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Il dono pasquale dell'alleluia   versione testuale
Omelia tenuta in Cattedrale domenica 16 aprile 2017 nella S. Messa di Pasqua






Arcidiocesi di Genova
Santa Pasqua, 16.4.2017
OMELIA
“Il dono pasquale dell’alleluia”
 
Cari Fratelli e Sorelle in Gesù Risorto
 
Ritorna l’alleluia pasquale: esso non è solo un canto di esultanza e di ringraziamento per il dono della redenzione, ma è anche un’intonazione della vita cristiana. L’augurio che ci scambiamo è questo: il Signore ci faccia il dono dell’alleluia. E’ facile cantare l’alleluia quando le cose vanno umanamente bene, più difficile quando siamo nella prova; ma il Signore ci può aiutare ad averlo nel cuore sempre. Ecco il regalo dell’alleluia.
 
1. I discepoli di Emmaus tornano a Gerusalemme di corsa e si dicono a vicenda: “Non ardeva forse il nostro cuore mentre egli conversava con noi?”. Mentre il misterioso compagno di viaggio parlava, essi sentivano come un calore che scioglieva la loro desolazione: sentivano – ancora inconsapevoli – il gorgoglio dell’alleluia che saliva come un rivolo d’acqua che sale allegra dalla sorgente.
Possiamo dire che la loro vicenda è la parabola della vita cristiana: un ‘alternarsi di speranza, incertezza, gioie e delusioni, luci e ombre, recriminazioni e fughe da ciò che ci addolora; presentimenti e scoperte che non siamo soli, anzi che non lo siamo mai stati, che Dio era sempre al nostro fianco e ci guardava con occhi d’amore. Voleva solo vedere il nostro desiderio di Lui, la nostra invocazione, la ricerca e l’attesa. Voleva – come lo sposo nel Cantico dei Cantici – che la nostra anima cercasse la sua presenza in un gioco d’amore. Dopo tanta tristezza, per i due discepoli l’alleluia del ritrovamento sarà stata più grande e sconvolgente.
Cari Amici, quando non vediamo il Signore, quando non lo sentiamo vicino, ricordiamo Emmaus. Tutti siamo su quella via per ritrovarlo a fianco.
 
2. Ma che cosa è accaduto perché i due lo riconoscessero? Ha spezzato il pane – e questo era un gesto noto -, ma perché non l’hanno riconosciuto prima sulla via, mentre Egli parlava e loro avvertivano qualcosa di insolito? Perché il “riconoscere” della fede non è mai un fatto solo esterno, è necessario che si aggiunga qualcosa: essi lo riconoscono dal di dentro, non tanto grazie al suo aspetto o al loro sguardo attento, ma dal di dentro. Che cosa significa? Significa che se l’anima è in attesa di qualcosa, se è sveglia, se vive il desiderio della bellezza e del bene, desiderio che a volte assume il volto della delusione e del dolore, allora sa riconoscere da di dentro. Nel caso dei discepoli, nell’anima era rimasta la brace dell’amore, una brace tanto più bruciante in quanto delusa.
Ma c’è un altro elemento che permette di riconoscere il Signore: accettare che Gesù sia vero uomo e vero Dio, cioè vicino e lontano, identico a noi e altro da noi. Accettare di capire e di non comprenderlo, di averlo accanto e di non poterlo possedere. Accettare che l’unico modo di possederlo è quello di esserne posseduti. Accettare che la risurrezione è un evento dentro alla storia e che, tuttavia, infrange l’ambito della storia e va al di là di essa con un radicale salto di qualità.
 
3. Potremmo ancora chiederci, alla luce di Emmaus, perché il Risorto non si sia manifesta glorioso sia ai due sulla via, sia agli altri tutte le volte che è apparso. Non sarebbe stato tutto più semplice, diretto, facile per loro e per noi? Perché è questo lo stile che Dio ha scelto: egli agisce in modo sommesso. Solo pian piano Egli costruisce nella grande storia dell’umanità, la sua storia. Diventa uomo ma in modo tale da essere ignorato dai contemporanei; patisce e muore e, come Risorto, vuole arrivare all’umanità soltanto attraverso la fede di coloro ai quali si manifesta, mettendo in atto un immenso circolo di fede e di fiducia in Dio che è Amore, e negli uomini suoi testimoni.
Di continuo Egli bussa alle porte dei nostri cuori e, se gli apriamo, lentamente ci rende capaci di vedere. E’ questo lo stile che il Signore ha scelto: non sopraffare con la potenza esteriore, ma dare libertà, donare e suscitare fiducia e amore. Viene a dirci così che ciò che è piccolo è veramente grande. Da Gesù emana un raggio di luce che cresce lungo i secoli, un raggio che non poteva provenire da nessun essere umano, un raggio attraverso il quale entra nel mondo lo splendore di Dio. Senza questo piccolo, misterioso, raggio di luce, l’annuncio degli Apostoli non sarebbe penetrato nel mondo dell’impero romano, né avrebbe potuto edificare la comunità universale su tutta la terra. Quel raggio di verità divina, che ha preso umile carne in Gesù e ha attraversato la sua storia, rende possibile la vita della Chiesa. Nient’altro!
 
Cari Amici, questa è la fede, questa è la Chiesa. Il Risorto è sempre con noi: ci doni gli occhi per riconoscerlo, ci doni la voce per cantare con Lui l’alleluia.
 Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo Metropolita di Genova