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"Diventare benedizione"   versione testuale
Omelia pronunciata sabato 22 giugno 2019 in Cattedrale nella preghiera dei Vespri per la solennità del Corpus Domini






Arcidiocesi di Genova
Sabato 22.06.2019
Vespri Solennità del Corpus Domini
OMELIA
“Diventare benedizione”
 
 
Cari Fratelli e Sorelle
Siamo davanti all’Eucaristia, sacramento della reale presenza di Gesù in corpo, anima e divinità.
Per l’immediata vicinanza della processione di San Giovanni Battista, con la benedizione del mare e della Città, quest’anno, al posto della tradizionale e cara processione con il Santissimo Sacramento, in tutte le chiese dell’Arcidiocesi, si tiene l’Adorazione Eucaristica. In quest’ora, una grande preghiera si eleva verso Cristo-Eucaristia, dando anima alla città con l’acqua viva della preghiera.
 
L’uomo moderno, quanto più corre nella via del progresso, quanto più acquista potere sulle cose e su se stesso, si crede protagonista indiscusso di sé, padrone assoluto della propria esistenza; quanto più si erge sfidante davanti a Dio, tanto più la sua coscienza si risveglia, e avverte la presunzione di tanta pretesa, sente il bisogno di inginocchiarsi davanti ad una Presenza che lo trascende. Anche l’uomo moderno intuisce che questa Presenza ineffabile è più reale di ciò che vede e su cui ha potere; intuisce che la sua pochezza lo rimanda ad un Mistero che lo supera, che non lo umilia ma che lo fonda ed esalta. Per questo abbiamo bisogno dell’adorazione, per questo qualcuno – nei campi di concentramento - è giunto a dire che il mondo ha bisogno di pane, ma ancor di più dell’adorazione: senza il pane deperiamo, ma senza l’adorazione non sappiamo chi siamo.
 
Siamo qui davanti a Lui, sotto l’umile velo dell’ostia santa: è una veste tragica come il Calvario e domestica come Nazareth. Verso quel trono di luce che è l’ostensorio leviamo lo sguardo, e vediamo che Dio dice bene di noi. Quanto abbiamo bisogno che qualcuno dica bene di noi! Quanto ci conforta una parola di stima, di fiducia, che riconosca che non siamo insignificanti, inutili, ma che siamo un bene! Questo ci aiuta a guardare noi non come un peso da odiare, ma un bene da amare, un bene per noi e per gli altri, ma innanzitutto un dono per Dio; sì, ogni uomo è un dono per Dio, perché Dio ci ha voluti così, e nella Presenza Eucaristica dice che l’uomo è il suo bene, la gioia del suo cuore, dice che non può rassegnarsi a perderlo. In Gesù dice bene dell’umanità, la benedice: “La tua gloria, o Cristo, è l’uomo che tu hai posto come cantore del tuo splendore” (San Gregorio Nazianzeno).
 
Cari Amici, l’adorazione è metterci in ascolto di questa benedizione, è lasciarci avvolgere da questo canto di benedizione, è lasciarci sempre di nuovo raccontare quanto ogni uomo è caro a Dio. Per questo la nostra vita dev’essere un canto di benedizione e di lode: se Dio mi benedice, io non posso odiarmi, se Lui ha fiducia, io non posso sfiduciare me stesso; se Lui gioisce per me, io non posso vivere in perenne e cosmico lamento, non posso abituarmi ai doni di Dio, soprattutto al dono dei doni che è Cristo. Sì, nell’Eucaristia Gesù dice bene di me, e questo mi cambia la vita.
 
Se Gesù è la mia benedizione, io devo essere benedizione di Dio, e questo significa anche essere annunciatori di Dio nel mondo; ma significa anche essere benedizione per il mondo, per i fratelli: essere cioè una presenza che sa cogliere il bene in ognuno, soprattutto quando è più difficile vederlo. Dio non fa così con noi? In certi momenti ci chiediamo come sia possibile che Dio ci benedica quando sentiamo più pesanti le nostre miserie: eppure Lui è fedele, non ci lascia, non si rassegna, continua a dirci che siamo la sua gioia, sapendo che questa sua volontà ostinata è la parola più efficace per la nostra conversione, per il nostro ritorno a casa.
 
Cari Fratelli e Sorelle, anche la Santa Vergine, dopo l’ascensione di Gesù al cielo, si è accostata molte volte alla mensa eucaristica, accogliendo nel suo cuore Colui che ha accolto nel suo grembo verginale. Anche Lei, come ognuno che fa la Santa Comunione, ospita Dio ed è ospitato da Dio. Ci aiuti a vivere del Santo Mistero, a fare della nostra vita terrena un cantico di lode, una testimonianza umile e convinta, un atto di adorazione: ci aiuti ad accogliere la benedizione di Dio per diventare benedizione là dove viviamo. Amen.
Card. Angelo Bagnasco
Arcivescovo Metropolita