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Santo Natale 2016: Omelia dei Vespri   versione testuale






 Arcidiocesi di Genova
Santo Natale, 25.12.2016
OMELIA DEI VESPRI
 
Cari Fratelli e Sorelle
 
L’ora del vespro conclude la giornata del Natale, ma dà seguito all’ottava liturgica perché la gioia dell’Incarnazione del Figlio di Dio si possa prolungare nella lode, nel raccoglimento, nella contemplazione del mistero impossibile che si è fatto realtà.
 
Nelle omelie della notte santa e di questa mattina, ho sottolineato alcuni spunti:la tendenziale distrazione dalla quale siamo tentati, che ci rende difficile pensare in grande, di alzare lo sguardo oltre la contingenza. Lo spirito del mondo non vuole che l’uomo rientri in se stesso e pensi ascoltando le domande profonde, quelle domande che si possono riassumere nella domanda del Creatore: “Adamo, dove sei?”, dove sono io nel cammino della mia vita. Dicevo che pensare fa paura a chi vuole dominare, poiché risveglia la coscienza, germoglia la verità e quindi la libertà. Meglio che la massa non pensi, sia distratta e svagata, così qualcuno penserà per tutti!
Ma noi a che cosa dovremmo pensare? A ciò che siamo veramente, ai nascondigli che frequentiamo per sfuggire a noi stessi. E poi ho messo in rilievo il senso diffuso di incertezza, di spaesamento di fronte alle tragedie nel mondo: i fatti di Berlino, il terrorismo fanatico, i crudeli conflitti che non risparmiano nessuno, la persistente persecuzione contro i cristiani, l’impero arrogante e cinico della finanza e del profitto, le sciagure naturali del nostro centro Italia…tutto fa porre un’altra domanda: dove sta andando il mondo? L’uomo di oggi – che respira una cultura individualista e liberista – è veramente più felice, e la società è più vivibile e solidale? A questi interrogati esortavo a rispondere sostando davanti al presepe. Lì è apparsa la luce che illumina ogni cosa.
 
Ma questa sera vorrei fare un passo oltre: insieme ascoltare la voce del divino Bambino, la voce del mistero di Betlemme: è una voce sottile ma chiara. Chiede solo di essere presa sul serio, di essere ascoltata con il cuore. Ci aiutano i grandi Padri della Chiesa, i grandi scrittori di Cristo: “Dio si è fatto uomo – scrive Sant’Atanasio – affinché l’uomo potesse diventare dio secondo la grazia”! Con ragione San Basilio dice che dal momento dell’incarnazione “l’uomo ha ricevuto l’ordine di diventare dio”. Ciò che era impossibile, è con Gesù diventato possibile, tanto che San Giovanni Climaco scrive: “Il ricordo di Cristo aderisca al vostro respiro” e aggiunge : “Il tuo amore mi ha ferito, io cammino cantando te”. Dobbiamo ricordare che, nell’acqua battesimale, il credente diventa immagine di Cristo, riceve la sua bellezza. Ma, a sua volta, ognuno deve custodire questa bellezza e farla affiorare sempre più conforme al supremo Modello, tanto che San Gregorio Palamas afferma: “La creazione dell’uomo è fatta per Lui (Cristo), affinché l’uomo non potesse essere separato dal suo modello”. Essere un piccolo riflesso della bellezza di Dio nel mondo! La sua bellezza si chiama Gesù.
 
Se continuiamo a contemplare il Bambino nel presepe, scopriamo anche un’altra verità: Dio dice-bene del mondo, opera delle sue mani. E questa benedizione – come la bellezza di Dio – ha il nome di Cristo. In Lui, infatti, il Padre dice bene dell’umanità; racconta l’altezza e la profondità del suo amore. Nel Bambino Gesù risuona questa benedizione sul mondo. Allora, adorare l’Eucaristia – sacramento della reale Presenza - è mettersi in ascolto di questa benedizione, è lasciarsi avvolgere da questo canto di benedizione che sempre di nuovo racconta quanto l’uomo sia prezioso e caro. Ma se siamo benedizione per Dio, dobbiamo diventarlo per i fratelli, così come scrive San Serafino di Sarov: “Un cero acceso, pur bruciando di un fuoco terrestre, accende senza perdere il suo chiarore altri ceri che illumineranno altri luoghi”.
Cari Amici, il presepe, nella sua dolce evocazione, ci dice cose grandiose; ci parla della nostra bellezza e della nostra gloria. Oh, potessimo guardare noi stessi e gli altri con gli occhi di Dio: in ogni anima Egli vede la bellezza di Gesù, anche quando questa bellezza è sciupata. Vedere in ognuno la sua bellezza e la sua gloria, quella di essere guadagnato a caro prezzo, il prezzo del Calvario sì, ma anche quello di Betlemme!
 
 
Angelo Card. Bagnasco
Arcivescovo di Genova