo malcostume? Per creare un clima avvelenato, per isolare gli uni dagli altri, per paralizzare ogni progettualità, per raggiungere interessi meschini che nulla hanno a che fare con il bene comune sia spirituale che materiale. Pur tuttavia, sotto la schiuma la vita è viva, sana, feconda. Se non ci lasciamo trascinare dalla schiuma – che se vera ha una sua consistenza – allora scopriamo ovunque una corrente ampia come un fiume fatto di popolo semplice e onesto, che lavora con dignità per sé e le proprie famiglie, che si cura dei figli, che custodisce l’amore, che si prende cura dei propri malati e magari di quelli che non hanno nessuno, che si spende per chi ha bisogno, riconoscendo in ciascuno il volto di Gesù; un popolo che ha radicato senso del dovere, che ha l’orgoglio di andare a testa alta non per presunzione ma perché sa di guadagnarsi il pane onestamente, che porta la vita e lotta con eroismo quotidiano senza diventare un lamento e senza arrendersi alle inevitabili difficoltà.
3.      Sotto la schiuma, troviamo che il mondo non è marcito, che la fedeltà esiste, che è ancora possibile fidarci, contare e poter contare gli uni sugli altri; che la voglia di costruire insieme la vita della nostra Chiesa e della nostra città è diffusa. Non dobbiamo cedere alla corrosione inevitabile del tempo, ma spesso alimentata da chi vuole seminare confusione e smarrimento, chiusure e pregiudizio.
Il male c’è e nessuno lo nega, ma anche il bene esiste: è spesso meno visibile e più silenzioso, ma è più grande e alla fine vince. Sì, esso vince non solo alla fine del mondo quando Cristo ritornerà glorioso, ma già ora nel tempo, perché Gesù è l’Agnello di Dio che porta i peccati del mondo, li scioglie con il fuoco dell’amore, ed è sorgente di vita nuova per coloro che a Lui guardano con umiltà. Egli non ha cancellato le ombre della storia terrena, ma le vinte: tocca a noi, uomini liberi, lottare con Lui perché la luce avanzi nelle coscienze, nei rapporti, nel lavorare insieme per scopi alti e comuni. Nessuno si tiri indietro e si metta alla finestra, tutti dobbiamo scendere sulla strada e camminare insieme. La luce e le ombre sono mescolate, tocca a tutti noi, facendo con fiducia il nostro dovere e con la grazia della preghiera, far arretrare le ombre facendo avanzare la luce per il bene di tutti.
 
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova