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Santo Natale 2016: omelia della notte   versione testuale






 Arcidiocesi di Genova
Santo Natale, 25.12.2016
OMELIA della NOTTE
“CustodirLo per esserne custoditi”
 
Cari Fratelli e sorelle nel Signore
 
Notte di grazia, notte di luce! Risuona una notizia mai sentita, un messaggio che non ha eguali: Dio ha attraversato i cieli, ha camminato per strade infinite, si è rivestito della nostra umanità, si è fatto pellegrino del tempo! E’ mai possibile? Questo mistero risuona in questa dolcissima notte, dove i ricordi si affacciano, le nostalgie affiorano, i visi più cari appaiono con singolare vivezza. In questa notte dove tutto sembra parlarci di un altro modo di vivere, di un altro mondo dove la bontà è il cuore pulsante, la bellezza è diffusa, la giustizia e la pace sono di casa, la benevolenza regna.
 
Si tratta solo rivivere un sogno dell’infanzia, un tempo andato, una fiaba struggente ma che è contraddetta dalla dura realtà, dove il più forte ha la meglio, la furbizia vince, l’interesse guida sentimenti, pensieri, azioni? Nessuno può negare la realtà opaca delle cose, la vediamo inesorabile vicino a noi con il suo bagaglio di violenza, di falsità e di morte. La vediamo nelle preoccupazioni quotidiane, nella mancanza di lavoro, di stato sociale, di prospettive per i giovani, di dolorosa umiliazione per chi è avanti negli anni e non ha più certezze; la vediamo nella disperazione di tanti che fuggono dalle loro terre in cerca di libertà, di un futuro di serenità e di pace.
 
Una domanda circola nel cuore della gente, una domanda che inquieta: dove sta andando il mondo? Dove stiamo andando? E’ una domanda semplice e immediata, ma esprime un disagio che tocca il fondo dell’ umano, la basi stesse del nostro vivere e lottare. Dove andiamo a finire? E’ ancora possibile vivere insieme? La cultura individualista e libertaria, per cui ognuno è norma a se stesso, conduce ad una felicità maggiore, ad una società più solidale e vivibile? Gli uomini sono oggi più felici? Oppure stiamo diventando più smarriti e più soli? barricati nel nostro piccolo mondo di affetti, di sicurezze acquisite, di rapporti certi? Trincerati rispetto al mondo esterno che sembra sempre più aggressivo e impietoso? Tutto ci spinge a rinchiuderci in noi stessi, a difenderci dagli altri visti come concorrenti e nemici. Eppure, cari Amici, noi intuiamo che non siamo fatti per vivere così, soli, separati dagli altri, rintanati nelle nostre caverne. Abbiamo bisogno di vivere insieme, perché solo insieme ognuno può essere se stesso.
 
Il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio getta una luce sul dramma della storia, e ci dice: non sei solo, nessuno è orfano nel mondo, in ogni vicolo cieco vi è sempre un’uscita verso il sole. Quel piccolo Bambino ci viene a redimere dalle ombre del peccato, dai nostri smarrimenti, ci salva dalle nostre inquietudini, scioglie le nostre paure: ce la farò? ce la faremo? Esiste ancora un futuro di dignità e di bellezza? Se ci fermiamo davanti al presepe, nel silenzio e nella calma di questi giorni, sentiremo che la debolezza di quel misterioso Bambino è la nostra forza; che la notte dell’antica Betlemme illumina i nostri passi; che la semplicità obbediente dei pastori, in cammino verso il Mistero, sana le nostre presunzioni e pigrizie; che la povertà di quella grotta è l’unica vera ricchezza; che i vagiti di un Dio venuto alla luce consolano le nostre ansie; che quel Bimbo fragile, bisognoso di tutto, ci chiede di soccorrerlo con l’attenzione operosa del cuore, perché solo così Egli potrà soccorrerci. Sentiremo che, accogliendo Lui, siamo noi ad essere accolti, custoditi e accompagnati da Lui, che è il Signore dell’universo: e sarà Natale.
 
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo di Genova