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"Lavò i piedi ai discepoli"   versione testuale
Omelia pronunciata in Cattedrale giovedì 18 aprile 2019 nella S.Messa in Coena Domini






Arcidiocesi di Genova
Giovedì Santo, 18.4.2019
Santa Messa in Coena Domini
 
“Lavò i piedi ai discepoli”
 
Cari fratelli e Sorelle nel Signore
 
Nel Giovedì Santo ogni chiesa rispecchia in modo particolare il cenacolo di Gerusalemme. Il rito della lavanda dei piedi evoca quel momento intimo di Gesù con gli Apostoli, prima di istituire i sacramenti dell’Eucaristia e del Sacerdozio. Le cose sono strette tra loro e si illuminano a vicenda.
 
Gesù che lava i piedi, infatti, è come la chiave di lettura per comprendere la totalità di Cristo, la sua Parola, la sua vita, la sua Pasqua. Tutta la sua esistenza, infatti, è un continuo lavare i piedi dell’umanità. Non c’è gesto o parola che non esprimano umiltà e amore: Lui, il Signore, si abbassa, depone gli abiti della gloria, e si fa schiavo. E’ questo il senso del suo vivere e morire. Egli si piega sulla sporcizia dell’ umanità, la riscatta, spiega in anticipo il significato di ciò che accadrà sul Calvario: fatto uno con il legno della croce, Cristo laverà i piedi del mondo, il suo sangue scenderà dal patibolo e inonderà la terra fino alla fine dei tempi. Quel sangue di vita è qui, bagna i nostri piedi e raggiunge le nostre anime se noi glielo permettiamo.
 
Il gesto servile del lavare i piedi, per gli ebrei significava rendere gli uomini atti al convito, atti alla comunione, così che potessero sedersi gli uni con gli altri alla stessa tavola.
L’Eucaristia, anticipo sacramentale della croce, è il continuo lavacro della sua presenza che ci purifica dal peccato, che ci rende atti a stare al banchetto con i fratelli: ecco la Chiesa. L’Eucaristia è il pane di vita eterna, è il farmaco di immortalità, è l’olio per le nostre ferite, è il vino della speranza e della gioia. Essa spalanca la porta che noi non potevamo aprire, dà inizio alla nuova Alleanza, genera la Chiesa: “Voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”. Egli ci innalza fino al Padre e ci fa suoi: non siamo una proprietà di dominio, ma d’amore.
 
Il giorno dopo, sul Calvario avverrà la grande ingiustizia: l’agnello innocente sarà immolato, e gli Apostoli non ne comprenderanno il senso. Il gesto del cenacolo non è stato capito, lo capiranno solo dopo la risurrezione. Solo allora Gesù verrà riletto alla luce di quello scandaloso lavare i piedi dei discepoli. Senza quel gesto, forse anche la risurrezione non avrebbe permesso di comprendere il Maestro, la sua vita, la sua tragica conclusione. Tutto sarebbe stato visto come qualcosa di grandioso e di straordinario, ma forse sarebbe rimasto oscuro nel suo segreto. Così però non è stato!
 
Cari Amici, mentre ripeteremo con religioso silenzio il gesto del Signore, ricordiamo che l’Eucaristia, anticipo del Calvario, è Gesù che continua a donarsi al mondo: Egli offre la sua vita mortale per darci la vita immortale. La lavanda dei piedi, come il Sacramento Eucaristico, è il sì di Gesù al Padre: tutto ha il sapore del dono. Lontano da questa realtà che palpita come il cuore di Cristo, chinato sui piedi degli uomini e che offre se stesso come nutrimento, la nostra vita si rattrappisce, cadiamo nell’ansia del nostro benessere immediato, angosciati dal tempo che passa inesorabile, dimentichi che la vita è bella non quando è riempita di cose o di successi, ma d’amore; non quando la tratteniamo gelosi e torvi, ma quando ci chiniamo sulle molte povertà e ci offriamo umilmente come pane, quando lasciamo, docili, che Dio si pieghi su di noi e ci abbracci con la dolce serietà del suo amore.
Card. Angelo Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova